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SETTIMO. “ZooSchool”, quando l’horror viene immaginato tra i banchi

SETTIMO. “ZooSchool”, quando l’horror  viene immaginato tra i banchi

Un giorno di ordinaria follia all’Istituto Professionale J. Dewey, alias il Galileo Ferraris. Sembra essere questo il leitmotiv del lungometraggio “Zooschool” del 2014 di Andrea Tomaselli, professore di italiano e storia all’IIS Galileo Ferraris di Settimo.

“Zooschool” è forse il primo film social horror in Italia e racconta la scuola con le sue contraddizioni, le sue gabbie educative e il suo sistema a volte incomprensibile utilizzando i codici del film horror per far sì che lo spettatore non possa fare altro che ritrovarsi all’interno di uno zoo in cui le gabbie degli animali, professori e alunni, sono aperte e tutto diviene possibile. L’orrore e la follia diventano reali in cui nessuno riesce a salvarsi.

La trama, come nei migliori film horror, è semplice quanto verosimile: un docente di sostegno in preda ad un raptus, per il licenziamento subito ingiustamente, entra a scuola e tenta di dare fuoco a dei documenti, ma qualcosa va storto e la rabbia prende il sopravvento. Il film, girato interamente all’IIS Galileo Ferraris di Settimo, è disponibile su Amazon Prime Video, distribuito da Direct to Digital.

Quello su cui “Zooschool” fa riflettere, però, sono i personaggi che girano attorno alla coppia insegnante di sostegno e ragazzo assistito. Personaggi che hanno perso il loro lato umano, che vedono l’altro solo in base ai propri bisogni e necessità. Personaggi che assomigliano ad animali, appunto in uno zoo, che devono, per necessità e se vogliono sopravvivere, dare sfogo alle più profonde urgenze psicologiche e istintive. Personaggi che si muovono all’interno di una scuola che ha smarrito il senso più profondo di insegnare, se non Dante o Boccaccio, almeno a vivere e il rispetto verso l’altro. E allora ci immedesimiamo in una professoressa che paga, col proprio collasso mentale, le assurde condizioni di lavoro a cui deve sottostare. O in una dirigente scolastica che sacrifica ogni principio educativo e umano per gli interessi economici dell’istituto. O in una vicepreside che usa il potere per dare libertà ai propri istinti sadici. O in un professore di ginnastica che si avvicina a un alunno per ottenere favori sessuali. O, solo per citarne ancora uno, ci immedesimiamo nella giovane psicologa che crede nel proprio lavoro, ma che non riesce a svolgere come vorrebbe.

“Mi piace contaminare i generi e sperimentare - ha detto Andrea Tomaselli - e la scuola a volte, ed è proprio per questo che ho ambientato il film in un istituto scolastico, sembra essere un luogo in cui si respirano emozioni contrastanti, dalla rabbia repressa alla contentezza. Emozioni che esigono un loro spazio. Ed è giusto che sia così. La scuola deve ritornare ad essere il luogo per eccellenza in cui i sentimenti e le emozioni possano essere vissuti nella loro interezza”.

E in Zooschool c’è proprio tutto questo, anche se è presente ciò che nessuno di noi vorrebbe nella scuola del proprio figlio, ma che a volte capita di vedere.

“L’idea è nata dopo molti anni di insegnamento - ha continuato Andrea - e ho voluto dedicare il film a due personaggi che sono stati importanti nel mio percorso formativo: Danilo Dolci, sociologo e pedagogista, che ha sempre rifiutato di concepire solamente il ruolo della scuola come quello di trasmissione di nozioni da imparare e ripetere a memoria. Per lui l’importante era, non solo l’alunno, ma anche il docente con le sue capacità comunicative ed empatiche. E poi c’è John Dewey, a cui nel film dedico la scuola, che fu un influente pensatore sociale ed educativo per il concetto di pedagogia attiva nel processo collettivo di apprendimento”.

“Zooschool”, forse, ci fa riflettere come il ruolo del docente-educatore deve avere come fine l’apprendimento, ma solo come strumento per sviluppare il sentimento della socialità e dell’empatia.

. È un lavoro indipendente realizzato con poche risorse economiche, slegato da logiche di mercato, ed è un esempio di un modo alternativo di fare cinema. È stato finanziato da una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo e nasce da un progetto produttivo preciso, attraverso un sistema di co-producers. Il cast artistico e troupe tecnica, difatti, sono parte attiva nel film quantificando il loro lavoro in una quota percentuale di proprietà del film stesso e del conseguente utile.

Tra gli attori sono presenti Francesco d’Amore e Luciana Maniaci (del duo Maniaci D’amore), Natalino Balasso, Gabriele Ciavarra, Raffaella Gardon, Manuela Massarenti, e molti studenti del Ferraris di quegli anni che erano di Settimo. Inoltre, nel cast c’erano anche altre settimesi, come Eleonora Diana (scenografia), Giulietta Vacis (assistente alla regia) e Michele Fornasero, produttore.

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