Cerca

IVREA. Variante del Prgc: c’è chi si vuole rivolgere alla Sciarelli. Chi l'ha visto???

C’è chi di recente s’è pure lanciato in qualche battuta... “E se chiedessimo aiuto a Federica Sciarelli?”. S’intende la conduttrice del celebre programma di Raitre “Chi l’ha visto?”. Il dito è puntato sul prgc. Nonostante le rassicurazioni a più riprese palesate dall’assessore di Torino Michele Cafarelli, l’impressione è che si sia incastrato su sè stesso, fermo con le quattro frecce come la bici di Blumotti. Le colpe, stando ai tam tam, sarebbero tutte da imputare al blasonatissimo Studio Boeri. Quello dei giardini verticali e, più di recente, dei padiglioni con la “primula” per il vaccino anti-Covid “scopiazzata” da un lavoro degli studenti del Politecnico di Milano, presi è buttati nel cestino dal nuovo presidente del consiglio Mario Draghi. I dubbi che qualcosa non stia funzionando come dovrebbe, erano venuti anche al grillino Massimo Fresc mentre leggeva le 98 osservazioni alla proposta tecnica del progetto preliminare, rese pubbliche dopo il parere espresso dalla Conferenza di “copianificazione, di cui si è ampiamente parlato durante uno degli ultimi consigli comunale. “Alcune di quelle 98 osservazioni erano venute fuori già durante i primi incontri  – ci aveva detto Fresc – Non è stato recepito nulla. Non s’è mossa foglia da più di due anni.  Mi verrebbe da chiedere che genere di contratto lega i progettisti all’Amministrazione comunale e se si possa sciogliere. Così non credo si possa andare avanti…” Ma c’è di più e c’è che, tra le tante imprecisioni della “bozza di prgc” una fa accapponare la pelle. Le mappe attraverso cui è stato disegnato non erano quelle giuste. Diciamo che non erano tra le più aggiornate. Insomma il lavoro sarebbe, se non proprio tutto, quasi tutto da rifare. Tornando alle osservazioni, la domanda è: perché non si è ancora deciso con quali tempi e modalità saranno esaminate? In consiglio comunale l’assessore Michele Cafarelli  aveva spiegato che il processo d’esame sarebbe iniziato con una valutazione da parte dei progettisti, che a loro volta stavano aspettando il parere dalla Conferenza di Copianificazione conclusasi il 26 novembre 2020.  Bene! Da allora sono già bell’e passati quasi quattro mesi. Resta inteso che non saranno sottoposte a votazione da parte del Consiglio Comunale. Nella nuova formulazione della legge regionale, infatti, li Consiglio Comunale (vai a sapere in quale anno) sarà chiamato ad esprimersi solo in fase di adozione e di approvazione.  Inutile sottolineare che analizzarle fin da subito nell’ambito della commissione assetto e uso del territorio presieduta da Francesco Comotto, avrebbe potuto essere molto utile. Le premesse Un nuovo piano regolatore per la Ivrea del 2030. Se ne parlava da mesi anche nel dicembre del 2017. All’indice l’assegnazione dell’incarico per 100 mila euro ad un raggruppamento temporaneo che vedeva (e ancora vede) come capofila l’architetto Massimo Giuliani di Pavia e l’archistar Stefano Boeri. Secondo gli allora consiglieri comunali di opposizione Francesco Comotto e Alberto Tognoli, la progettualità si sarebbe prima o poi arenata causa l’assenza di una figura professionale in grado di occuparsi delle reti di urbanizzazione dei servizi pubblici (fognatura, acquedotto, reti di dati, ecc.), poco appariscenti ma determinanti nella qualità e vivibilità della Città. Nel team, oltre a  Stefano Boeri (coordinatore scientifico) e Massimo Giuliani anche Giovanni Sciuto, Lorenzo Giovenzana, Licia Morenghi, Marco Tosca, Aldo Besate, Cristiana Bernasconi, quindi il biologo Luca Bisogni,  il geologo Antonio Accotto, il sociologo Renato Cavalli e l’avvocato Giuseppe Ferrari. Tra le indicazioni della giunta guidata da Carlo Della Pepa la  “dimensione sostenibile e umanistica”. Che detta così poteva significare tutto, ma anche niente. Solo un assillo, quell’essere città che ha un po’ fatto – e ne ha preteso una legittimazione Unesco – la storia dell’architettura e dell’urbanistica della seconda metà del Novecento in Italia. Il pensiero stava sempre lì. Appiccicato al ricordo di Adriano Olivetti a cui si deve il primo trattato di urbanistica italiano, la “Città dell’Uomo”, pubblicato nel 1960. Quindi stop al consumo di suolo,  stop alle nuove urbanizzazioni, via ai recuperi e alla trasformazione di tutto il degrado che s’è accumulato. E poi ancora potenziamento dei servizi, nuova alleanza tra città e campagna, trasformazione di Ivrea in città,  un collegamento ferroviario decente e un luogo di sperimentazione dell’industria 4.O. Mica per niente si era scelto Boeri, professore ordinario di Progettazione Urbanistica presso il Politecnico di Milano. Il suo studio ha progettato cose mai viste prima e non in ultima il Bosco Verticale di Milano, la Villa Mediterrané di Marsiglia e il Centro Polivalente di Changchun in Cina). Le linee guide generali vennero presentate da Massimo Giuliani ai cittadini il 20 marzo del 2018. E si discusse dalle aree dismesse o sottoutilizzate (pari a 177 mila metri quadrati) ma si puntò il dito anche su quel milione di metri quadri di superficie destinata a cambiare uso di cui solo 377 mila (260 all’ex Montefibre) effettivamente utilizzati  per nuove edificazioni.  Da allora, cioè da quel  20 marzo del 2018, sono passati quasi tre anni ma quel che si ha in mano oggi resta una semplice “proposta tecnica del progetto preliminare”, approvata con i soli voti della maggioranza e, praticamente “bocciata” dalla Regione Piemonte. Il prossimo passaggio avrebbe dovuto essere l’adozione del “progetto preliminare” a cui sarebbe dovuta seguire la “proposta tecnica del progetto definitivo” e quindi il “progetto definitivo” vero e proprio, che l’assessore Cafarelli aveva più o meno previsto nel settembre del 2021. Oggi è chiaro che stava raccontando una barzelletta.  L’inchiesta giudiziaria Nel maggio del 2019 Massimo Giuliani, viene raggiunto da un avviso di garanzia nell’ambito della  maxi-inchiesta sulle presunte tangenti per appalti tra le province di Milano e Varese. Il suo nome nell’elenco di ben 43 misure di custodia cautelare. L’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, per alcuni dei soggetti arrestati, ipotizza legami con la ‘ndrangheta.  Nel sottolineare a caratteri cubitali che Giuliani con la criminalità organizzata non c’entra nulla, si deve però aggiungere che è accusato di abuso d’ufficio.  La posizione dell’architetto  va inquadrata nell’incarico di coordinatore del gruppo di professionisti incaricato, mediante gara pubblica, di redigere la nuova variante generale di Gallarate. I magistrati gli contestano di aver consentito all’assessore comunale all’urbanistica Alessandro Petrone di inserirsi sistematicamente nelle scelte di loro competenza. In particolare l’assessore avrebbe ottenuto, in violazione dei doveri d’ufficio, informazioni sullo stato di pratiche urbanistiche in corso e di inserirsi, in violazione al principio di separazione tra funzioni di indirizzo politico e di gestione amministrativa, nelle scelte di sua competenza …”. Nelle carte processuali, più specificamente, si parla dell’interessamento della politica per consentire l’insediamento di un supermercato di medie dimensioni. A Giuliani, come detto, viene contestato l’abuso d’ufficio anche se in più punti affiora la sua contrarietà al disegno criminoso. In un passaggio, ad esempio, si legge «Moriggi, nel prosieguo della conversazione, riferisce della difficoltà incontrata nella collaborazione con il Giuliani, e come, a più riprese, Giuliani abbia minacciato di dimettersi dall’incarico trascinando con se l’intero gruppo di progettazione in quanto, evidentemente, infastidito dalle ingerenze subite dalla componente politica ed in particolare dall’assessore Petrone». La tragedia Il 14 agosto del 2019, muore a  71 anni, stroncato da un attacco cardiaco, Aldo Besate, uno dei professionisti incaricato alla stesura del nuovo strumento urbanistico. Besate era l’unico piemontese  del team, l’unico, di fatto, a conoscere perfettamente la legislazione piemontese in materia. Il nuovo prgc Il 22 dicembre 2020 la giunta porta all’approvazione del consiglio comunale una sorta di prima bozza. S’intende – e si spera – nulla di definitivo considerando che il “malloppazzo” è pieno di refusi e di errori. Se lo si approva è solo per ottemperare alla richiesta dell’Unesco sulla salvaguardia delle aree divenute patrimonio dell’umanità, ma anche per adeguare lo strumento urbanistico al piano paesaggistico.  Il nuovo Prgc identifica 5 aree strategiche: Area ex Montefibre (o Polo della Mobilità), Area Edifici Pubblici (via Cardinal Fietta), Polo della Canoa (fra via Dora Baltea 1 e lo Stadio della Canoa), Lago di Città-Risalita al Centro storico e Polo Culturale e, infine il Polo Sportivo (area ex Varzi). Diversamente dalle “visioni” del 2O18, dal progetto è scomparsa l’idea di spostare il mercato nel centro urbano, ma si prevede di collegare quest’area con il centro storico attraverso l’installazione di ascensori o scale mobili.  Per l’area ex Montefibre si passa da una “visione residenziale” ad un Polo di Interscambio e di servizi, cioè ad una fotografia dell’esistente (Tribunale, Ambulatorio e Scuole). Nuova, invece, l’ipotesi di rendere gli edifici comunali di via Cardinal Fietta un Polo dell’Istruzione; idea già criticata in consiglio comunale non foss’altro che le scuole sono oggi dall’altra parte della Dora. Tra le altre cose la variante riporta in auge il traforo di Monte Navale; ipotizza di lasciar riemergere il Lago di Città; introduce la possibilità  di spostare da un punto all’altra della città le capacità edificatorie e  pure un sistema di “destinazioni d’uso” al negativo (cioè per ogni area l’elenco delle cose che non si possono fare, lasciando ai proprietari tutte le altre possibilità edificatorie e di utilizzo). Nessuna novità significativa, sulla zona Unesco. Si parla di fab-lab, start-up, recupero dell’eredità immateriale olivettiana. Si auspica di evitare l’eccessiva museificazione del sito, ma nulla di più.
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori