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Caritas di Ivrea: “Quei senzatetto noi li conosciamo e non vogliono aiuto”.

La pandemia, la crisi economica che imperversa, i soldi che non ci sono e, in fondo al tunnel, decine e decine di persone, povere e disadattate. Per fortuna ci sono solo loro, quelli della Caritas di Ivrea. E ci sono loro anche quando i servizi sociali non possono intervenire dato che si occupano solo dei residenti con esclusione dei “senza fissa dimora”. Ci sono loro anche quando la politica si gira dall’altra parte. Ci sono loro soprattutto per gli “invisbili” e, in questo momento, in giro per Ivrea ce ne sono almeno due.  Uno dorme sotto i portici di piazza Ottinetti e l’altro sotto quelli del Consorzio In.rete.  “Siamo entrati in contatto con entrambi - ci racconta Emiliano Ricci, 85 anni, che della Caritas è il responsabile - Ci hanno mandato via in malo modo. In questo mondo non è strano trovare chi rifiuta di essere aiutato. In alcuni casi sono persone che hanno vissuto esperienze di vita drammatiche e rifiutano il contatto con la gente. Noi di loro non conosciamo nulla, sappiamo solo che vogliono isolarsi. E’ vero: fanno pena. Scuotono le nostre coscienze ma, in questi casi, se non danno fastidio a chi sta loro intorno e fino a quando non sopraggiungono evidenti problemi psichiatrici, non si può fare nulla per aiutarli... neanche il Tso” Il Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) richiesto in alcuni casi dal sindaco  deve infatti essere autorizzato da un giudice tutelare. “Abbiamo  il caso di una ex tossica - continua Ricci -  L’avevamo invitata a farsi una doccia da noi, ma non ha voluto. C’era un ragazzo che faceva l’elemosina in via Palestro. Gli ho indicato la mensa ma mi ha detto che preferiva mangiarsi un panino.  Alla fine gli ho dato qualche euro. Insomma non è così facile....”.  In ogni caso, la Caritas continua la sua grande opera caritatevole e in questo momento tutti i servizi sono operativi, con qualche assestamento per fronteggiare i problemi della pandemia. Per esempio lo “Sportello di ascolto non è svolto in presenza ma al telefono e lo “Sportello salute” sta trattando solo le emergenze. A pieno ritmo la raccolta di generi alimentari e indumenti, quindi la loro distribuzione. Nessun disservizio anche per la  mensa, che continua ad essere aperta tutti i giorni tranne la domenica. “Distribuiamo con l’asporto non più di 20/25 pasti al giorno. Con le scuole e le aziende chiuse, disponiamo solo del cibo non consumato dagli operatori sanitari nell’ospedale ... - sintetizza Ricci -   Non c’è una domanda superiore, quindi va bene così...” I problemi veri sono legati all’ospitalità. E si comincia dal dormitorio ormai chiuso da più di un anno e oggi in fase di ristrutturazione. “Dopo 12 anni andava risistemato - conferma Ricci - Purtroppo non lo possiamo aprire. Non ce lo consentono le regole della pandemia. Manca una camera isolata, un bagno e una cucina. Per fortuna in questo momento non c’è una vera e propria richiesta e a chi ci chiede consigliamo di recarsi a Torino.”. L’emergenza irrisolvibile fa invece riferimento all’ospitalità abitativa temporanea. La pandemia ha infatti stravolto tutti i progetti in corso. “Siamo pieni - ci racconta Ricci - Abbiamo sei famiglie, più due donne e quattro uomini. Riceviamo richieste tutti i giorni ma non abbiamo alloggi disponibili.  Siamo piuttosto amareggiati perchè è chiaro che si tratta di uno scandalo. In città e fuori città ci sono sicuramente alloggi inoccupati ma si preferisce a tenerli sfitti o in decadenza. E’ una mancanza di sensibilità ...”. Ecco la domanda è questa.  Come si fa ad affrontare il disagio, in alcuni casi repentino, di alcune famiglie nel tempo della pandemia? “Insieme agli assistenti sociali abbiamo sempre lavorato per  aiutarle a uscire fuori da una situazione di indigenza, renderle autonome -  conclude Ricci - Per esempio cercando loro un lavoro. Oggi non ci riusciamo più. Non riusciamo ad investire su di loro e se le cose stanno così, per forza di cose, dovranno essere assistite vita natural durante. In questi mesi avremmo dovuto attivare cinque tirocini, riusciremo a farne partire appena due ...”. La distribuzione alimentare avviene dal martedì al sabato, dalle 9.30 alle 12 negli spazi della Caritas in piazza Castello 4, mentre la mensa della Fraternità si trova in via Varmondo Arborio 7 ed è aperta dal lunedì al sabato, solo a pranzo, dalle 11 alle 15. Per informazioni è a disposizione lo 0125 45654. EMILIANO RICCI. Fiorentino, 85 anni, da 32 trapiantato a Ivrea. Ha vissuto la guerra. Ricorda ancora il passaggio delle truppe in avanzata e in ritirata. Poi la crisi del petrolio, la crisi del 2008 ma questa del Coronavirus anche per lui è una cosa diversa, inaspettata, traumatica. Emiliano Ricci in città lo conoscono tutti. Gestisce la Caritas e lo fa con amore, con passione, soprattutto con cervello.
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