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IVREA. Come materasso il pavimento dei portici di piazza Ottinetti

IVREA. Come materasso il pavimento  dei portici di piazza Ottinetti

richard gere in una scena del film "Gli invisibili"

Come materasso il pavimento dei portici di Piazza Ottinetti  a Ivrea e come coperta un cielo trapunto di stelle. Lui vive così. Dice che gli piace e in un mondo di sani che lo crede un pazzo, lui da “sano” dice che i pazzi siamo noi.  In fin dei conti che cos’è la non pazzia? Un adeguarsi alle regole che ci siamo dati? La civiltà dei social? Ecco è proprio lì che è scoppiato lo scandalo. Una tizia ha pubblicato una fotografia del senzatetto e alè, decine e decine di leoni da tastiera, chiusi in casa per le nuove normative anti-contagio erano già pronti a “pontificare” e a dire la loro su come vanno le cose in questo mondo. E meno male che ci sono i social - verrebbe da dire - a tenerci compagnia e a far desistere i tanti che per non impazzire sul serio vorrebbero quasi quasi uscire trasgredendo alle regole. E c’era chi si chiedeva come fosse possibile una cosa del genere proprio nella “bellissima Ivrea”, mescolando l’urbanistica con il sociale, e chi non ci ha messo due minuti per puntare il dito sulla Caritas inconsapevolmente colpevole e pure rea confessa d’aver chiuso il dormitorio per rispettare le regole anti-covid il cui no rispetto, peraltro, sarebbe pura pazzia. Eppure c’è chi dice che si sarebbe potuto fare di più, per esempio utilizzando i tanti stabili vuoti o mezzi vuoti che erano di proprietà delle suore dell’Immacolato o perchè no il seminario.  Morale? Ci vorrebbero gli assistenti sociali, sempre che non siano in smart-working, ma anche loro fanno quel che possono e a volte consigliano come letto la panchina di fronte alla stazione dei carabinieri e quelli sì, a volte, sono riusciti a fare il miracolo di un letto vero. Poveri, diseredati, disadattati, qualche volta anche fuori di testa. Nei giorni di mercato si aggirano tra i banchi. All’apparenza normalissimi clienti, e forse (chi lo può sapere) fino a non molti anni fa lo erano. Guardano i prodotti esposti sulle bancarelle: frutta, verdura, pesce e carne. Sembra che valutino la merce esposta. Poi all’improvviso, ma con molta discrezione, si avvicinano alle buste gialle degli scarti. Un’occhiata veloce, senza dare troppo nell’occhio (e non è un ossimoro), per individuare il residuo “quello buono”, prima di infilare rapidamente la mano e via tra la folla. Questo nelle migliori delle ipotesi, non foss’altro che il più delle volte la ricerca del salvabile la si fa direttamente nel cassonetto dell’immondizia. Cerca di qua, sposta di là. Una prugna. Toh guarda un cavolfiore. La loro “spesa”, quando va bene, è una banana tutta marrone, una mela o un pomodoro andato a male, in alternativa qualche foglia di lattuga rinsecchita o il gambo di un carciofo. Uomini e donne ai margini della società. In America li chiamano “invisibili” e con questa parola ci han già girato un mucchio di film, anche uno con Richard Gere. Si piange. Ci si commuove e poi finisce tutto lì, in una visione che dura due ore o poco più. Qui da noi li chiamavamo i “sensatetto”, poi qualcuno ha pensato bene di ribattezzarli elengantemente con il nome di “clochard”, come se grazie ad un semplice francesismo potessimo rendere meno cupa la vista e la loro stessa esistenza.  Bisognerebbe invece chiamarli Barboni.  Agli ultimi posti di una scala sociale che non ha pietà. Barboni. Una parola dura. Spigolosa. Da far gelare il sangue nelle vene. Sono tanti. Si moltiplicano giorno dopo giorno sempre di più, anche a Ivrea, ironia della storia, città divenuta patrimonio dell’Unesco, più per quello spirito olivettiano del buon vivere che non per gli immobili di via Jervis, peraltro chiusi al grande pubblico. E si poteva continuare a fare finta di niente. A considerare il problema un “non problema” o un problema di altri non fosse che su Facebook di tanto in tanto qualcuno posta una foto. Forse perchè un’immagine vale più di mille discussioni sul senso della povertà. Più dei tanti sforzi contorsionistici passati ad applaudire il nuovo governo della città e le tante cose che farà. Contro i migranti, per il turismo e per i giovani. Dei “barboni” però, santo quel Dio, non c’era traccia nei programmi elettorali, men che meno in quello del sindaco Stefano Sertoli. Sganciati tutti, candidati e neo eletti compresi, dalla vita reale e da un fotogramma strappato alla strada e abbandonato come un messaggio in bottiglia nell’oceano della rete. Un signore qualunque (forse) a occhio e croce un pensionato come tanti altri, curvo a scrutare dentro ad un bidone dell’immondizia. Perchè quello è il suo banco del supermercato, il suo menù. Lì dentro, tra i nostri scarti, c’è la sua cena, la colazione e il pranzo. Insomma, anche questa è Ivrea ex capitale dell’informatica e terra di pensionati d’oro.  Da qui in avanti i commenti si sprecano, per la stragrande maggioranza “politici”, pro e contro Salvini, pro e contro il Pd, pro e contro tutti. E di nuovo qualche insulto. E di nuovo il dito puntato sui migranti. E di nuovo la guerra degli uni contro gli altri, con qualche intercalare di chi invece, sentitamente commosso, se solo potesse, una mano ai “barboni” gliela darebbe pure... magari con una colletta, magari parlandogli o facendogli la spesa... A Ivrea, comunque  c’è almeno una mensa della fraternità. E’  della Caritas che ha chiuso il dormitorio. Offrono il pranzo dal lunedì al sabato,  ma non tutti i barboni hanno il coraggio di frequentarla. E, manco a dirlo, il finale di una discussione che di più lunghe non se ne vedevano da un pezzo, è tutto da piangere ma anche da ridere. C’è chi parla di egoismo e di solidarietà, parole antiche. E chi la ributta in caciara, con il dito puntato sulle coop, sui parroci e di nuovo contro gli extracomunitari... Insomma non se ne esce vivi...  “La  cosa nuda e cruda è che questa società - scrive un tizio - che sembra che abbia il passo veloce con internet 5g computer ecc se ne frega. Non c’e volontà di affrontare i problemi e questo è con i poveri barboni, con le buche per strada, con i bus che saltano le corse ecc ecc . Non si fa più niente zero assoluto ma anche colpa tutto nostra che non facciamo valere i nostri diritti...”. Ecco per l’appunto, barboni, buche e autobus,  su Facebook è tutto uguale e domani è un altro giorno con tanti altri argomenti su cui dibattere. Per passare il tempo. Attaccati al pc o al cassonetto. Fin che ce n’è...
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