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01 Marzo 2021 - 12:26
NELLA FOTO Da sinistra, Arnaldo Cirillo, Anna Sanfilippo e Massimo Del Vago
Sono passati circa due lustri dalla nascita del Movimento 5 Stelle e sembra ieri quando nelle piazze italiane si dava il via ai Meetup e ai V day con un Beppe Grillo baldanzoso che al grido di “Cartagho delenda est”, per citare Marco Porcio Catone, si scagliava contro una classe dirigente corrotta e obsoleta, attirando a sé adepti e persone esauste da una politica post craxiana che non offriva alternative nel panorama nazionale, complice soprattutto la crisi economica del 2008 che portò grandi sconvolgimenti e voglia di cambiamento nel belpaese.
Un percorso segnato da successi e insuccessi, un Movimento che ha fatto discutere, che tuttora accompagna le cronache dei quotidiani, specialmente in questo periodo di forte incertezza sulla tenuta del gruppo a seguito del No di alcuni parlamentari sull’appoggio del governo Draghi.
Non intendiamo raccontare la cronistoria dei pentastellati, per quello ci sono pagine e pagine di manoscritti, approfondimenti giornalistici e riviste.
Quello che ci interessa sapere è lo stato di salute del M5S a Settimo Torinese a seguito della scissione e la conseguente espulsione di alcuni parlamentari, interrogandoci su quale sia la portata di questa frattura, e se i valori fondanti sono ancora presenti.
Quel che ne viene fuori, volendo riassumere tutto in una citazione, il Movimento 5 Stelle sta alla legge di conservazione della massa di Lavoisier “Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Di sicuro le espulsioni di questi giorni hanno ulteriormente rafforzato il pensiero comune su una brutta china che il Movimento sta prendendo o che ha già preso (“o con noi o contro di noi.”) e se è vero che la piattaforma Rousseau vuole rappresentare un esempio di democrazia partecipativa l’ingranaggio pare a tutti si sia bloccato.
A viverla non troppo bene è il capogruppo del Movimento 5 Stelle Arnaldo Cirillo.
“La scissione - ci dice - è una diretta conseguenza delle regole determinate dal Movimento. Bisogna rispettarle certo, ma nello stesso tempo bisognava gestire la crisi internamente. Su Rousseau ho votato sì. Se si vuole essere ortodossi, è stato giusto espellere le persone che non hanno rispettato il voto della piattaforma, ma a seguito delle dinamiche complesse in gioco, non sono d’accordo con i provvedimenti presi. Di Battista? poteva tranquillamente andarsene, non ha nessun obbligo verso lo statuto non essendo parlamentare. E’ un cittadino libero. A differenza di Jessica Costanzo la parlamentare castiglionese espulsa, Di Battista è sempre stato un battitore libero. Ha fatto un gesto clamoroso per attirare l’attenzione sulla questione, ma non è detto che non rientri, Di Battista è un cinque stelle nell’anima”.
Cirillo che è scettico anche sul governo Draghi (“Siamo alla finestra ad aspettare cosa succederà. Si sta parlando di lui come se fosse un messia, vedremo cosa ci riserverà il futuro, aspettiamo.”) parla comunque di Settimo come “Un’isola felice”. “Abbiamo ragionato sulle idee e sulle proposte che stiamo portando avanti - - aggiunge - ci siamo guadagnati il rispetto della gente perché abbiamo portato avanti le nostre idee.”
Decisamente più catastrofica è Anna Sanfilippo. “Sono contraria alle espulsioni, il dissenso va compreso, non schiacciato. Mi oppongo alla disciplina di partito a prescindere. Bisogna dare voce al pensiero critico del gruppo. Le espulsioni sono anti democratiche. Siamo cittadini ed è normale avere idee diverse… Di battista? Ha fatto le sue scelte. Non è contro il Movimento. Sta portando avanti le idee che ha sempre avuto. Credo che stare al governo non sia facile, bisogna “sporcarsi le mani”, ma questo non vuol dire passare sopra i propri ideali e convinzioni…”. Che poi lei ha votato sì per evitare lo smantellamento delle cose - a suo dire - buone che si sono fatte: il Reddito di cittadinanza, la legge Spazzacorrotti, il Cashback, il Bonus 110 e tante altre misure che sono in fase di lavorazione.
“Abbiamo perso tanti voti già prima di questo momento - aggiunge - non abbiamo mai avuto i media dalla nostra parte, non sono mai passate le informazioni veritiere dei provvedimenti che abbiamo portato avanti , abbiamo continuato a lavorare cercando di essere onesti e trasparenti.
Siamo di fronte ad una grande crisi e non ha senso negarla, non dimentichiamoci che siamo nati da poco, ma gli altri partiti non sono meglio di noi. Sono spaccati in diecimila pezzi, hanno mille correnti, e anche noi abbiamo i loro stessi problemi”.
A non condividere le “espulsioni” è anche l’ex capogruppo Massimo Del Vago: “Non condivido le persone che vengano espulse perché la pensano diversamente - commenta - credo che bisogna fare un sacrificio nel provare a farsi rispettare con autorevolezza più che con autorità. Sono per la libertà di pensiero. La disciplina di partito la trovo sbagliata. Una volta le espulsioni si votavano. Per esempio si veniva espulsi se non si rispettava il versamento del microcredito. Se si prende un impegno devi essere credibile e quello costituiva un elemento che giustificava l’espulsione, ma la libertà di pensiero e di confronto deve esserci”.
E se è vero che lui non ha votato è altrettanto vero che se lo avesse fatto avrebbe detto Sì “perché in questo momento il paese non può permettersi qualcosa di diverso… ma questo non vuol dire che non si debba rispettare chi la pensa diversamente…”.
Sulla crisi del gruppo interviene anche la consigliera comunale Viviana Montin: “Ritengo che il Movimento stia sicuramente vivendo delle difficoltà, questo non implica però che vi sia una perdita dei suoi valori fondanti. Le espulsioni erano dovute, perché la maggioranza si è espressa favorevolmente al governo Draghi su Rousseau, quindi i parlamentari avrebbero dovuto seguire l’indirizzo. Certo è che del governo Draghi siamo in tanti a non essere convinti, come per ogni cosa però c’è chi ha ritenuto di dover rimanere, per salvaguardare tutto quello che è stato duramente ottenuto fino ad ora, e chi invece ha preferito non votare un governo con pochi ministri a 5 Stelle, nominati per di più in ministeri poco incisivi. Credo che gli espulsi avrebbero fatto meglio a votare la fiducia e portare avanti il loro dissenso di volta in volta sulle proposte presentate dal governo. Ma soprattutto ritengo fondamentale e da porre come priorità la modifica della legge elettorale, da dissenziente avrei combattuto prima di tutto per questo”.
Stefano Calabria
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