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SETTIMO. Aumentano le richieste di aiuto delle donne vittime di violenza

SETTIMO. Aumentano le richieste di aiuto delle donne vittime di violenza

Il Centro Antiviolenza “Uscire dal Silenzio” di Settimo è sempre disponibile chiamando il numero verde 800688820

Una donna su tre è vittima di violenza, questo è quello che riportano le statistiche Istat a livello nazionale, un dato sconcertante, che se confrontato con le realtà locali diventa ancora più agghiacciante. Sorge spontaneo chiedersi se vi è una relazione tra l’incremento delle violenze e restrizioni forzate dovute alla pandemia del Covid-19.

Per approfondire questo dato, ci siamo rivolti al Centro Antiviolenza “Uscire dal Silenzio” di Settimo Torinese che da dieci anni fornisce supporto alle donne che subiscono maltrattamenti in ambito familiare ed extrafamiliare. 

“Non è il lockdown che ha contribuito all’aumento della violenza, non bisogna cercare scuse - ha dichiarato la presidente di Uscire dal silenzio Paola Ferrero - ci sono donne che convivono da anni con questo disagio, le restrizioni hanno acutizzato questo fenomeno e in molti casi, fatto esplodere una situazione già critica dentro le mura domestiche.

Noi come centro, forniamo tutto il supporto alle donne che subiscono qualsiasi tipo di sopruso, a partire da quello fisico per proseguire a quella psicologico ed economico”.

Bisogna prendere consapevolezza di un problema, che in alcuni nuclei familiari si protrae da anni e che colpisce tutte l’età e ceti sociali. In tempo di pandemia alcune donne sono state costrette a chiamarci approfittando dell’assenza del maltrattante magari quando quest’ultimo era a lavoro, o allontanandosi volontariamente usando come scusa il dover buttare la spazzatura per contattarci e chiedere  aiuto - continua - . Si, le chiamate sono aumentate al centro antiviolenza, ma è sbagliato imputare al covid questo incremento, bisogna andare in profondità e comprendere che la pandemia ha esasperato una situazione già difficile in casa”.

Non si parla solo di violenza domestica,  ma questa comprende anche una serie di comportamenti maschili, radicati nel tessuto sociale e che ora stanno emergendo sempre di più, parlando con le collaboratrici del centro si pone l’accento sul fenomeno del “cat calling”, ossia l’atto di fare complimenti, a donne che camminano per strada, a partire dal classico “ciao bella!” a espressioni più elaborate come “sei uno splendore! o non sai che ti farei!” e in questo fenomeno vengono inclusi anche espressioni gestuali come fischi o baci a distanza.

Anche se in molti casi la mentalità maschile non associa questa manifestazione ad una violenza, bisogna ricordare che questi gesti, non devono essere interpretati come segnali di gradimento verso il sesso femminile, ma una vera e propria molestia verbale, che sminuisce la donna e la sua libertà di poter camminare liberamente senza commenti offensivi o occhi molesti addosso.

La violenza scorre anche online e i casi di denuncia o di cronaca ci portano ad analizzare il tema del “Revenge porn”, ovvero, la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite internet o chat private, senza il consenso delle parti ritratte, e più volte, questo fenomeno interessa principalmente donne e giovani ragazze.

Una vera piaga dilagante che ultimamente ha coinvolto come parte lesa la maestra d’asilo licenziata dal posto di lavoro per via della divulgazione non autorizzata di foto intime da parte dell’ex partner, e sempre per lo stesso motivo, nel 2016, si è assistito al suicidio della giovane Tiziana Cantone a sua volta vittima dello slut-shaming (tradotto “la vergogna della sgualdrina” termine nato dal movimento femminista di nuova generazione al fine di definire l’atto di far sentire una donna colpevole per via dei suoi comportamenti o desideri sessuali).

Dal  9 agosto del 2019, i reati di revenge porn, sono perseguiti dalla legge grazie all’entrata in vigore del nuovo art. 612 ter del Codice Penale, crimine punito con la reclusione da uno a sei anni e ad una multa da 5.000 a 15.000 euro.

La cultura di prevaricazione ancora troppo radicata nella nostra società, che non riconosce le donne come persone, si traduce in storie di violenza che possono durare anni e che ha come apice la violenza estrema e in molte situazioni scaturisce nel femminicidio, bisogna riconoscere i campanelli d’allarme è intervenire prontamente sul disagio, “si inizia da uno schiaffo a un lento e degradante isolamento dalla famiglia e dagli amici, accompagnati spesso da parole offensive e umilianti verso la donna – affermano le collaboratrici del centro antiviolenza - questi sono i primi segnali che devono indurre la donna ad allontanarsi da questo genere di uomini , non esiste amore in gesti simili; e soprattutto azioni del genere non devono essere minimizzati dai media, che devono impegnarsi a chiamare le cose con il proprio nome, non edulcorando le notizie sminuendo l’atto della violenza o relegarlo ad uno sporadico impeto emotivo da parte del maltrattante, ma ponendo l’attenzione sul colpevole e condannando questi comportamenti, focalizzandosi sulla vera vittima, la donna.”

L’importanza dell’uso corretto delle parole viene veicolata attraverso il Progetto scuola portato avanti dalle collaboratrici dell’Associazione in diversi istituti del Settimese,  operando sulle classi seconde e quarte, in particolare nelle scuole “Roncalli”, “Andersen” e “Rodari”, con l’obiettivo di sensibilizzare i  bambini e le bambine sul tema degli stereotipi di genere, attraverso attività di laboratori, usando letture, disegni ed attività creative per trasmettere il messaggio, non solo ai bambini e alle bambine, ma anche alle famiglie.

Nel nostro territorio il centro antiviolenza fornisce un aiuto gratuito alle donne che lo richiedono e che necessitano di assistenza, fornendo accoglienza e ascolto, seguendole attivamente  in un percorso di uscita dalla violenza, venendo supportate a trecentosessanta gradi nella denuncia, e quando richiesto, accompagnate dalle forze dell’ordine per segnalare il caso di maltrattamento.

Inoltre vengono fornite consulenze di Avvocate specializzate in materia civile e penale (con protocollo di collaborazione) offrendo un supporto psicologico e un collegamento con i servizi sociali e soprattutto un aiuto nella ricerca del lavoro.

Ricordiamo che per qualsiasi segnalazione il Centro Antiviolenza “Uscire dal Silenzio” di Settimo è sempre disponibile chiamando il numero verde 800688820, invitando sempre a denunciare gli abusi o situazione di criticità, ma soprattutto per dare alle donne maltrattate uno strumento per mettersi al sicuro.

Stefano Calabria

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