In tanti, in tutta Italia, questa mattina, hanno aderito all’appello alla mobilitazione lanciato da Rete Italiana Pace e Disarmo. In tanti anche al presidio di Ivrea organizzato in piazza Ferruccio Nazionale, davanti al Municipio. In prima fila Pierangelo Monti, presidente nazionale del Mir (Movimento Internazionale della Riconciliazione). Hanno aderito anche Albero della speranza, ANPI, Associazione Mare Aperto, Azione Cattolica, Centro Aiuto alla Vita, Centro Documentazione Pace, Centro Gandhi, CGIL, Circolo PRC-SE di Ivrea, Emergency, Fraternità CISV Albiano, Fraternità di Lessolo, Good Samaritan, Il sogno di Tsige, Legambiente Dora Baltea, Libera, Osservatorio migranti, Pax Christi, Sardine di Ivrea, Viviamo Ivrea, ZAC!
“Di fronte agli oltre 1000 morti nelle carceri egiziane dal 2013 ad oggi, ai 60.000 prigionieri politici, non possiamo rimanere indifferenti e giustificare che il nostro Paese mantenga le normali relazioni diplomatiche, commerciali e politiche con un regime che fa un uso sistematico della violenza e della tortura - dicono gli organizzatori - Chiediamo al Governo Italiano il richiamo dell’Ambasciatore italiano dall’Egitto e la cancellazione degli accordi di cooperazione e vendita di armi con il regime di Al-Sisi…”.
E si è chiesta “verità e giustizia per l’omicidio di Giulio Regeni. Libertà e giustizia pe Patrik Zaki. Il rispetto dei diritti umani e delle libertà di espressione.
Regeni
Nato a Trieste il 15 gennaio 1988, crebbe a Fiumicello (in provincia di Udine), e ancora minorenne si trasferì per studiare allo Armand Hammer United World College of the American West (Nuovo Messico - Stati Uniti d'America) e poi nel Regno Unito. Vinse due volte il premio "Europa e giovani" (2012 e 2013), al concorso internazionale organizzato dall'Istituto regionale studi europei, per le sue ricerche e gli approfondimenti sul Medio Oriente. Dopo aver lavorato presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale e aver svolto per un anno ricerche per conto della società privata di analisi politiche Oxford Analytica, stava conseguendo un dottorato di ricerca presso il Girton College dell'Università di Cambridge, e si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l'Università Americana del Cairo. In alcuni articoli, scritti anche con lo pseudonimo di Antonio Drius e pubblicati dall'agenzia di stampa Nena e, postumi, da Il manifesto, ha descritto la difficile situazione sindacale dopo la rivoluzione egiziana del 2011.
L'omicidio
Il 25 gennaio 2016 il ricercatore italiano inviò alle 19:41 un SMS alla fidanzata in Ucraina, dicendo che stava uscendo. Poco dopo, la studentessa Noura Wahby, amica di Regeni conosciuta nel 2014 a Cambridge, denunciò sul proprio profilo Facebook la scomparsa del ricercatore il quale, qualche ora prima, doveva incontrare delle persone in piazza Tahrir per festeggiare il compleanno di un amico. Durante i giorni della scomparsa vennero lanciati su Twitter gli hashtag #whereisgiulio e #جوليو_ـفين (letteralmente: #doveègiulio).
Il corpo nudo e atrocemente mutilato di Giulio Regeni fu trovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo. La ministra Federica Guidi, che in quel momento si trovava in Egitto in missione diplomatica con un gruppo di imprenditori, ha immediatamente interrotto la visita ed è rientrata in Italia.
Il corpo recuperato mostrava segni evidentissimi di sottoposizione a tortura: contusioni e abrasioni in tutto il corpo, come quelle tipicamente causate da un grave pestaggio, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni e aggressione con un bastone. Si contarono più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come entrambe le gambe, le braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti[14]; si riscontrarono coltellate multiple sul corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile a un punteruolo. Vi erano inoltre numerosi tagli, su tutto il corpo, causati da uno strumento tagliente simile a un rasoio.
Si sono altresì riscontrate estese bruciature di sigarette su tutto il corpo, nonché una bruciatura più grande tra le scapole e incisioni somiglianti a vere e proprie lettere; l'esame autoptico ha rivelato un'emorragia cerebrale e una vertebra cervicale fratturata a seguito di un violento colpo al collo, verosimile causa della morte.
Il funerale del giovane ricercatore italiano si è svolto a Fiumicello il 12 febbraio 2016.
Indagini
Subito dopo il ritrovamento del corpo, il generale Khaled Shalabi (direttore dell'amministrazione generale delle indagini di Giza) dichiarò che Regeni era stato vittima di un semplice incidente stradale[17], smentendo inoltre che vi fossero tracce di proiettili o accoltellamenti. In seguito la polizia egiziana sostenne che l'omicidio poteva essere avvenuto per motivi personali dovuti a una presunta relazione omosessuale (Regeni tuttavia aveva una fidanzata) oppure allo spaccio di stupefacenti (Regeni tuttavia non aveva mai utilizzato alcuna droga, come confermato dall'autopsia), ma non sono mancate ipotesi, non suffragate da alcuna prova, secondo cui Regeni sarebbe stato ucciso da appartenenti a qualche baltagiya, assoldati dagli organismi del controspionaggio egiziano.
Le autorità egiziane hanno garantito inizialmente una "piena collaborazione", ma tale disponibilità è presto stata smentita: gli investigatori italiani hanno potuto interrogare pochi testimoni per alcuni minuti, dopo che gli stessi erano già stati interrogati per ore dalla polizia egiziana; le riprese video della stazione della metropolitana dove Regeni è stato visto per l'ultima volta sono state cancellate; sono stati negati i tabulati telefonici del quartiere dove viveva Regeni e della zona in cui fu ritrovato il corpo.
Medici egiziani e italiani hanno condotto autopsie separate sul corpo di Giulio Regeni.
La relazione ufficiale forense egiziana del 1º marzo 2016 (dossier di 91 pagine consegnato all'ambasciata italiana al Cairo il 2 marzo) attesta che il ricercatore italiano fu interrogato e torturato per un massimo di sette giorni a intervalli di 10-14 ore prima di essere infine ucciso[20], mentre i risultati dell'autopsia egiziana non sono ancora stati resi pubblici. L'uccisione sarebbe avvenuta circa 10 ore prima del ritrovamento del corpo. Il dossier delle autorità egiziane è stato giudicato carente e incompleto nell'informativa del 5 aprile del ministro degli esteri Paolo Gentiloni resa al Parlamento sul caso di Giulio Regeni, che inoltre accusa l'insufficiente collaborazione delle autorità egiziane.
Un rapporto di 300 pagine contenente i risultati dell'autopsia italiana è stato consegnato all'ufficio del pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Roma (competente per reati in danno di italiani all'estero) e smentisce precedenti indiscrezioni su segni di scosse elettriche somministrate ai genitali di Regeni.
Per favorire le indagini, gli amici e parenti di Giulio Regeni hanno consegnato i propri telefoni cellulari e computer portatili alla polizia italiana, mentre la famiglia Regeni ha consegnato il computer del figlio, ritrovato nell'appartamento del Cairo, da cui è risultato che nei giorni precedenti alla scomparsa era stato molto utilizzato, segno che il ragazzo era rimasto in casa.
Nel settembre 2016 il governo egiziano ha accettato di consegnare i tabulati di telefonia mobile, mentre i pubblici ministeri egiziani in visita a Roma hanno ammesso per la prima volta che Regeni era stato in effetti sottoposto a indagini e sorveglianza da parte della polizia egiziana prima della sua scomparsa, ma senza riscontrare problemi alla sicurezza nazionale.
Nel settembre 2017 il legale egiziano che seguiva il caso per conto della famiglia, Ibrahim Metwaly, è stato incarcerato in Egitto con l'accusa di voler sovvertire il governo di al-Sisi.
Reazioni della comunità internazionale
La sempre più evidente tortura e l'uccisione di Giulio Regeni hanno suscitato attenzione anche in altri paesi, con, fra l'altro, la protesta di oltre 4 600 accademici che hanno firmato una petizione per chiedere un'inchiesta sulla sua morte e sulle numerose sparizioni che si verificano in Egitto ogni mese[40].
Il 24 febbraio 2016 Amnesty International Italia ha lanciato la campagna Verità per Giulio Regeni (Truth about Giulio Regeni) ed è stata lanciata anche una petizione online sul portale Change.org a cui hanno aderito più di 150 000 sostenitori.
Il 10 marzo 2016 il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato una proposta di risoluzione che ha condannato la tortura e l'uccisione di Giulio Regeni e le continue violazioni dei diritti umani del governo di al-Sisi in Egitto[43]. La risoluzione è stata approvata con ampia maggioranza.
Il 14 aprile 2016 il New York Times, con un editoriale, ha attaccato duramente la Francia, definendone «vergognoso» il silenzio di fronte alle richieste dell'Italia di fare pressione sull'Egitto.
Il 20 settembre 2016 l'ambasciatrice del Regno Unito in Italia, Jill Morris, ha ribadito l'aiuto del governo britannico alle autorità italiane nel fare emergere la verità sull'uccisione del giovane.
Il 22 dicembre 2016 Paola Regeni, mamma di Giulio, viene eletta donna dell'anno 2016 dai lettori della rivista D - la Repubblica delle donne.
Il 25 gennaio 2019 in numerose piazze d'Italia si sono svolte fiaccolate in memoria del ricercatore. A Fiumicello si è tenuta la commemorazione con i genitori e il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico.
Il 7 dicembre 2020, al termine del bilaterale tra i due capi di Stato, il presidente francese Macron ha conferito la Legion d’Onore al presidente egiziano al-Sisi. L'entourage dell’Eliseo non ha voluto rendere pubblico il riconoscimento. Dopo tale fatto il giornalista e scrittore Corrado Augias ha annunciato la restituzione delle insegne della Legion d'onore a suo tempo conferitegli in quanto "il presidente Macron non avrebbe dovuto concedere la Legion d'onore ad un capo di Stato che si è reso oggettivamente complice di efferati criminali".
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