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14 Dicembre 2020 - 12:53
A parlare per tutti i familiari ci ha pensato lei, Marisa Girelli, figlia di una residente stroncata dal Covid mentre era in un letto della struttura. Era lì solo per fare riabilitazione post rottura del femore: non è mai più tornata a casa. I polmoni erano pieni di acqua, la polmonite era in corso, la sua saturazione era attorno a 73.
“Alcuni di loro dovevano fare delle riabilitazioni post interventi. Come mia mamma. In tanti hanno procrastinato l’uscita dei loro cari per evitare che si prendessero il Covid, visto l’aumento dei casi in città. Poi, ad un tratto, dal primo test negativo ecco arrivare i test che davano esiti ‘debolmente positivi’, come dicevano dalla direzione sanitaria della Rsa. L’inizio di un calvario che ha portato a piangere i nostri cari, messi in una cassa dentro ad un sacco. Senza vestirli, senza un funerale degno di questo nome. I nostri cari sono morti indegnamente. I morti non sono 30 ma sono 40, perchè non si conteggiano coloro che dalla Rsa sono poi morti in ospedale. Alcuni di loro avevano saturazione a 70 circa, in coma, con polmonite interstiziale e polmoni zuppi di acqua. Molti dei pazienti non hanno mai avuto la febbre da Covid, poca tosse, negli anziani con demenza avevano tanta stanchezza e non riescono ad esprimersi. E nella struttura ci dicevano che avevano solo l’influenza. Curandoli con cortisonici e antibiotici a lungo spettro, misurazione dei parametri vitali standard. Un continuo perpetuarsi. I protocolli dicono questo? Oggi ci sono altre tre persone gravi in ospedale, con Covid. Dove sono le schede del medico della Usca? Le auscultazioni dovrebbero essere bigiornaliere. E invece i nostri cari sono arrivati a saturazioni pre morte. Una situazione inaccettabile. Sette giorni per l’esito del tampone molecolare. E’ grave. I nostri familiari sono stati ostaggi di una situazione poco chiara. Io non ho parole. La Rsa è stata travolta, ma non deve essere una scusa. Anzi: i 500 euro di contributo ‘una tantum’ per il Covid lo avete chiesto e ottenuto. Nessuno di voi ha proposto, a inizio situazione di emergenza, di riportare a casa i nostri casi. Perchè? Vogliamo essere risarciti, con la speranza che un dramma del genere non si possa più ripetere”.
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