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19 Novembre 2020 - 19:18
Fra i coiffeur di San Mauro nessuno ha il balsamo miracoloso per le ferite causate dal “lockdown bis”. Usciti indenni dalla cernita del decreto ministeriale del 24 ottobre, ora si giocano la partita più dura: sopravvivere alla recessione dei consumi che nelle “zone rosse” si sta inevitabilmente profilando. La situazione che raccontano ad oggi è la seguente. A quasi due settimane dall’emanazione del DPCM il giro d’affari è calato vertiginosamente, i clienti non si fidano a raggiungere il negozio, oppure sono impossibilitati per via delle restrizioni ad abbandonare il proprio comune, ergo ne hanno risentito i ricavi.
In quattro per un cliente. La media fra le attività intervistate è più o meno questa. Ce lo spiegano Diego Guarino di “Per Lui” e suo padre Vito: due vite passate dietro la poltrona. Di chiudere bottega non se ne parla, ma forse a conti fatti sarebbe più conveniente. «Oltre al mio stipendio deve uscire quello dei ragazzi che ci aiutano. Mio padre è soltanto l’occhio che guarda dove noi non vediamo: lui ha già la pensione e ci dà soltanto una mano. I miei dipendenti invece in primavera hanno preso la cassa integrazione, ma ora gli incassi si sono ridotti notevolmente» illustra Diego Guarino.
A sinistra Antonio Ferrara, a destra Bruno TubaldoL’interrogativo riguarda proprio l’opportunità di tenere i negozi aperti. Fra i paracadute erogati durante il lockdown ci furono i proverbiali “600 euro”, il “Bonus Piemonte” e il contributo a fondo perduto dell’Agenzia delle Entrate previsto dal “Decreto Rilancio”, che avevano garantito una stabilità alla categoria. Nessuno ne era uscito indenne ma questi fondi hanno salvato quantomeno l’entusiasmo della riapertura. I fratelli Enrico e Bruno Tubaldo, di “PR1”, anche loro “figli d’arte”, ricordano che a maggio erano stati sommersi dalle prenotazioni. «Per la prima settimana abbiamo ricevuto 300 prenotazioni, ma abbiamo comunque dovuto ridurre il personale. A Natale 2019 il nostro salone dava da vivere a nove persone, ora siamo soltanto più in quattro o cinque».
Ma oggi il lavoro come procede?
Il giro di vite ha rimesso in discussione degli equilibri già precari. I clienti che possono recarsi dal parrucchiere sono i suoi concittadini; gli anziani hanno il timore di uscire. L’affluenza perciò si è ridotta intorno al 50% dei regimi pre-Covid; in certi casi è scesa fino al 20%.
A queste cifre impietose si aggiunge il fatto che non sono previste per ora sovvenzioni per la categoria. Al netto dei mancati incassi sembra quindi che i ricavi bastino solo per fare fronte alle spese: affitto, per chi ce l’ha, utenze e stipendi.
C’è chi va in controtendenza. Antonio Ferrara, di “Beppe & Tony”: alle sue spalle una carriera di più di vent’anni nel salone con il fratello Giuseppe, ora a Castiglione. «Non sarebbe stata più utile una bloccare tutto per due settimane, in attesa che la curva epidemiologica si abbassasse, e poi riprendere poi con le dovute precauzioni?» domandare è lecito, tuttavia sono in pochi a pronunciare la parola “chiusura”.
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