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SETTIMO. “Il virus ha cambiato il modo di frequentare le parrocchie”

Ai funerali non è semplice trattanersi dall’abbracciare la persona colpita da un lutto. “Il Covid-19 ha cambiato anche la modalità di presenziare alle liturgie” queste sono le parole di don Antonio Bortone e di don Stefano Bertoldini che cercano tutti i giorni di dare un sostegno e un aiuto, non solo morale, ai settimesi.

Molti fedeli, però, hanno il timore di recarsi in chiesa per un possibile contagio e, anche se si stanno rispettando tutte le misure sanitarie necessarie, alcune funzioni, come ad esempio la messa feriale delle 18, stanno vedendo un calo notevole di partecipazione.

Don Stefano Bertoldini, parroco della chiesa Santa Maria, Santissima Trinità e Cuore d, vuole rivolgere un abbraccio ai suoi parrocchiani: “Alcuni fedeli, di cui molti anziani, non li vediamo dal lockdown e di questo mi dispiace molto, perché forse avrebbero bisogno di un aiuto spirituale. Però pian piano le persone stanno tornando in chiesa e a frequentare la parrocchia. Attendiamo con fiducia”.

Don Stefano, però, nota una differenza tra i partecipanti a un matrimonio e a un funerale: i secondi sembrano meno timorosi del contagio, perché forse nello sconforto e nella sofferenza si hanno delle modalità di affrontare le relazioni in maniera differente. Sono più affettivi rispetto ai primi. Sembra che il dolore abbassi le “barriere restrizionali” e che il contatto fisico, a volte difficoltoso da mettere in atto, aiuti a superare la mancanza di un proprio caro.

“A volte però non è così facile non dare la mano o un abbraccio a una persona che piange per la morte di un parente - ha aggiunto don Antonio Bortone - ma occorre non farlo per la sicurezza e la salvaguardia di tutti”. Ma i grandi assenti in chiesa e in parrocchia sono sicuramente i bambini e i ragazzi. I genitori hanno paura e, naturalmente, non li fanno partecipare con assiduità al catechismo o alle celebrazioni liturgiche. Come la messa delle 11 alla domenica o l’oratorio nel pomeriggio che erano notoriamente due appuntamenti invasi dai giovani e che ora sembrano quasi deserti.

Le comunioni e i battesimi si continuano a celebrare anche se la partecipazione  in presenza non è più come quella di una volta. Si nota una certa preoccupazione e diffidenza e anche il segno della pace si scambia virtualmente e con distanza.

“È importante dire, però, - ha affermato don Antonio - che stanno girando delle notizie non vere, come quella che nella chiesetta di Santa Croce non si celebrano le messe di trigesima e che la chiesa di San Pietro in Vincoli sia ancora chiusa per il Coronavirus, ma non è vero: il duomo, invece, è chiuso da più di un anno per i lavori di ristrutturazione, resi più difficili da strutture ancora instabili, mentre ivengono regolarmente celebrati”.   “L’apertura ai fedeli avverrà il prima possibile, - ha concluso il sacerdote  - non appena i lavori saranno terminati e i tecnici incaricati daranno le autorizzazioni necessarie”.  Il clima di apprensione è identico alla San Giuseppe Artigiano, considerata da sessant’anni come la parrocchia delle case Fiat.

Anche la parrocchia San Giuseppe Artigiano vive lo stesso periodo di difficoltà. “E’ un periodo triste, la gente è impaurita e la partecipazione alla messa è diminuita - dice don Martino Botero Gomez - . Dopo il lockdown, avevamo un po’ di volontari che si davano i turni con gel igienizzante e facevano rispettare le distanza, ma poi abbiamo acquisito più consapevolezza, a mantenere le distanze. Ora, abbiamo una capienza di 150 persone contro le 400 di prima”. Le comunioni dei bambini, celebrate a piccoli gruppi nelle ultime settimane, stanno mantenendo viva la messa delle 11 della domenica mentre gli anziani prediligono quella del mattino, alle 8,30, anche se i figli sconsigliano ai genitori con i capelli bianchi di frequentare luoghi affollati.  “Abbiamo perso un buon 30% di presenze - continua don Martino - . La gente ha paura ma anche noi abbiamo il timore che ci chiudano le chiese. Noi cerchiamo di seguire le regole, di far mettere la mascherina a tutti. Abbiamo cambiato la liturgia. Non c’è più il segno di pace, i posti a sedere sono distanziati, la comunione la distribuiamo noi parroci senza far muovere le persone”. E i funerali? “Sono tutti molto tranquilli, a parte uno recente, in cui è mancata una giovane mamma - ricorda il parroco - ma avevano tutti la mascherina e sono stati corretti”. E i matrimoni? “Sn quasi tutti rimandati al prossimo anno - conclude - . Poi, io dico quasi tutti come fossero tanti, ma in realtà sono solo 4 o 5. Anche i matrimoni son sempre di meno”. Anche questo è un segno dei tempi.

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