La decisione sarebbe (usiamo il condizionale non si sa mai) già stata presa. L’Amministrazione comunale parteciperà all’Asta per la vendita di una porzione del Centro La Serra la cui apertura delle buste è prevista per il prossimo 5 novembre alle 16 presso lo studio del curatore Carlo Goldoni di via Miniere 12.Il prezzo è stato fissato in 271.206 euro ben lontano dal valore della perizia pari a 423.760 euro.
E parliamo di un cinema, di un atrio all’ingresso comprendente il bar, la biglietteria e altri locali per 1.350 metri quadri complessivi, quindi di quattro negozi e, infine, di un parcheggio di 692 mq con vincolo di destinazione a posto auto.
E parliamo di una ferita aperta nel bel centro della città. Una ferita che fa male e non solo perché l’edificio, con la forma di una macchina da scrivere, progettato da Pietro Mainardis e Iginio Cappai, costruito a partire dal 1967 per volontà di Roberto Olivetti, figlio primogenito di Adriano e nipote di Camillo, è stato abbandonato al suo destino, anche è soprattutto perché, più di tanti altri, avrebbe dovuto e potuto finire nell’elenco dei beni “Città patrimonio dell’Unesco”e invece è stato tagliato fuori.
Considerato l’ultimo dell’utopia olivettiana, il primo nato senza lo stimolo di Adriano Olivetti che era già morto, per anni hotel di lusso, ora è sostanzialmente diviso in microappartamenti, palestre e attività commerciali con un’ampia parte lasciata al degrado.
Se ne è discusso la scorsa settimana nell’ambito di una conferenza dei capigruppo e, se le cose andranno come tutti vogliono che vadano, entro la fine del mese si convocherà un apposito consiglio comunale per l’approvazione della necessaria variazione di bilancio.
Insomma, forse, finalmente, l’Amministrazione comunale guidata da Stefano Sertoli ne sta per combinare una giusta, ma giusta sul serio, considerando che i problemi su questo edificio si trascinano avanti oramai da troppo tempo.
E sarebbe il ritorno della cultura in un luogo in cui la cultura l’ha fatta da padrona per tanti anni,morta e sepolta con il fallimento della società Effetto Serra. Sono seguite due aste pubbliche in tribunale. La prima, l’11 luglio del 2017, con base a 424 mila euro e la seconda, il 25 luglio del 2018 con base a 339 mila euro.
La brutta storia
La “brutta” storia però comincia già nel 2012, quando si hanno le prime avvisagliesulla pessima situazione finanziaria in cui si trova la società Effetto Serra, di cui il Comune era socio.
Il 27 febbraio del 2014, chiude l’ABCinema gestito dalla Cooperativa “Rosse Torri” presieduta da Francesco Curzio e da lì in avanti, a parte un tiepido tentativo di acquisto da parte di Aeg Coop (socia al 10% di Effetto Sera), le cose vanno via via peggiorando e dalla liquidazione si passa all’inammissibilità del concordato preventivo, quindi al fallimento.
La domanda che ci si pone però adesso è quanto potrebbe venire a costare la risistemazione.
Forse addirittura niente considerando il bonus del 110 % previsto dal Governo per interventi di ristrutturazione.
In realtà un conto approssimativo per rendere l’edificio sicuro c’è ed è dell’architetto Giuseppe Peano che nel 2014 era stato incaricato di redigere una perizia dall’allora liquidatore. Il conto fa qualcosa come 700 mila euro.
“Il frazionamento della struttura – scriveva – ha comportato un aggravio della gestione degli impianti e della sicurezza antincendio progettati inizialmente per servire in modo unitario l’edificio. Il problema della parte oggetto della vendita all’asta è anche che l’atrio condivide accessi, vie di uscita, impianti obsoleti di riscaldamento e ventilazione con la sala Cupola di proprietà del Comune…”.
E sempre Peano si rammaricava che l’edificio non fosse stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio Unesco e evidenziava, al piano delle fondazioni dell’edificio, la presenza di consistenti resti archeologici di epoca romana, vincolati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte.
Il peccato originale
Il peccato originale risale all’inizio del nuovo millennio quando a qualcuno venne in mente che quell’immobile sarebbe stato più facilmente commerciabile se frazionato in tante piccole proprietà, quante erano le unità mono e bilocale esistenti, trasformabili così in ambite residenze ordinarie. Operazione “spezzatino”, la definì un giorno, su queste pagine, l’ex consigliere comunale Alberto Tognoli. Il favore, grande come una casa, lo si fece, guarda un po’, alla Pirelli Re, proprietaria dell’immobile dopo aver assorbito la Olivetti
Solo con gli anni ci si rese conto di quanto fosse difficile, praticamente impossibile la gestione degli impianti comuni, elettricità, gas, ecc., pensati in origine per un unico utente.
Ed è proprio perchè la gestione è un gran casino che ad un certo punto ci si è ritrovati con una bolletta, emessa dall’Enel e contestata dai condomini, per 800.000 euro, mal conteggiati e ricalcolati. E sono all’ordine del giorno anche problemi legati al gas che in qualche occasione ha portato il gestore al distacco del fabbricato dalla rete, così costringendo ogni condomino a riscaldarsi autonomamente con stufe elettriche.
Da orgoglio di Ivrea a simbolo dell’incuria e del degrado. E qui davvero, negli ultimi tempi, ha trovato spazio di tutto, anche, droga e prostituzione. Una situazione così esplosiva da rendere indispensabile la chiusura degli accessi laterali per evitare vandalismi e sporcizia.
C’era una volta un auditorium in pieno centro, un cinema d’essai, una bellissima sala conferenze e un incredibile spazio espositivo. C’era una volta e come nelle fiabe, si spera di poter scrivere il lieto fine: “E vissero tutti felici e contenti”.
Liborio La Mattina
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