Cerca

IVREA. Elisabetta Piccoli ha fallito...! “Fuggi fuggi” e uffici comunali nel caos

IVREA. Elisabetta Piccoli ha fallito...!  “Fuggi fuggi” e uffici comunali nel caos

Piccoli Elisabetta

Come vanno le cose nell’amministrazione della cosa pubblica? Male... Molto male.... Non ci va il supporto di una perizia per capirlo. Tutto fermo con le quattro frecce come con Vittorio Brumotti in Striscia La notizia, peccato che qui di satira non se ne dovrebbe fare. L’Unesco è ferma. Del Visitor Center s’è persa ogni traccia. Con i soldi della Fondazione Guelpa non s’è ancora deciso che cosa fare. E sono fermi al palo anche i progetti faraonici del programma elettorale del “ciclista” Stefano Sertoli a cominciare dal palazzetto dello sport. Infine, non in ultima, sono ancora lì, nell’esatta posizione in cui ce li aveva lasciati il centrosinistra, pure le buche nelle strade. Un’ossessione, queste ultime, insieme alle manutenzioni che non si fanno, non solo di questo ma di tutti i governi succedutisi a palazzo. C’è però una sacrosanta verità, che nessuno dice o - se si preferisce - che nessuno ha ancora reclamizzato più di tanto. Gli assessori di centrodestra e i consiglieri comunali di maggioranza non si sono dimostrati capaci di riorganizzare la struttura comunale. Negli scorsi mesi si sono tessute le lodi sul pugno di ferro utilizzato dal vicesindaco Elisabetta Piccoli nella gestione del personale, ma si è sorvolato sull’epilogo. E l’epilogo non è una roba di poco conto. E’ il “the end” di un film. E’ la tragedia o il vissero felici e contenti. E’ la morale. E’ la verità guardata in faccia. Com’è finita - e forse non è ancora finita - è presto detto. E sono tanti, davvero troppi, i dirigenti e i funzionari che in questi due anni se ne sono andati via a gambe levate. Peraltro la stragrande maggioranza di loro non è ancora stata rimpiazzata.  Si comincia con l’ex dirigente del settore sviluppo economico Annamaria Marinaci trasferitasi a Torino, passando da Flora Gianola, ex responsabile dell’ufficio legale fuggita a Cossato nel biellese.  Lavorava all’ufficio legale anche Paolo Albano che oggi però è in organico alla Scs. E poi c’è Domenica Vittonatti ex impiegata all’ufficio lavoro che oggi lavora a Montalto. Elena Di Salvo che si occupava dell’ufficio scuole e oggi è impiegata a Piverone.  Linda Palese dell’ufficio tecnico oggi in organico a Rivarolo. Luca Gastaldo Moro, ex dell’ufficio ragioneria e oggi di stanza a Bollengo. Infine l’ex responsabile dei servizi sociali Luisa Delfino trasferitasi a Genova nella sede della Regione Liguria. Si aggiungono i pensionamenti. Quello di Guliana Reano (ex dirigente del settore Cultura) e di Anna De Iaco, responsabile dell’ufficio Commercio e del Suap. Nell’elenco anche un paio  di impiegati della biblioteca (Rosangela Gianonatti e Gennaro Guarino), Angelo Gianotto dell’ufficio tecnico, altri due addetti dell’ufficio patrimonio Giuliano Cervino e Antonio Nervo e un altro paio di persone di cui una all’ufficio del personale. Insomma un disastro di proporzione bibliche, nient’affatto seguito e guidato. Ciliegina sulla torta il part-time concesso al segretario generale, la punizione inflitta all’ex responsabile dell’ufficio tecnico Nedo Vinzio passato alla cultura, di cui, bontà sua, capirà poco, per non dire niente. L’altra “punizione” a Paola Mantovani declassata da vice dirigente a semplice direttore del museo Garda. Dulcis in fundo  il sovraccarico per Giovanni Repetto che aveva solo le scuole e adesso si occupa anche di servizi sociali e lavoro. Quel che non c’era e adesso c’è è però un capo di Gabinetto con i controfiocchi, cioè quel Renato Lavarini chiamato dall’ex sindaco Carlo Della Pepa ad occuparsi di Unesco e che fin dal primo giorno di Sertoli ha cominciato ad interessarsi di un po’ di tutto, facendo sempre più spesso le veci del sindaco. Ora, al netto delle situazioni che sarebbero andate a finire comunque così, il fuggi fuggi sembra evidente. E “fuggi fuggi” significa malessere, voglia di non fare un fico secco. Significa “bastoni tra i piedi”, “lavorare di sotto”. Significa uffici vuoti e telefoni che squillano inutilmente. Significa “ma che cavolo vuole quella lì....”   Elisabetta Piccoli avrà calcato troppo la mano?  La risposta, basta una semplice addizione, è scontata. Ci sa tanto di sì. Se le si dovesse dare un voto come capo del personale probabilmente sarebbe un quattro. Questo è quel che ha combinato Piccoli tanto esperta nella propria azienda quanto inesperta fuori da lì. Questa l’eredità. Convinta com’era di poter trasferire nella pubblica amministrazione i concetti dell’organizzazione aziendale di una società privata. Quanto tempo ci vorrà per sostituire e rendere operative nuove figure apicali? Quanto ci vorrà per far crescere nuove risorse senza l’esperienza di chi svolgeva certe attività da decenni? Chissà se Piccoli, calcolatrice alla mano, ce lo riesce a quantificare... Liborio La Mattina
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori