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IVREA. Parla Daniela Broglio. Giusta l’unificazione delle Atl. Puntiamo sui siti dell’Unesco

Da lunedì scorso, Daniela Broglio, 62 anni, da due anni e mezzo direttrice dell’Atl Torino e provincia è andata in pensione. Laureata in architettura, dal 2001 e fino al 2007, quando è stata chiusa, ha diretto l’Atl del Canavese.  Senza alcun dubbio un personaggio importante a cui si deve il lento passaggio di una intera area da un’economia prevalentemente manifatturiera a qualcos’altro che purtroppo è ancora un ibrido Cominciamo dall’unificazione di tutte le Atl della provincia di Torino avvenuta nel 2007? Giusta o sbagliata? Sicuramente giusta. Una corretta comunicazione turistica deve avere una porzione di territorio abbastanza grande per dare dei risultati. Vendere un’intera provincia è più corretto, anche se nello specifico quella di Torino ha caratteristiche molto diverse, divisa com’è, tra montagna, paesi e storia.  Dunque un’Atl tutta canavesana avrebbe poco senso? In realtà a Ivrea un punto informativo c’è e noi sul territorio abbiamo promosso e partecipato a non so quanti incontri. Quel che non sempre è stato capito è che Torino non è un competitor ma un valore aggiunto. Tanto per intenderci: di giorno sono a Ivrea o nel pinerolese e di notte alla Movida in centro a Torino. In 40 minuti il turista è in una città che offre tutto.  Che genere di turista? In base ai dati dell’Atl, chi decide di venire a Torino ci resta per due notti, visita i musei e nient’altro. I numeri sono confortanti e sempre in aumento da un anno all’altro. Perchè questo? La nostra provincia viaggia a due velocità.  Torino dopo le Olimpiadi ha imparato a farsi pubblicità, tutto il resto è rimasto fermo. Poi è vero che se mi guardo indietro si sono fatti passi da gigante. Ricominciamo da Ivrea. Cosa si può fare? O meglio.... con tutto quello che ha da offrire, Carnevale, San Savino, Unesco, Sigerico, Anfiteatro, Castello ecc... Dobbiamo distinguere gli eventi dalla proposta. Il Carnevale ha sicuramente fatto conoscere Ivrea nel mondo ma dura tre giorni. Questa città per essere venduta ha bisogno di altro. Va bene l’Unesco se proposto in un certo modo... Quale? Molti stranieri sono appassionati dei siti Unesco per la garanzia di unicità. Li cercano. In Canavese si potrebbero per esempio fare dei collegamenti con i Sacri Monti di Belmonte e con il castello di Agliè. Però... Però cosa? Per avere dei risultati, l’offerta non può prescindere dai servizi, senza dei qual difficilmente si troveranno tour operator interessati. Il visitor center è sufficiente? Più o meno. Ci vogliono guide turistiche. Ci vorrebbero percorsi all’interno degli edifici. Insomma ci va qualcosa di più Torniamo al Carnevale. E se si trovassero dei modi per dargli un senso tutto l’anno?  Un po’ come a Siena. Perchè no, dipende da cosa si fa. Io punterei anche su altre cose.  Ce le dica... Oggi molti turisti apprezzano il valore del paesaggio, della buona aria e del buon mangiare ... Tutto questo a Ivrea c’è già. Diciamo che per Ivrea il problema sono gli alberghi? Non ce n’è... Non ci sono alberghi ma negli ultimi anni, anche grazie alla via Francigena, sono aumentati gli agriturismo e i bed & breakfast. Ce ne sono molti appena fuori dai confini. Anche questo avvalora la tesi iniziale sul pacchetto turistico che non può prescindere da un lavoro sull’intera provincia e non su una porzione di essa. Ancora una cosa. Si sta pensando ad una Fondazione per la gestione di Ivrea Città industriale del XX° secolo, lei lo farebbe il presidente?  Sarei orgogliosa se qualcuno pensasse a me, però ritengo che ci siano molti giovani capaci. Io ho dato, adesso tocca ad altri. Poi per carità una mano la si può anche dare.  Liborio La Mattina
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