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29 Marzo 2020 - 18:37
“Non siamo eroi, facciamo il nostro lavoro, abbiamo bisogno di farlo in sicurezza”.
Il messaggio della dottoressa Federica Grosso, oncologa presso l’Ospedale di Alessandria, originaria di Pavone Canavese, è diretto e privo di ogni retorica: “Metteteci nelle condizioni di lavorare in sicurezza. Tamponi a tutti i sanitari”.
Un appello che arriva da chi il Covid-19 lo sta provando sulla sua pelle e su quella della sua famiglia.
Lei e il marito, entrambi oncologi, hanno contratto il coronavirus trasmettendolo alle figlie.
Il primo ad aver accusato i sintomi è stato il marito, lo scorso 8 marzo. Ma, in assenza di sintomi specifici e un contatto diretto con un contagiato, non gli viene fatto il tampone. Tre giorni dopo il medico e le figlie si sentono male.
Inizia così il calvario per tutta la famiglia.
“Dal tampone siamo risultati tutti positivi - racconta la dottoressa Grosso -. Le mie figlie avevano febbre alta, oltre i 39. Io, invece, non ho mai accusato sintomi. A stare peggio di tutti è stato mio marito. Dopo la corsa in pronto soccorso è stato ricoverato. Le sue condizioni sono precipitate. Aveva una polmonite bilaterale. Ha rischiato la vita. E’ stato salvato grazie al Tocilizumab, un farmaco per l’artrite reumatoide già sperimentato a Napoli. Qui in ospedale ad Alessandria è stato il primo a tentare questa cura. Fin dalla prima somministrazione il quadro clinico è notevolmente migliorato. Ma ha rischiato davvero grosso. Oggi è a casa, ma con la bombola dell’ossigeno ancora accanto al letto”.
La più grande preoccupazione di Federica Grosso è quella di aver potuto contagiare altra gente prima di scoprire di essere positiva al Covid-19: “Io in questi giorni di reclusione mi sento impotente, ho paura per le mie collaboratrici, per tutti i miei colleghi. Non voglio che nessuno viva ciò che ho vissuto io, il senso di colpa di aver infettato tutta la mia famiglia. Per questo dico che è necessario fare il tampone a tutti i sanitari. Questo non significa chiudere gli ospedali. La mia proposta è quella di impiegare noi medici positivi asintomatici nei reparti Covid. Ad Alessandria ce ne sono quattro e ci sarebbe un gran bisogno. Io qui rinchiusa in casa, mi sento impotente, inutile. Nonostante mi senta in ottime condizioni di salute, sono ancora positiva. Non tornerei mai, in queste condizioni, dai miei pazienti oncologici. Ma nei reparti Covid, sì. Ho fatto domanda, l’azienda chiederà l’autorizzazione all’Unità di Crisi. Vedremo come andrà. Purtroppo i sanitari positivi sono tantissimi. Non possiamo rischiare di rallentare la macchina dei soccorsi. Lasciateci lavorare con tutte le sicurezze del caso. E’ questa l’unica via”.
Classe 1972, la dottoressa Federica Grosso, responsabile della struttura mesotelioma, a dicembre è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro per essersi distinta in ambito professionale e specialistico come una delle studiose maggiormente autorevoli in materia di tumori rari e in particolare di mesotelioma pleurico.
“Di battagli ne ho fatte - commenta - ma questa è indubbiamente una delle più dure. Se nulla cambierà, ne non verranno ascoltate le istanze di noi medici e del personale sanitario, sarà molto difficile venirne fuori.
Anche perché un medico positivo asintomatico ha un fortissimo potenziale di contagio, entrando in contatto con moltissimi pazienti ogni giorno. Fare il tampone metterebbe al sicuro i pazienti, noi medici e le nostre famiglie. Ecco perché è così importante”
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