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IVREA. E se la biblioteca la facessimo qui? La proposta dell’ex Generale Alberto Bich

IVREA. E se la biblioteca la facessimo qui?  La proposta dell’ex  Generale Alberto Bich
L’idea gli era venuta sfogliando una rivista in cui si parlava del teatro Grand Splendor di Buenos Aires trasformato nella biblioteca più bella del mondo. E parliamo di un edificio costruito nel 1919, con una capacità di 1050 posti, le volte affrescate, cornici e sculture, ballatoi e palchi, rimasti intatti e al loro posto. Un vero e proprio paradiso per i lettori con musica dal vivo tutti i giorni. E poi sale lettura, bar e tutto il il fascino del vecchio teatro “Anche a Ivrea – commentava l’ex Generale Alberto Bich su queste pagine ormai più di un anno fa – Abbiamo un posto che potrebbe essere ripensato e trasformato in biblioteca. E’ il Centro La serra. Ridaremmo vita ad un immobile prestigioso unico per la sua architettura, vicino ad un parcheggio…” E parliamo di un edificio, spesso riprodotto nei libri universitari, progettato dagli architetti Iginio Cappai e Pietro Mainardis,  considerato l’ultimo dell’utopia olivettiana, il primo nato senza lo stimolo di Adriano Olivetti che era già morto. Per anni hotel di lusso, ora è sostanzialmente diviso in più parti. Microappartamenti, palestre e attività commerciali e un’ampia parte lasciata al degrado a due passi dal centro. “Limitandoci al cinema – inforcava Bich – parliamo di oltre 1500 metri quadri che potrebbero diventare molti di più con l’utilizzo della ex hall dell’albergo e della sala cupola di proprietà del Comune. Secondo i miei calcoli sarebbe una scelta economicamente vantaggiosa rispetto alle tante idee di questi mesi. Se vogliamo anche una scelta di marketing da sfruttare  a totale vantaggio di una città che oggi è patrimonio Unesco…”. E sarebbe anche il ritorno della cultura in un luogo in cui la cultura l’ha prodotta da padrona per tanti anni,  morta e sepolta con il fallimento della società Effetto Serra.  La domanda che ci si pone però adesso è quanto potrebbe venire a costare la risistemazione. “Credo due o trecento mila euro – metteva le mani avanti Bich – D’altro canto non è che trasferire la biblioteca a Palazzo Giusiana costerebbe di meno…”  In realtà un conto per sistemare tutto quel che c’è da sistemare e rendere l’edificio sicuro c’è ed è dell’architetto Giuseppe Peano che nel 2014. era stato incaricato di redigere una perizia dall’allora liquidatore. Il conto fa qualcosa come 700 mila euro. “Il frazionamento della struttura – scriveva – ha comportato un aggravio della gestione degli impianti e della sicurezza antincendio progettati inizialmente per servire in modo unitario l’edificio. Il problema della parte oggetto della vendita all’asta è anche che l’atrio condivide accessi, vie di uscita, impianti obsoleti di riscaldamento e ventilazione con la sala Cupola di proprietà del Comune…”. E sempre Peano però si rammaricava che l’edificio non fosse stato inserito nell’elenco dei siti del patrimonio Unesco e evidenziava, al piano delle fondazioni dell’edificio, la presenza di consistenti resti archeologici di epoca romana, vincolati dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte.
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