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SAN BENIGNO. Un protagonista del Risorgimento Vincenzo Robaudi, generale e musico

Tra i protagonisti canavesani del Risorgimento non possiamo dimenticare il sambenignese Vincenzo Robaudi, patriota, generale, politico e musico (1).

Robaudi Vincenzo Vittorio (?) Giuseppe Luigi nasce a San Benigno Canavese il 20 luglio 1819, da Francesco e Vittoria Bottino, come attesta il registro parrocchiale dei battesimi, libro 8°, p. 81.

Padrini furono don Luigi Bottino e Teresa Bottino sposata a Luigi Giacosa di Novareglia, che donerà la propria spada proprio a Vincenzo quale invito a onorare gli ideali patriottici. Dallo stesso zio è spinto a studiare all’Accademia Militare (anche se al contempo segue pure corsi di giurisprudenza e diventa procuratore).

Il primo impegno militare che lo vede protagonista è quello di volontario nell’arma dei bersaglieri nel 1848 durante la prima guerra d’Indipendenza di Carlo Alberto. Partecipa alla cosiddetta battaglia della Corona nel Veneto e il 1° luglio 1848 viene promosso sottotenente nel quarto Fanteria comandato dal Duca Ferdinando di Savoia-Genova.

Il 30 settembre passa di nuovo con i bersaglieri e combatte ancora nel 1849 fino alla “fatal Novara” del 23 marzo. Tra l’altro i Bersaglieri di La Marmora il 5 aprile attaccheranno Genova che aveva respinto l’armistizio e tra di essi ci sarà Vincenzo, contrario però alle violenze perpetrate in città per riportare l’ordine.

La seconda tappa lo vede sempre come Bersagliere nella guerra di Crimea. Nel 1856 il Robaudi riceve la menzione onorevole per la battaglia della Cernaia e la medaglia inglese di Crimea; nel 1857 la Croce di Cavaliere della Legion d’Onore. L’episodio che gli fece conferire tali onori era stato quello dello scontro del 16 agosto 1855, quando i piemontesi della linea fortificata “zig-zag” resistettero a sassate (al grido del comandante Chiabrera: “Fieui a sassà”) contro le truppe russe lanciatesi all’assalto.

Ritornato in fanteria, sparisce dalle cronache militari, per riapparire nel 1959 come “agente segreto” per Cavour.

Nel 1860 va in Italia Centrale (menzione d’onore e croce di Cavaliere) e quindi è inviato in Meridione per la repressione del Brigantaggio.

E qui si segnala anche per la sua generosità d’animo.

Vi è al proposito un aneddoto (che forse sconfina un po’ nell’agiografia): come rappresaglia per l’uccisione di un ufficiale, Robaudi occupa un paese e prende in ostaggio il sindaco e il parroco. Allora un giovane si presenta e si dichiara colpevole. Secondo la legge di guerra, la condanna conseguente sarebbe la fucilazione. Il giovane però chiede al nostro il permesso di andare a salutare la sua famiglia prima dell’esecuzione... e il nostro non solo gli concede tale permesso, ma fa in modo che possa dileguarsi in tutta libertà. Alcuni anni dopo quel giovane ritornerà per ringraziare chi lo aveva salvato e, manco a farlo apposta, si arruolerà a sua volta fra i bersaglieri.

Nel 1868 Robaudi è nominato colonnello del 5° Bersaglieri e quindi diventa comandante della Divisione Militare di Torino con il grado di Maggior Generale.

La sua casa di Torino diviene asilo per poveri e per artisti senza soldi... al punto che lui stesso muore in quasi povertà, perché ha elargito a questi indigenti addirittura i proventi dei suoi diritti d’autore.

Muore a Torino il 2 dicembre 1882, alle ore 8.10 in via Bogino 9. I suoi resti riposano nel camposanto di San Benigno (2).

E veniamo al Robaudi musico (3).

I primi sintomi di questa passione Vincenzo li dimostrò come cantante, anche se con scarso successo. In compenso forse gli giovarono i corsi seguiti all’Istituto musicale di Brema a Novara.

La prima composizione certa è “Il bersagliere in Crimea”, operetta del 1855 per la quale Robaudi fu musico e autore del testo e che fece eseguire proprio all’istituto musicale di cui sopra (18 marzo 1865).

Seguì “Canto dei Bersaglieri piemontesi”, eseguita il 13 giugno 1857 al Carlo Felice di Genova, diretta dal maestro Angelo Mariani e con la partecipazione del basso Ippolito Bremond. Quest’opera subì diverse rielaborazioni sia nel titolo (“Canto dei Bersaglieri al campo di Kamara in Crimea”) sia nel testo: in un primo momento vi fu la dedica alla regina Vittoria d’Inghilterra, in un secondo momento degli evviva a Vittorio Emanuele II e a La Marmora... nel tentativo di riabilitare il comportamento di costui a Genova nel 1849.

Abbiamo ancora l’ “Inno di guerra dei Bersaglieri”, le cui parole furono scritte da Angelo Brofferio (1855) e un’opera incompiuta (“Maria Tudor”).

Ma forse per capire l’animo di Robaudi più che queste opere militari sono importanti le romanze. Ricordiamo “Lena”, “Non ti scordar di me” e soprattutto “Alla stella confidente” (riedita in Russia, Francia, Germania, Portogallo e Nordamerica) (4).

San Benigno ha ovviamente intitolata a Vincenzo Robaudi la locale filarmonica fin dal 10 agosto 1913 (madrine Margherita Viola e Caterina Bertorello), come a lui fa riferimento il parallelo gruppo giovanile di Marching Band “General Vincent”.

A Robaudi sono infine dedicati un monumento sotto l’Ala Comunale (opera del Dini) e una via.

Note

1. Di Robaudi non esiste una biografia completa. In particolare devo dire che molte delle notizie che riferisco sono state tratte da articoli di studiosi locali quali soprattutto Roberto Damilano, Corrado Goffi e Luciano Viola.

Altre notizie poi si possono ricavare da:

V. MINUTI, Noterelle, in L’Illustrazione Italiana, Milano, 10 (1883), n. 3, p. 38 (a cura Min. Pubblica Istruzione), Bibliografia Italiana, XVII (1883), n, 3, p. 57.

A. PAGLIAINI, Catalogo generale della Libreria Italiana dall’anno 1847 a tutto il 1899, Milano 1901, vol. III, p. 330. s. voce Robaudi (Vincenzo), in Enciclopedia Militare, Milano 1933, vol. VI, p. 576.

P. SCHIARINI, Robaudi Vincenzo, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano 1937, vol. IV, p. 88.

2. Ringrazio al proposito il Signor Battista Aghemo che con una sua ricerca ci ha fornito gli atti di morte della parrocchia San Francesco da Paola e del Comune di Torino, nonché la foto del loculo del Generale nel cimitero di San Benigno e il ritratto realizzato dal pittore Marco Lemnis di Livorno.

3. Su Robaudi musico si può consultare la seguente bibliografia

U. ROLANDI, Vincenzo Robaudi, l’autore della “Stella confidente”, in Rivista Nazionale di Musica, Roma. 7 (1926), n. 225, pp. 1323-1330.

C. SCHMIDL su Dizionario Universale dei Musicisti, Milano 1926-1929, vol. II, p. 279.

V. TERENZIO, La musica italiana nell’Ottocento, Milano 1976, p. 678.

E. FRASSONI, Una data dimenticata nella storia del Carlo Felice, in “La Casana”, Genova, 3 (1988), pp. 48. Quest’ultimo testo ci è stato particolarmente prezioso per il repertorio delle opere musicali di Robaudi.

C.F.SCAVINI, che, dedicando una poesia al Maestro, cita anche la rievocazione de “La stella confidente” in una novella di Guelfo Civinini.

4. Quest’ultimo brano fu riportato alla ribalta dalla Filarmonica sambenignese: nel 1982 il maestro Franco Cittadino ne fece una prima esecuzione; nella versione completa fu eseguita nel 1989 su trascrizione per banda del maestro Giancarlo Cometto; nel 1993 una incisione su disco fu ritrovata dal colonnello Carlo Magnani; nel 2003 sotto la direzione del maestro Masino Mangiacasale fu cantata da Paolo Contratto (e ancora un’altra volta da Giacomo Grigoletto).

Partiture varie anche di altre opere sono state infine reperite ancora una volta da Battista Aghemo attraverso vari archivi, ivi compreso il Museo storico dei Bersaglieri.

Articolo tratto dalla rivista Canavèis

 
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