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PARELLA. Bollettino contro Barlese per il "No" alla fusione

PARELLA. Bollettino contro Barlese per il "No" alla fusione

Bollettino e Barlese

Non vogliono fare la fusione per non perdere la poltrona”. Non le manda a dire il primo cittadino di Parella, Marco Bollettino, che torna ancora sul progetto di fusione che avrebbe dovuto mettere insieme i comuni di Colleretto Giacosa, Parella, Strambinello e Quagliuzzo. Un progetto fallito proprio per “colpa” o “merito” del sindaco di Quagliuzzo, Ernesto Barlese. Non è “l’identità” - spiega Bollettino - il vero motivo per cui tanti Sindaci sono contrari alle fusioni, è la “poltrona”.Fondersi significa che qualcuno non farà più il Sindaco, l’Assessore, il Consigliere comunale, che qualcuno non sarà più salutato come “Signor Sindaco” dai suoi compaesani, che l’Assessore regionale di turno non lo inviterà più a questa o quella riunione, che non andrà più alle assemblee delle società partecipate per votarne Presidente e Consiglio di Amministrazione, che non potrà più mettersi la fascia tricolore e “rappresentare” la Comunità. E poco importa se, così facendo, quella Comunità si avvia lentamente a scomparire”. Il primo cittadino spiega, poi, i veri vantaggi delle fusioni. “Noi Sindaci dovremmo essere seri e pragmatici - prosegue -. È inutile che chiediamo più soldi, qualche dipendente in più o lo sgravio di responsabilità. La soluzione ce l’abbiamo davanti agli occhi e si chiama fusione. Eh ma l’identità? Così si perde l’identità! Questa frase l’ho sentita tante volte, quando cercavo, invano, di convincere tutti i sindaci vicini a realizzare insieme un progetto di fusione. “Se ci fondiamo spariscono i singoli comuni e perdiamo l’identità.” Invito chi risiede in uno di questi piccoli Comuni a fare un esperimento mentale insieme a me. Quando vado a Ivrea e mi chiedono di dove sono, rispondo: “Parella”. È il mio Comune, la mia identità. Ma poi vado a Milano e, alla stessa domanda, sapete cosa rispondo, senza neanche pensarci troppo? Ivrea. E se sono in vacanza lontano da qui, anche senza uscire dall’Italia, è molto probabile che risponda Torino. Ecco che fine fa l’identità! L’identità rimane solo se il Comune non muore, se garantisce servizi, se attrae persone e imprese, se il suo nome è conosciuto più in là di qualche decina di chilometri. Mettersi insieme non significa distruggere l’identità dei singoli municipi: è l’unico modo per preservarla!”. Bollettino, poi, descrive, così, il progetto che aveva condiviso con i suoi colleghi.  Quando ho presentato ai Comuni vicini dell’ex Pedanea - spiega - il progetto di fusione che avevo in mente, il Comune risultante sarebbe stato da circa 3.000 abitanti, con 12-14 dipendenti comunali, un ingente risparmio nelle spese correnti e la possibilità, finalmente, di poter decidere una politica di sviluppo che non fosse quella di lottare per mantenere quel poco che c’è. Ma non è tutto, perché in dieci anni sarebbero arrivati circa 6 milioni di euro, ripeto 6 milioni di euro, per investimenti. Avremmo potuto finalmente decidere insieme quale futuro dare a questo piccolo territorio, realizzare un’offerta culturale integrata e programmata di anno in anno, investire nelle infrastrutture che servono quei piccoli poli di eccellenza che abbiamo, intervenire insieme per la difesa del suolo e, soprattutto, decidere che cosa volevamo diventare. Io un‘idea ce l’avevo: raccogliere tutte le offerte turistiche e culturali della Val Chiusella, in primis, ma anche dell’Eporediese e proporci come punto di appoggio per chi vuole visitare il territorio. Per farlo avremmo avuto bisogno di ingenti investimenti per promuovere una sorta di albergo diffuso, incentivando la riconversione in B&B delle tante case sfitte e semi abbandonate, fornendo bici e auto elettriche, con tanto di colonnina di ricarica, per chi vuole visitare la Val Chiusella senza inquinarla, realizzare un centro di aggregazione, in collaborazione con dei privati, per affiancare a un servizio di bar e ristoro un centro di informazioni sempre aperto che potesse fungere da guida per i turisti. Ovviamente tutto questo si potrebbe fare solo con quelle risorse che, per colpa nostra, non avremo mai”. Insomma, secondo Bollettino, i piccoli comuni, se non si mettono insieme sono destinati a perire.

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