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Lutto

Addio a Kennedy Mbachu, coach del Canavese e guida per i giovani: il basket piange “Ken”

Aveva 40 anni, stroncato da un male. Fino all’ultimo in palestra con i suoi ragazzi

Addio a Kennedy Mbachu

Addio a Kennedy Mbachu, coach del Canavese e guida per i giovani: il basket piange “Ken”

Fino all’ultimo giorno in campo, accanto ai suoi ragazzi. Poi, poche ore dopo l’allenamento, la notizia che ha scosso il mondo del basket canavesano: è morto Kennedy Mbachu, per tutti semplicemente “Ken”. Avrebbe compiuto 41 anni a maggio.

La sua scomparsa, arrivata dopo una lunga malattia affrontata con forza e discrezione, ha lasciato un vuoto profondo nelle società sportive con cui ha collaborato e in tutti coloro che lo hanno conosciuto. Viveva e lavorava a Torino, ma il suo nome era diventato un punto di riferimento tra Rivarolo Canavese e Forno, dove negli anni aveva costruito relazioni, progetti e soprattutto legami umani.

A ricordarlo per prima è stata la Usac Rivarolo Basket, con un messaggio carico di emozione: “Abbiamo saputo poche ore fa della scomparsa di Kennedy Mbachu e siamo tutti profondamente tristi. Ieri sera ha ancora condotto l’allenamento con la nostra under 13 e basta questo per raccontare che persona fosse”. Parole che restituiscono l’immagine di un uomo presente fino alla fine, capace di mettere i ragazzi sempre al centro, anche nei momenti più difficili.

Ken allenava infatti l’under 13 dell’Usac Rivarolo e seguiva anche i giovani del Real Forno Basket, società della quale era stato anche membro del direttivo. Un impegno costante, quotidiano, fatto di passione e dedizione, che lo aveva reso una figura riconosciuta e rispettata dentro e fuori dal parquet.

Il ricordo che emerge dai messaggi di cordoglio è quello di un uomo prima ancora che di un allenatore. “Ti abbiamo conosciuto come coach, giocatore e dirigente, ma soprattutto come amico”, scrive chi ha condiviso con lui anni di sport. Un punto di riferimento per decine di ragazzi cresciuti sotto la sua guida, ma anche per i compagni di squadra e per lo staff delle società.

Il suo stile era fatto di umanità e riservatezza, qualità che lo rendevano speciale agli occhi di chi lo frequentava ogni giorno. Non solo tecnica e allenamenti, ma anche valori: rispetto, impegno, spirito di squadra. Un educatore, prima ancora che un coach.

La malattia non lo aveva allontanato dal campo. Al contrario, aveva continuato a esserci, a seguire i suoi atleti, a trasmettere energia e determinazione. Un esempio concreto di cosa significhi vivere lo sport come passione autentica e responsabilità verso gli altri. Lascia la compagna Alexia, la mamma Charlotte e i fratelli Roberto, Elena e Bob. Attorno a loro si è stretta una comunità intera, unita nel dolore ma anche nel ricordo di ciò che Ken ha rappresentato.

La famiglia e gli amici hanno scelto di trasformare il lutto in un gesto concreto, invitando a sostenere le realtà sportive che hanno fatto parte della sua vita – Real Forno Basket, Usac Rivarolo Basket e Paideia Sport – attraverso una donazione alla Fondazione Paideia, ente filantropico impegnato nel supporto a bambini e famiglie. I funerali si terranno a Torino: il Santo Rosario sarà recitato venerdì 27 marzo alle 19 nella chiesa della Gran Madre, mentre l’ultimo saluto è previsto per sabato 28 marzo alle 12, nello stesso luogo.

Resta il ricordo di un uomo che ha fatto dello sport una missione educativa e relazionale. E soprattutto l’immagine di quell’ultimo allenamento, poche ore prima della morte: in palestra, con i suoi ragazzi, dove ha sempre scelto di stare.

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