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Cronaca

Ronaldo vince anche in tribunale. Manovra stipendi, altra sconfitta per la Juventus

Il giudice del lavoro di Torino dà ragione a Cristiano Ronaldo e boccia il ricorso bianconero: i 9,8 milioni non tornano indietro. La “carta Ronaldo” resta una ferita aperta dell’era Agnelli

Ronaldo vince anche in tribunale. Manovra stipendi, altra sconfitta Juve:

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La manovra stipendi torna a bussare alla porta della Juventus e questa volta lo fa con una sentenza che chiude – almeno per ora – uno dei capitoli più spinosi dell’era recente bianconera. Il giudice del lavoro di Torino, Gian Luca Robaldo, ha infatti dato ragione a Cristiano Ronaldo, rigettando il ricorso presentato dal club contro il lodo arbitrale del 2024. Tradotto: la Juventus non potrà riavere i 9,8 milioni di euro già versati al campione portoghese per stipendi differiti e dovrà anche farsi carico delle spese legali. Una decisione che non avrà effetti sui bilanci futuri della società, dal momento che la somma era già stata messa a bilancio nell’esercizio 2023/24, ma che pesa eccome sul piano simbolico e giudiziario, perché conferma nero su bianco la fondatezza delle pretese dell’ex numero 7 bianconero.

La vicenda affonda le radici nei mesi più bui della pandemia, quando il calcio mondiale si fermò di colpo e i conti dei club iniziarono a scricchiolare sotto il peso di stipendi faraonici e incassi azzerati. In quel contesto la Juventus raggiunse un accordo con i propri calciatori per la “rinuncia” a una parte delle mensilità durante la sospensione del campionato. Una rinuncia che, come emerse successivamente, rinuncia non era affatto, ma piuttosto un differimentodei pagamenti, utile a dare ossigeno al bilancio della stagione 2019/20, segnata da stadi chiusi e incertezze totali. Non a caso, intercettato durante le indagini, l’allora avvocato bianconero Cesare Gabasio arrivò a dire che si trattava di un accordo che “teoricamente non deve esistere”, frase diventata uno dei simboli dell’inchiesta Prisma.

Con Cristiano Ronaldo il discorso fu ancora più delicato. Durante l’indagine si parlò apertamente della famosa “carta Ronaldo”, per usare le parole dell’allora dirigente Federico Cherubini: una scrittura privata che garantiva al giocatore il pagamento di circa 19,6 milioni di euro di stipendi rinviati, da corrispondere anche in caso di cessione. Una sorta di assicurazione personale per il campione portoghese, che nel 2021 lasciò Torino per tornare al Manchester United. Ma proprio in quel momento, secondo la ricostruzione di Ronaldo, quella promessa non venne mantenuta e gli importi non furono versati.

Da lì il contenzioso. Dopo il ritrovamento della “carta Ronaldo” nel corso di una perquisizione nello studio torinese dell’avvocato Federico Restano, il fuoriclasse portoghese citò la Juventus nel settembre 2023. L’assenza della sua firma sul documento portò però le parti a scegliere la strada dell’arbitrato. Nel 2024 il collegio arbitrale riconobbe a Ronaldo solo metà della cifra richiesta, ovvero 9,8 milioni di euro, ritenendo comunque fondata la pretesa economica sulla base del comportamento complessivo della società e delle trattative intercorse. Una decisione che la Juventus non accettò, presentando ricorso al giudice del lavoro di Torino con l’obiettivo di annullare il lodo e recuperare quanto pagato.

Il verdetto arrivato ora segna una nuova e pesante bocciatura per il club bianconero. Il giudice Robaldo ha respinto il ricorso, confermando l’impianto della decisione arbitrale e sancendo che Ronaldo non dovrà restituire nulla. Anzi, considerando interessi e accessori, l’importo complessivo riconosciuto al portoghese si avvicina agli 11 milioni di euro. Dal punto di vista contabile la Juventus può tirare un sospiro di sollievo, perché l’impatto era già stato assorbito, ma sul piano della ricostruzione storica la sentenza rappresenta l’ennesimo tassello di un periodo che ha segnato profondamente il club.

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La manovra stipendi, insieme al caso plusvalenze, ha infatti contribuito a innescare una crisi senza precedenti, culminata con la penalizzazione di 10 punti in classifica e con la fine dell’era Andrea Agnelli, chiudendo un ciclo che sembrava destinato a durare ancora a lungo. La sentenza conferma anche un principio giuridico chiaro: anche un accordo non formalizzato con una firma può produrre effetti, se supportato da comportamenti coerenti e da impegni concreti. Un messaggio che va ben oltre il singolo caso Ronaldo e che parla a tutto il sistema calcio.

La Juventus, sul piano formale, potrebbe ancora valutare ulteriori impugnazioni, ma la strada appare stretta e in salita. Per ora resta una certezza: Cristiano Ronaldo vince anche in tribunale, e la “carta Ronaldo”, a distanza di anni, continua a pesare come un macigno su una delle stagioni più controverse della storia recente bianconera. Insomma.

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