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Cronaca
18 Gennaio 2026 - 18:28
All’alba di domenica 18 gennaio 2026, in Barriera di Milano, Torino ha rimesso in scena uno dei suoi copioni più logori: una rissa in strada, fuori dai locali, quando la notte finisce e cominciano i conti con ciò che resta. È successo tra via Stradella, via Pont e corso Venezia, a due passi da piazza Baldissera, e non parliamo di spintoni tra ragazzini. Parliamo di botte in mezzo alle auto, di ragazzi scaraventati tra i veicoli, di violenza che si consuma davanti ai fari accesi e alle serrande abbassate, come se fosse normale.
Il video è finito sui social, pubblicato su Facebook da Carmela Ventra, consigliera di Torino Bellissima in Circoscrizione 5, che ha accompagnato le immagini con un commento secco: “I residenti meritano tranquillità e considerato le molte ore trascorse all'interno, evidentemente troppo alcool alimenta e vivacizzare gli animi”. Una frase che dice due cose insieme: la prima è la richiesta, legittima, di chi vive lì e vede la propria zona trasformata in un ring notturno. La seconda è una spiegazione fin troppo comoda, perché ridurre tutto a “troppo alcol” rischia di diventare l’alibi collettivo con cui lavarsi la coscienza e archiviare l’ennesimo episodio come “una notte storta”.
Qui il punto non è moralizzare. Il punto è capire cosa ci facciamo, ogni weekend, con pezzi di città che diventano terra di nessuno per qualche ora, e poi tornano a essere “quartiere” al mattino, quando passano le mamme, gli autobus e i negozianti. La scena è sempre uguale: locali che attirano giovani, strade che reggono male la pressione, tensioni che esplodono, e residenti che si sentono ostaggi. E intorno, un silenzio che pesa più delle urla.
Secondo quanto riportato, non risultano interventi delle forze dell’ordine e la situazione sarebbe rientrata spontaneamente. Ma anche questa è una formula che suona stonata: “rientrata” cosa, esattamente? Perché la rissa sarà finita, sì, ma resta il messaggio che passa ogni volta: succede, si filma, si condivide, ci si indigna per qualche ora e poi si ricomincia da capo.
E Barriera di Milano, ancora una volta, paga il prezzo più alto: quello dell’abitudine. Abituarsi alle risse. Abituarsi alle notti fuori controllo. Abituarsi all’idea che in certi pezzi di Torino la normalità sia negoziabile, e che la sicurezza sia un lusso per chi vive altrove.
Il problema non è solo una rissa. Il problema è che Torino continua a trattare certe periferie come se fossero sempre sull’orlo, e quindi “inermi” per definizione. E quando l’alba porta via i ragazzi e resta soltanto la strada, la domanda è sempre la stessa: quante volte ancora dovrà ripetersi la scena prima che qualcuno smetta di chiamarla semplicemente “movida” e inizi a chiamarla per quello che è? Violenza in strada. E una città che finge di non vedere.
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