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Cronaca
13 Gennaio 2026 - 17:23
Otto gatti trovati morti nel borgo: sospetto avvelenamento
Otto gatti trovati morti in due giorni, in uno dei borghi più visitati d’Italia.
È successo a Civita di Bagnoregio, tra il ponte sospeso e la Porta di Santa Maria. Le ciotole di cibo rimaste piene all’alba sono state il primo segnale che qualcosa non andava. Poi i ritrovamenti, uno dopo l’altro. L’ipotesi più accreditata è l’avvelenamento, ma saranno gli esami degli Istituti zooprofilattici a stabilire con certezza le cause della morte.
A lanciare l’allarme è stato il sindaco Luca Profili, che ha parlato di «cattiveria inaccettabile» e di «atto criminale», invitando chiunque abbia informazioni utili a segnalarle immediatamente alle autorità. Il Comune ha annunciato l’avvio degli accertamenti e il coinvolgimento dei servizi competenti.
I gatti di Civita non sono randagi qualunque. Da anni la colonia felina del borgo è curata, censita e seguita da volontari e residenti. Sterilizzazioni, cure veterinarie, adozioni: un lavoro costante che ha reso quei felini una presenza stabile e riconoscibile, parte integrante dell’immagine del paese. Fotografati dai turisti, raccontati sui social, diventati quasi un simbolo del borgo arroccato sui calanchi.
I ritrovamenti sono avvenuti tra domenica 12 gennaio 2026 e le ore successive, in diverse zone del centro storico. Le segnalazioni convergono su un possibile uso di bocconi avvelenati, una pratica purtroppo già nota in altri contesti. In questi casi la procedura è precisa: il veterinario segnala il sospetto al Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi degli animali, gestito dall’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana, che si occupa di necroscopie e analisi tossicologiche. Gli esiti sono fondamentali sia per individuare la sostanza utilizzata sia per fornire elementi utili alle indagini giudiziarie.
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Se l’avvelenamento venisse confermato, scatterebbero anche gli obblighi previsti dalla normativa in vigore. L’ordinanza ministeriale entrata in vigore nel 2025 prevede sanzioni amministrative da 1.000 a 10.000 euro per chi prepara o abbandona esche tossiche, oltre alla bonifica delle aree entro 48 ore e alla cartellonistica di avviso. Restano inoltre applicabili le norme del Codice penale che puniscono l’uccisione e il maltrattamento di animali.
Il caso di Civita colpisce perché va oltre la morte degli animali. Disseminare veleni in un borgo attraversato ogni giorno da famiglie e visitatori significa mettere a rischio anche persone e fauna selvatica. È un problema di sicurezza pubblica, oltre che una ferita simbolica per una comunità che ha costruito parte della propria identità sulla convivenza con i gatti.
Le volontarie che da anni si occupano della colonia parlano di sgomento e rabbia. Gli animali erano monitorati, riconosciuti, parte di un equilibrio fragile ma funzionante. La loro uccisione riapre una ferita che molte comunità conoscono bene: quella degli avvelenamenti come gesto anonimo, rapido, difficile da intercettare se non con la collaborazione dei cittadini.
Il Comune ha invitato residenti e visitatori a non toccare eventuali bocconi o carcasse, a segnalarne subito la presenza e a seguire le indicazioni che verranno fornite in caso di bonifica. Ai proprietari di animali è stato raccomandato di prestare la massima attenzione e di rivolgersi immediatamente a un veterinario in presenza di sintomi sospetti.
Nel frattempo, le indagini proseguono. Solo le analisi di laboratorio potranno chiarire se si sia trattato di un singolo episodio o di una azione ripetuta e deliberata. Parlare ora di un responsabile “seriale” resta un’ipotesi giornalistica, non un dato accertato.
Di certo, a Civita resta il silenzio di queste ore e l’immagine delle ciotole rimaste piene. Otto gatti uccisi in un luogo che vive di bellezza e fragilità sono un segnale che la comunità non vuole ignorare. Da qui passa la risposta: segnalazioni, controlli, bonifiche e vigilanza. Perché colpire una colonia tutelata significa colpire un bene comune.
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