Cerca

Cronaca

Venduta dalla mamma e picchiata dallo "sposo": 14enne vagava scalza nella notte

La giovane ha chiesto aiuto dopo l’ennesima aggressione. Verifiche su un presunto “matrimonio combinato”

Venduta dalla mamma e picchiata dallo "sposo": 14enne vagava scalza nella notte

Venduta dalla mamma e picchiata dallo "sposo": 14enne vagava scalza nella notte

Camminava scalza sul ciglio della strada, nel buio del basso Ferrarese, con il volto gonfio e un telefono stretto in mano. È così che, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, una ragazza di 14 anni viene notata da un’automobilista e soccorsa. Da quella segnalazione nasce un’indagine che porta all’arresto di un uomo di 25 anni e fa emergere il racconto di settimane di violenze, di una convivenza imposta e di un presunto “matrimonio combinato” mai formalizzato.

La giovane, di origini dell’Europa orientale, era arrivata in Italia a novembre. Secondo quanto riferito agli investigatori, viveva con il 25enne in una casa isolata. Quella notte, dopo l’ennesima aggressione – scatenata, sempre secondo il racconto, da gelosia e alcol – riesce a scappare, avvia una videochiamata con familiari all’estero e chiede aiuto. Una passante si ferma e chiama il 112.

I Carabinieri intervengono e, vista la barriera linguistica, raccolgono le prime informazioni con l’aiuto dei parenti collegati in chiamata, poi con interpreti. La ragazza viene portata al Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Cona, dove i medici riscontrano lesioni tali da richiedere un ricovero con prognosi di circa 30 giorni. È in ospedale che la 14enne formalizza la denuncia. Poche ore dopo scatta l’arresto del convivente, condotto in carcere.

L’uomo è accusato di maltrattamenti e lesioni personali. Su di lui pende anche un’indagine per atti sessuali su minore convivente, un’ipotesi che la Procura di Ferrara sta valutando alla luce dell’età della ragazza, della convivenza e del contesto riferito. Nelle dichiarazioni raccolte, la minore avrebbe detto di non essere stata costretta nei rapporti, ma la normativa tutela in modo rafforzato i minorenni e impone verifiche stringenti quando esistono disparità anagrafiche, relazioni di dipendenza o condizioni di soggezione. Saranno gli accertamenti medici, le testimonianze e i riscontri oggettivi a definire il perimetro dei reati. Vale, come sempre, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Nel racconto della 14enne c’è anche un altro elemento delicato: parla di una presunta “vendita” e di un accordo tra adulti che avrebbe portato alla convivenza, con il coinvolgimento della madre. In Italia un “matrimonio combinato” di questo tipo non ha alcuna validità giuridica. Se venissero accertati pagamenti o intermediazioni sulla persona della minore, l’inchiesta potrebbe estendersi a ipotesi più gravi, ma al momento gli inquirenti procedono con prudenza, concentrandosi sui reati già contestati e sull’ascolto protetto della ragazza, ora sotto tutela.

La giovane ha riferito che le violenze non sarebbero state isolate. Alcune ricostruzioni parlano di aggressioni ripetute, fino all’episodio che l’ha spinta a fuggire. Un quadro che, se confermato, rientra nei meccanismi tipici della violenza domestica: isolamento, controllo, escalation. Un isolamento aggravato dalla scarsa conoscenza dell’italiano, che avrebbe reso la ragazza completamente dipendente dall’adulto convivente e priva di una rete esterna.

Il caso del Ferrarese riporta al centro il tema della tutela dei minorenni e delle unioni imposte. Negli ultimi anni, anche in Emilia-Romagna, la magistratura ha affrontato procedimenti legati a forme di controllo familiare estremo, fino a rischi di rimpatri forzati o convivenze coatte. Non fenomeni generalizzabili a comunità o nazionalità, ma situazioni individuali in cui patriarcato, isolamento e abuso di potere si saldano. Le responsabilità, ribadiscono procure e tribunali, sono sempre personali e vanno accertate caso per caso.

In questa vicenda, un ruolo decisivo lo ha avuto chi si è fermato. Una persona qualunque che, vedendo una ragazza ferita in strada, ha chiamato i soccorsi. Da lì si è attivata la catena di protezione: forze dell’ordine, sanitari, magistratura, servizi sociali. È un meccanismo che funziona solo se qualcuno rompe il silenzio.

Per questo resta centrale il 1522, numero pubblico antiviolenza e antistalking, gratuito e attivo 24 ore su 24, anche in più lingue. Non è solo un numero per le emergenze: è uno strumento di ascolto e orientamento, utile anche a chi sospetta una situazione di rischio per una minore. I dati mostrano una domanda di aiuto in crescita, ma anche quanto resti sommerso ciò che non arriva mai a una denuncia.

Ora l’indagine prosegue. La Procura dovrà chiarire chi ha organizzato l’arrivo in Italia, se ci siano stati intermediari, quale ruolo abbiano avuto gli adulti coinvolti e se vi siano responsabilità ulteriori. Intanto, la priorità resta una sola: proteggere la ragazza, garantirle cure, sicurezza e un percorso che le restituisca ciò che le è stato tolto. Tutto il resto verrà dopo, nelle aule di giustizia.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori