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Cronaca

Asl TO4, processo Spresal: la macchina mai ripartita e l’infinito sequestro che costa milioni all'azienda OMP di Busano

Il rovescio della medaglia del processo al settore dell'Asl chiamato a vigilare sulla sicurezza sul lavoro è quel macchinario ancora sotto sequestro. Un fermo che soffoca la produzione dell'azienda canavesana

L'Omp, fiore all'occhiello delle aziende canavesane

L'Omp, fiore all'occhiello delle aziende canavesane

Il 25 luglio del 2018 una brocciatrice delle Officine Meccaniche Piemontesi di Busano si guasta, o forse si inceppa, o forse no. In ogni caso, la broccia cade e un operaio del reparto lavorazioni metalliche perde una falange. Un incidente grave, certo, ma unico: in sette anni, su quel macchinario non si è verificato nessun altro infortunio, come ribadiranno numerosi testimoni nel corso del processo. È da quel giorno, da quel solo infortunio, che prende forma un’inchiesta gigantesca, un procedimento che oggi, nel 2025, inghiotte dirigenti e tecnici dello Spresal dell’Asl TO4, punta il dito contro prassi ritenute opache, fascicoli scomparsi, reperti mai trovati, perizie contestate e un presunto sistema di controllo che – secondo la Procura di Ivrea – avrebbe smesso di funzionare molto prima di quel pomeriggio d’estate.

Ed è da lì che nasce anche un paradosso: la brocciatrice incriminata, quella che dopo il 25 luglio 2018 era stata dissequestrata e aveva continuato a lavorare senza altri incidenti fino al 2023, oggi è ancora ferma. Bloccata. Immobile. Sotto sequestro. E per tornare a funzionare dovrà aspettare la fine di una perizia disposta dal Tribunale, che verrà discussa in un’udienza futura davanti ai giudici Stefania Cugge, Antonella Pelliccia ed Edoardo Scanavino. Fino ad allora, nessun movimento: la macchina rimane sigillata, e con lei una parte enorme del ciclo produttivo della OMP, azienda che lavora su tre turni e che oggi tenta di evitare ricadute occupazionali non licenziando nessuno, assorbendo interamente il contraccolpo.

Una situazione che – come ha più volte ricordato la difesa dei Rosboch, rappresentata dagli avvocati Gianluca Vallero ed Elena Corgnier – pesa come un macigno su un’azienda storica del Canavese, che conta centinaia di dipendenti e una produzione strutturata sul ritmo continuo delle macchine utensili.

Il nodo delle date: 25 luglio 2018 – 2023 – oggi

Il cuore della vicenda sta tutto in tre date.

25 luglio 2018. L’infortunio. L’operaio del 1962 perde parte di una falange. La brocciatrice viene sequestrata, esaminata dallo Spresal, giudicata conforme ai requisiti minimi dell’allegato V del Testo Unico sulla sicurezza, quindi dissequestrata. Pochi giorni dopo torna in funzione.

Dal 2018 al 2023. Cinque anni di produzione continua. Nessun incidente. Nessun blocco. Nessun guasto rilevante. Gli operai continuano a lavorare sulla brocciatrice 062 e sulla sua gemella, la 061, senza che si verifichi alcuna dinamica simile a quella del 25 luglio.

10 novembre 2022. Lo Spresal torna in azienda per un nuovo sopralluogo, questa volta nell’ambito dell’indagine della Procura di Ivrea. Il macchinario viene sequestrato di nuovo, stavolta nell’ambito del procedimento penale aperto contro dirigenti e tecnici Spresal. Da quel giorno, rimane fermo. È il 2023.

2023 – 2025. La OMP chiede il dissequestro all’inizio del dibattimento. La Corte non può decidere: dispone una perizia tecnica. Finché la perizia non verrà discussa e i giudici non si pronunceranno, la macchina non potrà ripartire.

Un blocco che ha un costo enorme. Perché quella brocciatrice lavora su tre turni, produce componenti essenziali per il ciclo industriale e la sua inattività sottrae risorse e margini. Eppure, nonostante tutto, nonostante un unico infortunio in quasi cinquant’anni di servizio, nonostante cinque anni di attività senza criticità, oggi resta ferma.

È questo, oggi, il punto su cui gli avvocati della difesa tornano più volte: come può un macchinario ritenuto funzionante nel 2018, rimasto operativo fino al 2023, essere diventato improvvisamente così pericoloso da richiedere un sequestro prolungato?

L’udienza di oggi: i testimoni raccontano la macchina che ha lavorato per una vita

La seduta si apre con la deposizione di Ezio Corgiat, classe 1968, manutentore in OMP dal 1984. Racconta di non aver visto l’incidente ma di essere arrivato un’ora dopo:

«Sono intervenuto dopo circa un’ora. Giacomo Pin non c’era più. Cercavano il pezzo del dito».

Osserva la macchina. Non tocca nulla. Non ricorda se la broccia fosse ancora in sede. Afferma che il macchinario, nelle prove fatte dopo l’infortunio, «funzionava tutto». E aggiunge ciò che diventerà un leitmotiv dell’udienza:

«A parte questo incidente, non ne ricordo altri».

Descrive poi la meccanica della brocciatrice: un’unica motorizzazione, movimento lineare, impossibilità di ripetizione del colpo, differenza strutturale rispetto alle presse. Spiega che i perni locatori, sequestrati nel 2018 dallo Spresal, erano «a occhio usurati», ma che senza prove tecniche non era possibile determinare il grado di usura.

Racconta poi del 10 novembre 2022, quando tre ispettori tornarono in azienda e sequestrarono nuovamente il macchinario:

«Da allora è ancora sotto sequestro».

A seguire testimonia Kharmud Morad, caporeparto e attrezzatore, che conferma di non aver mai visto cadere una broccia né sulla macchina 62 né sulla gemella 61. Afferma:

«Dopo l’incidente i perni sono stati sostituiti. Ma non ricordo chi allestì la macchina il giorno dell’infortunio».

Spiega le competenze: tre capoturno, verifica attrezzature, controlli non sempre estesi ai perni nelle procedure pre-2018.

Poi è la volta di Gaia Pavan, tecnico Spresal e oggi coordinatrice della sede di Ivrea. Racconta l’accesso del 10 novembre 2022, distingue tra ciò che ha firmato come UPG e ciò che ha invece redatto in formazione. Ricostruisce la delega della Procura, la catena delle prescrizioni del gennaio 2024 e precisa:

«Quando ho firmato le prescrizioni del gennaio 2024 ero già indagata».

Una frase che fotografa il clima interno allo Spresal in quegli anni.

Infine, Maria Rosa Caldaroni, compagna dell’ispettore Romano, ora distaccato in Procura. Conferma le deleghe, la richiesta della pm Bossi di tradurre le contestazioni del consulente ing. Amato in verbali consequenziali.

Il processo OMP nasce da un dubbio: le verifiche Spresal del 2018 erano corrette? Oppure c’erano omissioni nella catena dei controlli? Nei mesi scorsi il dibattimento ha già ricostruito i passaggi più delicati: il fascicolo dell’infortunio è scomparso; il guanto con i resti biologici dell’operaio non è mai stato ritrovato; i perni locatori sequestrati alla brocciatrice 62 non esistono più; le foto del secondo sopralluogo del 2022 ritraevano la macchina sbagliata (la 61).

Un intreccio di errori, omissioni e irregolarità presunte che la Procura riconduce a un sistema di vigilanza giudicato inefficiente. Le difese, al contrario, sostengono che si tratti di criticità dovute a sovraccarico di lavoro, carenze informatiche e dinamiche di reparto.

Fabrizio Rosboch, titolare con il fratello e con il padre Michele (fondatore dell'azienda) della Omp di Busano

Gli otto imputati e le accuse della Procura

Sul banco siedono dirigenti e tecnici dello Spresal: Letizia Bergallo, Lauro Reviglione, Massimo Gai, Salvatore Orifici, Simone Gaida, Barbara Masseroni. Per l’OMP rispondono di lesioni colpose Michele Rosboch e il figlio Fabrizio, difesi dagli avvocati Vallero e Corgnier.

Le accuse vanno dal favoreggiamento al falso, dalla perdita del corpo di reato all’omissione di atti d’ufficio, fino alle lesioni colpose gravissime contestate ai Rosboch.

Il dato che più colpisce, oggi, è la sproporzione tra dinamica originaria e processo: un solo infortunio, mai più ripetuto in cinque anni, che genera un’indagine estesa, un sequestro durato dal 2018 al 2018, un secondo sequestro dal 2023 a oggi, una perizia ancora sospesa, un danno economico enorme per una fabbrica che lavora su tre turni.

L’OMP – sostengono le difese – sta pagando il prezzo di un procedimento che ha il passo di un pachiderma e che potrebbe costare posti di lavoro, investimenti, commesse e stabilità industriale.

Il Tribunale, nelle prossime udienze, dovrà sciogliere tutti i nodi: dinamica tecnica dell’incidente, gestione Spresal, catena di custodia dei reperti, ragioni del secondo sequestro, condizioni per un eventuale dissequestro.

Solo dopo la discussione della perizia sarà possibile stabilire se la brocciatrice potrà tornare a produrre o resterà immobilizzata.

Per ora, la macchina è ferma. Il processo no.

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