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Cronaca

Assalto alla sede de La Stampa durante il corteo: tensioni a Torino nel giorno dello sciopero dei giornalisti

Letame contro i cancelli, irruzione negli uffici e accuse ai cronisti mentre l’informazione protesta per il contratto scaduto

Assalto alla sede de La Stampa durante il corteo

Assalto alla sede de La Stampa durante il corteo: tensioni a Torino nel giorno dello sciopero dei giornalisti (foto di repertorio)

La protesta nazionale dei giornalisti, già segnata da dieci anni di contratto scaduto e da un settore stremato da tagli, precarietà e organici ridotti, è stata travolta oggi da un episodio che ha acceso ulteriormente la tensione. A Torino, durante il corteo cittadino dello sciopero generale, un gruppo di manifestanti ha assaltato la sede del quotidiano La Stampa, trasformando una mobilitazione sindacale in un attacco diretto all’informazione.

La città aveva aperto la mattinata con circa duemila persone in strada, tra lavoratori dei trasporti, dipendenti pubblici, insegnanti e cronisti. Nel primo pomeriggio, però, uno spezzone composto da un centinaio di manifestanti si è staccato dal corteo principale e ha raggiunto l’edificio di via Ernesto Lugaro. Qui il gruppo ha lanciato letame contro i cancelli, imbrattato muri e ingressi e, approfittando di un accesso secondario, ha fatto irruzione all’interno degli uffici, vandalizzando alcune aree al grido di «Giornalisti complici».

Una parte dei partecipanti ha chiesto la liberazione dell’imam Mohamed Shahin, sostenendo che il quotidiano fosse responsabile, insieme alla Digos, del suo trasferimento nel Cpr. È una ricostruzione priva di fondamento, ma che è stata usata come pretesto per giustificare un’azione violenta contro una redazione già provata da mesi di tensioni interne legate al rinnovo del contratto nazionale.

Il contesto generale resta quello di un settore in profonda sofferenza. Secondo la Fnsi, negli ultimi dieci anni la combinazione di stati di crisi, prepensionamenti, blocchi salariali e tagli ha eroso il pluralismo e ha spinto fuori dalle redazioni centinaia di professionisti. Gli stipendi, falcidiati dall’inflazione, avrebbero perso fino al 20% del loro valore reale, mentre è cresciuto il numero dei collaboratori pagati pochi euro a pezzo, senza tutele né prospettive. Una frattura generazionale che rende sempre più fragile la tenuta democratica dell’intero comparto.

Gli editori, dal canto loro, rivendicano investimenti e resilienza in un mercato stravolto dalla concorrenza dei giganti digitali come Google e Meta, responsabili – a loro dire – di aver drenato ricavi pubblicitari e dati. Ma per i sindacati la proposta economica della Fieg resta lontana dalla realtà del lavoro giornalistico, mentre sulle norme relative all’uso dell’Intelligenza Artificiale e all’ingresso dei giovani non è stato trovato alcun punto di incontro.

L’attacco alla sede de La Stampa ha però superato il perimetro della contrattazione, diventando un segnale politico. Lo ha spiegato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha parlato di «atto inaccettabile», ricordando che «la violenza contro i giornalisti è un attacco alla libertà e alla democrazia». Un messaggio condiviso trasversalmente da istituzioni, sindacati e operatori dell’informazione.

In questa giornata di sciopero, la protesta non si è espressa solo con i comunicati e le piazze gremite, ma anche con un gesto che mostra quanto fragile sia diventato il rapporto tra società e informazione. Senza un contratto rinnovato, senza tutele adeguate e con un ecosistema digitale sempre più ostile, la tenuta del giornalismo rischia di incrinarsi proprio mentre cresce la pressione esterna, fatta di sfiducia, aggressioni e narrative tossiche.

Una redazione violata nel giorno in cui i cronisti scioperano per difendere il proprio lavoro: un’immagine simbolica, dura, che racconta più di qualsiasi slogan la crisi profonda di un settore che chiede soltanto di poter continuare a garantire ai cittadini un’informazione autorevole, indipendente, libera.

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