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Cronaca
25 Novembre 2025 - 18:23
Foto generica di una donna con mascherina al tempo del Covid
La storia sembrava una delle tante nate nel clima esasperato dell’inverno 2021, quando l’Italia viveva ancora sotto il peso della pandemia e ogni spostamento era misurato, registrato, autorizzato. Oggi, a distanza di quattro anni, la vicenda dei coniugi di Bollengo si chiude con un’assoluzione piena pronunciata dal Tribunale di Ivrea, che ha riconosciuto l’assenza di dolo e la sostanziale confusione normativa che aveva circondato il loro comportamento. Un caso che riemerge come uno specchio di un’epoca in cui anche una semplice denuncia poteva diventare materia penale.
Nel dicembre del 2021 Alfonso Proto, classe 1955, e sua moglie Rosa Camera, del 1959, si erano recati alla stazione dei carabinieri di Ivrea-Banchette per denunciare la scomparsa del fratello di lei, sparito da Amalfi. Un gesto dettato dall’urgenza e da uno stato d’ansia crescente: il 17 dicembre l’uomo scompare dalla località in cui vive, il 18 la famiglia ne viene a conoscenza, ma nessuna stazione dell’Arma accetta la denuncia telefonica. In Campania, spiegano in aula, i carabinieri volevano la presenza fisica della sorella. Intanto la madre dell’uomo, novantenne, era rimasta sola, incapace di affrontare la situazione senza aiuto.
Quando i coniugi varcano la porta della caserma, l’atto è immediato: il piano ricerche in Campania parte entro mezz’ora. Solo dopo emerge il nodo che trasformerà la vicenda in un procedimento penale. I controlli incrociati con l’Asl TO4 rivelano che entrambi risultano positivi al Covid, con un provvedimento di isolamento emesso il 9 dicembre e valido fino al 20, salvo tampone negativo. La data della denuncia coincide proprio con l’ultimo giorno indicato nell’ordinanza. E nella banca dati delle forze dell’ordine, quella mattina, non compare alcuna segnalazione attiva.
Secondo le verifiche successive fatte a campione dai carabinieri, i due quel giorno erano ancora positivi. Il laboratorio dell’ospedale di Biella confermò che la signora Camera quel 20 dicembre si era sottoposta a tampone, con l’orario simbolico delle 00.00 che ben rappresenta la mole di controlli che scandiva quel periodo.
In aula il direttore dell’Igiene pubblica dell’Asl TO4, Franco Valtorta, ricostruì il procedimento: le ordinanze di isolamento venivano inviate via mail, l’uscita era autorizzata solo tramite un tampone negativo. Per i coniugi, certificò, la fine dell’isolamento fu firmata il 30 dicembre 2021.
A quella ricostruzione Alfonso Proto oppose la propria versione dei fatti. Si difese da solo, raccontando che il medico curante gli avrebbe dato un’indicazione diversa, più permissiva: «Il medico mi disse che avrei potuto uscire il 20». Sottolineò di essere asintomatico, di non aver ricevuto notifiche ufficiali dall’Asl, di essersi mosso solo per necessità familiare. «Non potevamo aspettare», spiegò ai giudici, insistendo sul fatto che nessuno avrebbe voluto trasformare una denuncia in un illecito.
Le sue parole riportarono in aula il senso di smarrimento di quei mesi, quando le norme cambiavano rapidamente, le comunicazioni arrivavano via mail, e molti cittadini faticavano a orientarsi. La difesa, guidata dall’avvocata Patrizia Mussano, costruì su questo terreno il proprio ragionamento: niente dolo, nessuna volontà di eludere gli obblighi, solo un contesto normativo fluido, spesso ambiguo, e un’urgenza familiare che avrebbe indotto molte persone a comportarsi allo stesso modo.
Il giudice ha oggi accolto questa impostazione, mettendo fine a un procedimento che rischiava di apparire sproporzionato rispetto ai fatti. La sentenza di assoluzione riconosce la complessità delle verifiche dell’epoca e soprattutto la buona fede dei due imputati. Un riconoscimento che restituisce anche una pagina di memoria collettiva: quei mesi in cui ogni tampone, ogni certificazione, ogni mail dell’Asl diventavano decisivi e in cui anche le urgenze più autentiche si scontravano con protocolli difficili da interpretare.
Con questo verdetto cala il sipario su una vicenda che, al di là della dimensione giuridica, conserva il valore di testimonianza. Non solo sull’errore umano, ma su un Paese intero che, travolto dalla pandemia, aveva finito per lasciare molti cittadini sospesi tra burocrazia, timori, norme in evoluzione e necessità familiari che non potevano attendere la fine dell’isolamento.

L'avvocato Patrizia Mussano ha difeso i coniugi di Bollengo
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