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Cronaca
10 Luglio 2025 - 21:18
Foto di repertorio
È bastato uno sguardo. Un secondo. Un istante di silenzio, seguito dalle lacrime. Nel corso dell’udienza del processo che vedeva imputati Antonio Gianni Capriulo, Giovanni Merola Junior e Manuela Fregonese, un momento inatteso ha interrotto bruscamente la deposizione di una testimone aprendo la via di una potenziale nuova indagine.
Durante la visione del fascicolo fotografico, presentato in aula dal pubblico ministero Alessandro Gallo, la ragazza vittima dell’aggressione in piazza Freguglia — che chiamiamo Laura, nome di fantasia — ha improvvisamente puntato il dito su uno dei volti mostrati, riconoscendo con voce rotta dal pianto “l’uomo che mi ha violentata nel sonno”.
Un’affermazione netta, pronunciata con dolore e tremore, che ha colto di sorpresa il collegio giudicante presieduto dalla giudice Stefania Cugge. “Quell’uomo mi ha stuprata. Non lo avevo mai detto prima”, ha aggiunto, mentre le lacrime segnavano il viso e l’aula si faceva muta. Secondo il racconto fornito in aula, l’episodio risalirebbe al periodo in cui viveva nella stessa abitazione con altri due ragazzi nell'ex Hotel La Serra - quell'edificio a forma di macchina da scrivere in Corso Botta 30 a Ivrea. La ragazza, già provata da una condizione di estrema fragilità psicologica, ha spiegato che non aveva mai trovato il coraggio di denunciare prima. “Bevevo, ero stata cacciata di casa, ero confusa”.

Di fronte alla gravità della dichiarazione, il pubblico ministero Alessandro Gallo, oggi al termine della sua requisitoria nei confronti di Capriulo e gli altri due imputati, ha chiesto formalmente la trasmissione degli atti in Procura, con allegata la copia del fascicolo fotografico mostrato alla testimone. L’ipotesi di reato è violenza sessuale (articolo 609 bis del codice penale). Non si tratta di uno degli imputati attualmente a processo, ma di un soggetto identificato tra le fotografie fotosegnalate e riconosciuto con certezza dalla ragazza come il suo coinquilino all'epoca dei fatti ventenne.
La Corte ha accolto la richiesta, disponendo la trasmissione del verbale della testimonianza e delle immagini visionate in aula come notizia di reato, da inoltrare al procuratore di Ivrea. Un passaggio tecnico, ma fondamentale, per l’apertura di un nuovo fascicolo d’indagine.
Il momento è stato emotivamente forte. L’esplosione della memoria, innescata da una semplice immagine, ha trasformato una testimone parte lesa in un’ulteriore vittima, costretta a riaprire una ferita mai sanata. Ma anche in una nuova denuncia, questa volta in piena luce, davanti ai giudici.
Ora spetterà alla Procura accertare i fatti, verificare le circostanze e, se necessario, procedere. Nel frattempo, quel nome non detto ma indicato con forza resta impresso nel verbale, destinato a viaggiare oltre l’aula del dibattimento.
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