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Cronaca
10 Luglio 2025 - 20:40
Una pistola alla tempia. Le urla, i pugni, la paura. Una ragazza colpita con violenza in pieno giorno, tra le scale e i passeggini di piazza Freguglia, a Ivrea, mentre i passanti osservavano senza intervenire. Oggi, quella scena è diventata una condanna scritta nero su bianco. Il Tribunale di Ivrea — collegio presieduto da Stefania Cugge, con i giudici Edoardo Scanavino e Magda D’Amelio — ha riconosciuto Antonio Gianni Capriulo, detto Tito, colpevole di furto aggravato e aggressione, insieme ai coimputati Giovanni Merola junior e Manuela Fregonese.
Il collegio ha derubricato l'accusa principale, trasformando la rapina contestata dal pubblico ministero Alessandro Gallo in furto aggravato, ma ha confermato pienamente l’impianto accusatorio per quanto riguarda le violenze. I fatti risalgono all’estate del 2020, quando un giovane fu derubato del portafoglio alla Vinosteria Solativo di Corso Re Umberto. Dopo il furto, tentò di inseguire gli aggressori, ma fu colpito con pugni e strattoni. La scena si concluse con bicchieri lanciati in strada e una denuncia formale. Il Tribunale ha stabilito che non si trattò di una rapina vera e propria, ma di un furto aggravato da violenza successiva, punendo Capriulo e Merola con 2 anni e 5 mesi di reclusione e 500 euro di multa, Fregonese con 1 anno, 3 mesi e 15 giorni.
Capriulo è stato inoltre condannato anche per l’aggressione a Laura (nome di fantasia), colpita con il calcio di una pistola ad aria compressa tra i palazzi di piazza Rondolino. L’arma, senza tappo rosso, appariva vera. Secondo la ragazza, fu aggredita perché aveva preso le difese di un amico la sera prima. Fu colpita alla testa, al volto e alle gambe, mentre i suoi cani fuggivano. “Mi urlava che mi avrebbe uccisa, buttata nella Dora. Nessuno intervenne. Qualcuno riprendeva con il cellulare”, ha raccontato in aula. Per quei fatti, Capriulo ha ricevuto ulteriori 8 mesi di reclusione e l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.
Ma nel curriculum giudiziario dei tre imputati non c’è solo questa sentenza. Per Manuela Fregonese, 38 anni, nota in città per essere stata candidata alle amministrative di Ivrea con CasaPound, quella di oggi non è la prima condanna. Nel 2023 è stata riconosciuta colpevole di detenzione di arma clandestina e ricettazione, in concorso con l’ex compagno Antonio Capriulo, che per quegli stessi fatti aveva patteggiato due anni di carcere. L’arma, un fucile a canne mozze con matricola abrasa, era stata ritrovata in casa durante una perquisizione. In quella stessa occasione, la polizia aveva sequestrato anche una piantina di marijuana trovata sul balcone, per cui la donna era stata assolta perché “il fatto non costituisce reato”. La condanna definitiva per l’arma fu a 1 anno e 8 mesi di carcere, oltre a 1500 euro di multa.

Manuela Fregonese già candidata al Consiglio comunale della città con Casapound e già finita a processo nel 2021 per la detenzione di un fucile a canne mozze
Il pubblico ministero Gallo, nella sua requisitoria, aveva parlato di “una strategia sistematica di prevaricazione, non bullismo gratuito”. Le richieste erano state più severe: 5 anni di reclusione e oltre 900 euro di multa, ridotte poi grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche. Per tutti gli imputati, il Tribunale ha disposto anche il pagamento delle spese processuali.
La giustizia, oggi, ha fatto il suo corso. Ma il terrore sparso a Ivrea da Tito e dalla sua cerchia — che si muovevano tra vie centrali e quartieri popolari come fossero padroni di un territorio — ha lasciato ferite difficili da cancellare. La pistola, le urla, i colpi in pieno giorno. Quello sguardo perso di chi, come Laura, ha raccontato in aula: “Ho perso i sensi. E nessuno è venuto ad aiutarmi”.
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