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Cronaca
27 Giugno 2025 - 18:26
Era attesa per questa mattina, davanti alla giudice monocratica Marianna Tiseo, l’apertura del processo che ruota intorno a una presunta truffa da oltre 100 mila euro su buoni postali. Un’indagine partita nel 2020 e condotta dalla pm Valentina Bossi, con al centro Mauro Zingariello, oggi 47enne, residente a Ciriè, all’epoca dipendente dell’ufficio postale di San Francesco al Campo.
L’udienza, però, è stata rinviata. Il procedimento entrerà nel vivo dalla prossima data, quando verranno approfonditi i ruoli degli altri imputati e le operazioni sospette ricostruite dalla Procura.
Cinque sono le persone finite a giudizio. Tutti difesi da avvocati noti ai fori di Torino e Napoli, e tutti coinvolti – secondo l’accusa – in un meccanismo ben rodato, fatto di assegni contraffatti, clausole alterate, libretti postali manipolati e incassi distribuiti su carte intestate a prestanome.
Oltre a Zingariello – assistito dall’avvocato Antonio Mencobello – risponde di truffa anche Gianluca Ferruzzi, 45 anni, di Montanaro, difeso dall’avvocato Gianluca Visca. Avrebbe ricevuto assegni già parzialmente compilati da Zingariello, per poi incassarli su carte personali.
C’è poi Jerike Delagarie, 33 anni, nata a Bordighera e residente a Torino, difesa dall’avvocato Wilmer Perga, coinvolta in alcuni prelievi collegati a un conto corrente postale intestato alla persona offesa.
Tra gli imputati figura anche Gianluca Infedei, 52 anni, residente a San Maurizio Canavese, difeso dall’avvocato Marco Stabile, a cui vengono contestati prelievi di contanti e movimenti su carte ricaricate con i fondi sottratti.
Infine, l’unica donna: Maria Ascione, 44 anni, napoletana, difesa dall’avvocata Beatrice Salegna. Secondo la Procura, avrebbe ricevuto un rimborso fraudolento di circa 10 mila euro su un conto a lei intestato, presso l’ufficio postale di Napoli 12.

L'avvocato Antonio Mencobello
Il cuore dell’inchiesta resta il ruolo del postino infedele. Zingariello, si legge nel decreto di citazione, avrebbe indotto un correntista in errore fingendo di aver commesso un errore materiale nella compilazione di un assegno. In realtà – accusa la Procura – avrebbe incassato il titolo e passato parte del denaro a terzi, utilizzando documenti falsi e approfittando delle relazioni maturate nel proprio ambiente lavorativo. L’aggravante? L’uso fraudolento della sua posizione di servizio.
Secondo gli inquirenti, le operazioni sospette si sarebbero intensificate proprio durante l’assenza della direttrice dell’ufficio postale, dettaglio che potrebbe pesare molto nel dibattimento.
I reati contestati vanno dalla truffa aggravata all’abuso di relazioni di servizio, dal falso materiale alla ricettazione, con una cornice inquietante fatta di CPFR (la clausola "Con Pagamento Fuori Registro") aggiunte a mano, firme apocrife, documenti falsificati e una lunga scia di prelievi rapidi, tutti realizzati in una finestra temporale ben precisa tra la primavera e l’estate del 2021.
Nel procedimento risultano parti lese Poste Italiane e il correntista truffato, l’uomo che con la sua denuncia ha permesso l’avvio dell’inchiesta.
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