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Cronaca
25 Giugno 2025 - 19:52
Non era un colpo da maestro, ma un furto maldestro. Ed è finito anche peggio. Il 9 maggio 2024, Sebastian Vasile B., romeno classe 1999, tenta di lasciare il supermercato PAM di San Mauro Torinese con una borsa piena di articoli nascosti tra le confezioni. Quattro profumi Adidas, dopobarba, lamette, bagnoschiuma: prodotti per la cura personale, per un valore complessivo di poco più di 300 euro. Tutto stipato in una scatola di cartone e portato verso l’uscita “senza acquisti”.
Ma non fa in tempo ad allontanarsi. Un addetto alla vigilanza lo blocca. Sebastian si divincola, lascia cadere la borsa e fugge a mani vuote. La refurtiva viene recuperata. Lui no, almeno non subito.
Le indagini partono con discreta celerità. Il nome del giovane finisce sul registro degli indagati della Procura di Ivrea. Il capo d’imputazione: tentato furto aggravato, con contestazione dell’articolo 56 del codice penale in combinato con l’articolo 624. Nulla di clamoroso, ma abbastanza per aprire un fascicolo e programmare una comparizione davanti al giudice.
Difeso dall’avvocato Marco Stabile del Foro di Ivrea, l’imputato sceglie una strada alternativa: paga. Non con la fuga questa volta, ma con un gesto concreto. Risarcisce la parte offesa, PAM Panorama S.p.A., che non si costituisce parte civile e non avanza pretese.

L'avvocato Marco Stabile
Il gesto non passa inosservato. E convince. Così, nella recente udienza dinanzi al Tribunale di Ivrea, la presidente Antonella Pelliccia, valutata la condotta riparatoria e il risarcimento integrale del danno, ha sancito il verdetto: non doversi procedere. Processo chiuso, senza bisogno di dibattimento. Il tentato furto, stavolta, non sfonda le porte del tribunale.
Un caso minore, ma emblematico. Non solo per la dinamica da manuale del piccolo ladro improvvisato, ma soprattutto per l’esito: quando un reato viene riparato concretamente, anche la giustizia sa fare un passo indietro. E riconoscere che, in certi casi, pagare davvero può valere più di mille scuse.
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