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Cronaca
09 Giugno 2025 - 11:22
Venaria Reale, fine 2014. Sei rapine in venti giorni, una più violenta dell’altra. Sempre con il volto coperto, pistole in pugno, e un’aggressività pianificata al dettaglio. Quasi sempre agivano in tre o quattro, con ruoli ben distribuiti: chi faceva da palo, chi entrava, chi puntava l’arma, chi prendeva i soldi. In certi casi, addirittura, riuscivano a colpire due volte nella stessa giornata. Ora, nel Tribunale di Ivrea, è in corso il processo che ricostruisce quella scia criminale che terrorizzò commercianti e residenti.
Nel mirino della banda c’era tutto ciò che poteva fruttare un incasso facile: cinema, supermercati, studi professionali, persino passanti per strada. Il 29 novembre 2014, intorno alle 22.45, tre uomini armati si introdussero all’interno del Supercinema di Venaria Reale. Minacciarono con una pistola semiautomatica nera quattro dipendenti e il responsabile della sala, Andrea T., per poi fuggire con un bottino di 5.075 euro in contanti. Indossavano sciarpe e cappucci, si erano organizzati con ruoli ben definiti, e agivano con estrema sicurezza.
Passano solo pochi giorni, ed ecco un altro blitz. È il 2 dicembre, le 18.15, quando Costanza Vincenzo e un complice ancora ignoto entrano con la pistola nell’ufficio dell’amministrazione immobiliare EFEFEB, in via Picco. All’interno c’erano tre impiegati e una cliente. Minacce, urla, e in pochi istanti si impossessano di 1.688 euro, di un cellulare iPhone 5 appartenente a uno dei dipendenti, Alessandro P., e dei suoi documenti personali. Fuori dall’ufficio, a fare da palo, c’era Sergio Guastella, uno degli attuali imputati.
Ma già il 13 novembre — quindi due settimane prima — il gruppo aveva preso di mira il distributore ENI di corso Garibaldi. Erano circa le 17.45. Mentre uno restava in auto, gli altri due entravano e si scagliavano con ferocia contro il titolare Silvano Botto, strattonandolo e colpendolo per farsi consegnare i 500 euro che aveva in tasca. La pistola, come al solito, era nera. L’azione brutale. Anche in questo caso, Guastella risultava tra i presenti, insieme a Rabufo Maurizio.
Drammatico anche il colpo dell’11 ottobre. Intorno a mezzogiorno, in via Gambalunga, una coppia di coniugi, Michele C. e Tiziana T., viene aggredita in piena strada. Il rapinatore afferra la donna, la strattona con violenza, e riesce a strapparle la borsa: dentro c’erano 5.200 euro in contanti, oltre a effetti personali. La scena fu tanto improvvisa quanto feroce. A compierla furono Costanza, Rocca, Magliocco e un minorenne, E. D., tutti travisati con caschi da motociclista.
Nemmeno i supermercati furono risparmiati. Il 13 ottobre, poco prima delle 19, tocca al Simply di Venaria. L’obiettivo era l’incasso della giornata. A entrare, armato di una pistola con canna argentata, è Cartelli Natale. Punta l’arma alla cassiera, Nunzia Di Perna, la costringe a consegnare 397 euro e scappa con i complici. Anche qui c’era Magliocco Corrado, ancora oggi tra gli imputati in dibattimento.
L’ultimo episodio, il più recente tra quelli contestati, risale al 28 novembre 2014. Ennesimo blitz, stesso copione: passamontagna, armi in pugno, più uomini in azione. Spariscono 1.180 euro in contanti, due cellulari — un Samsung Galaxy 3 e un VIVO — e alcuni documenti. Tutto avviene nel cuore di Venaria Reale, che in quel periodo sembrava sotto assedio.

L'avvocato Alessandro Rogani
Giovedì scorso, in aula, davanti al giudice del Tribunale di Ivrea, solo due imputati hanno scelto di affrontare il dibattimento: Sergio Guastella e Corrado Magliocco, difesi dall’avvocato Alessandro Rogani. Gli altri hanno optato per riti alternativi o patteggiamenti.
Il processo si concentra proprio sui sei colpi messi a segno a Venaria Reale in un arco temporale strettissimo. Un’indagine certosina, fatta di intercettazioni, riconoscimenti, confronti.
Nel corso dell’ultima udienza, è stato sentito uno dei membri della banda: Vincenzo Costanza. Ha deciso di parlare, forse per alleggerire la sua posizione, ma il suo racconto ha svelato i meccanismi interni della gang.
Secondo quanto riferito in aula, i colpi venivano preparati con cura. La banda si ritrovava in un bar di periferia tra Venaria e Torino, punto di raccolta e di pianificazione. Le comunicazioni avvenivano tramite telefonate, e ogni membro sapeva già in anticipo il proprio compito: chi doveva entrare armato, chi stare fuori con l’auto, chi fare il palo.
Costanza ha descritto con dovizia di dettagli i sopralluoghi, le fughe, i cambi di vestiti, e persino il modo in cui si dividevano il bottino. Il suo è stato un racconto freddo, tecnico, ma proprio per questo inquietante: un’organizzazione perfetta, da manuale criminale.
Nel novembre 2014, Venaria Reale era in balia del panico. I commercianti non vivevano più sereni, i clienti avevano paura. Ogni giorno si temeva il prossimo colpo.
Ora, anni dopo, la giustizia sta cercando di fare il suo corso. Ma resta l’eco di un’autentica ondata di terrore urbano, segnata da violenze, pistole, urla e fughe in motorino.
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