Cerca

Cronaca

Annegò nella diga di Quassolo, Edison e dirigenti a processo: scontro in aula sulla legittimità costituzionale

Oltre ai datori di lavoro dell'operaio caduto nel canale, sono stati citati a giudizio come responsabili civili cinque funzionari di Edison e la Spa

Claudio Giovannino

Claudio Giovannino

Era il 19 luglio 2021 quando Claudio Giovannino veniva inghiottito dalle acque della diga di Quassolo. Operava col decespugliatore lungo l’argine del canale di alimentazione della centrale idroelettrica Edison. Un uomo esperto, prudente, abituato al lavoro all’aria aperta. Ma quel giorno qualcosa andò storto. Il terreno era scivoloso, la vegetazione fitta, la caduta improvvisa. Nessuno lo vide precipitare, nessuno poté fermarlo. Il suo corpo fu ritrovato solo più tardi, dai vigili del fuoco.

Quella tragedia, che sembrava archiviata per cinque dirigenti Edison con la formula del non luogo a procedere, è tornata oggi, prepotente, nell’aula del Tribunale di Ivrea. Il giudice monocratico Antonella Pelliccia ha riunificato i due procedimenti penali: da un lato quello che vede alla sbarra i datori di lavoro di Giovannino, Diego Chiavenuto, titolare dell’impresa Giardinord, e Claudia Emili Ballesio, a capo della società agricola La Cappelletta, entrambi imputati di omicidio colposo; dall’altro il nuovo fascicolo aperto nei confronti dei dirigenti Edison, chiamati in causa come responsabili civili.

La platea degli imputati e convenuti ora è ampia: Marco Stangalino, difeso dall'avvocato Marco De Luca, Roberto Barbieri (avv. Carlo Vaccaredda), Matteo Spada (avv. Carlo Sassi), Davide Costanzo (avv. Alberto Mittone), Stefano Missinato (avv. Massimo Pellicciotta) e la stessa Edison Spa, difesa dal celebre giurista prof. Tullio Padovani del foro di Pisa.

E proprio Padovani, affiancato dall’avvocato Carlo Sassi, ha scosso l’udienza di oggi sollevando una questione di nullità del decreto che dispone il giudizio e una delicata eccezione di legittimità costituzionale. A loro dire, il decreto che cita i responsabili civili – in assenza di una motivazione – poggerebbe su una sorta di presunzione di colpevolezza nei confronti degli imputati, in aperta violazione del principio costituzionale di presunzione di innocenza “fino all’ultimo grado di giudizio”.

Un rilievo non nuovo, ma riformulato in termini più precisi rispetto a quanto già rigettato dal Gup in fase preliminare. Secondo Padovani e Sassi, “i responsabili civili vengono trascinati in giudizio in base a una responsabilità presunta, che riflette la colpa degli imputati, senza che ci sia una motivazione autonoma. Questo è inaccettabile dal punto di vista costituzionale”.

Il Tribunale di Ivrea

La battaglia è apertissima. Il pubblico ministero Alessandro Gallo ha chiesto con forza il rigetto delle eccezioni: “La citazione del responsabile civile – ha dichiarato – non comporta in alcun modo una presunzione di colpevolezza. È un atto tecnico, non un giudizio”.

Ma intanto la posta in gioco è alta. Il giudice Pelliccia ha deciso di rinviare l’udienza al 14 luglio alle 15.30 per sciogliere la riserva sulle eccezioni preliminari sollevate. Una scelta che non spegne le tensioni.

Nel frattempo, resta forte e silenziosa la presenza dei familiari di Claudio Giovannino, rappresentati dall’avvocato Lorenzo Bianco. Non si sono costituiti parte civile: hanno già ottenuto un risarcimento. Ma restano nel processo come persone offese, perché – lo hanno detto chiaramente – più che la condanna vogliono sapere cosa è davvero successo quel giorno.

E qui si torna alla sostanza. Claudio Giovannino lavorava in distacco da “La Cappelletta” alla “Giardinord”, che a sua volta aveva un contratto con Edison per la manutenzione del verde lungo il canale. La questione è tutta qui: era sicuro quel tratto di argine? Era corretta la gestione dei lavori? C’erano adeguate misure di prevenzione? O Giovannino è finito in acqua perché mancavano barriere, segnali, protezioni?

La Corte dovrà accertare se le condizioni di lavoro rispettavano le normative, se il canale rappresentava un pericolo non segnalato, se il coordinamento tra Edison e le ditte appaltatrici fosse solo sulla carta. Perché non bastano firme e contratti per salvare una vita. Servono vigilanza, responsabilità, attenzione vera.

Con la riunificazione dei fascicoli, il processo entra ora in una fase cruciale. Sarà una lunga estate giudiziaria per Ivrea, mentre il ricordo di Claudio, l’uomo “attento e scrupoloso”, come lo definivano i colleghi, continua a pesare come un macigno.

Il destino di sette imputati e di una multinazionale passa ora per una riserva che potrebbe aprire le porte alla Corte Costituzionale. Ma la verità, quella che chiede la famiglia, è ancora tutta da scrivere.

L'avvocato Lorenzo Bianco, rappresentante dei familiari

Cosa comporta il sollevamento della questione di legittimità costituzionale e perché la giudice Pelliccia ha rinviato ogni decisione

Non si tratta di una semplice formalità. Quando le difese dei responsabili civili – tra cui Edison Spa – hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale all’apertura del processo, hanno puntato dritto al cuore della procedura: il decreto che dispone il giudizio, emesso senza motivazione, violerebbe il principio costituzionale di presunzione d’innocenza, trasformando di fatto gli imputati in presunti colpevoli già prima che il dibattimento abbia inizio. Lo ha spiegato con precisione il professor Tullio Padovani, difensore della multinazionale, affiancato dall’avvocato Carlo Sassi: la citazione dei responsabili civili “avviene sulla base di una presunzione di colpa, in contrasto con l’articolo 27 della Costituzione”.

La questione non è nuova, ma è stata riformulata in termini più tecnici rispetto alla prima versione già rigettata dal Gup. Oggi, però, è la giudice Antonella Pelliccia a dover valutare se accogliere l’eccezione oppure respingerla. Non può inviarla direttamente alla Corte Costituzionale: prima deve verificare che la questione sia rilevante (cioè determinante per la decisione finale) e non manifestamente infondata. Solo in quel caso, il processo si ferma e il fascicolo viene trasmesso alla Consulta. Ma se, al contrario, dovesse ritenerla infondata o irrilevante, il procedimento andrà avanti.

Il pubblico ministero Alessandro Gallo, da parte sua, si è opposto con decisione. Per lui, la citazione del responsabile civile è un atto tecnico che non pregiudica affatto il principio di non colpevolezza. “Non comporta una presunzione – ha detto – e non condiziona in alcun modo il giudizio di merito”.

In attesa che il tribunale sciolga la riserva – rinviata al 14 luglio alle ore 15.30 – tutto rimane sospeso: il destino processuale di Edison, dei dirigenti, e perfino la forma del dibattimento stesso. Se la giudice accoglierà la questione, il processo potrebbe subire uno stop anche di mesi, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale. Se invece la rigetterà, si entrerà finalmente nel vivo delle responsabilità, non più solo teoriche, ma concrete. E allora sarà il momento di tornare a parlare non solo di atti e cavilli, ma di Claudio Giovannino e del perché è morto lavorando in riva a quel canale.

Chi sono i responsabili civili, cosa rischiano e perché sono comunque in aula anche se i familiari della vittima sono già stati risarciti

Nel processo per la morte di Claudio Giovannino, oltre agli imputati diretti – i datori di lavoro – compare una figura spesso poco conosciuta ma cruciale: quella del responsabile civile. Non si tratta di una parte penalmente imputata, ma di un soggetto chiamato a rispondere economicamente delle conseguenze di un reato, qualora venga accertata la colpa di uno degli imputati. In altre parole, il responsabile civile non rischia la condanna penale, ma può essere tenuto a risarcire i danni derivanti dal fatto illecito.

Nel caso di Quassolo, Edison Spa e i suoi cinque dirigenti non sono accusati di omicidio colposo: rispondono come garanti della sicurezza nei luoghi di lavoro, come anello finale di una catena di responsabilità che parte dal contratto d'appalto fino alla gestione del canale. Se i giudici dovessero ritenere che le condizioni di lavoro fossero insicure, che mancassero barriere o cautele, e che ciò abbia contribuito alla morte dell’operaio, la responsabilità civile potrebbe scattare a prescindere dal ruolo penale diretto.

Ma perché sono ancora nel processo se la famiglia di Claudio ha già ottenuto un risarcimento? Perché l’azione penale è pubblica, e anche in assenza di parte civile, la responsabilità civile può essere accertata lo stesso. Non si tratta solo di giustizia per la vittima, ma anche di accertamento di una verità giuridica che può avere effetti anche su altri eventuali procedimenti o sull’immagine e la posizione di Edison come datore di lavoro e committente.

Inoltre, il fatto che i familiari di Giovannino abbiano scelto di non costituirsi parte civile ma di restare in aula come persone offese non svuota il processo del suo significato. Anzi, rafforza la portata simbolica e sostanziale della verità che si cerca: non si cercano più solo colpevoli da condannare, ma responsabilità da chiarire, affinché tragedie come quella di Claudio non si ripetano. Anche per questo, i responsabili civili restano al centro della scena processuale, pur nel ruolo ibrido e delicato che la legge assegna loro.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori