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Cronaca

Minacce, insulti e pugni fino a spaccarle la milza: due anni di terrore per madre e figlia di Ciriè

Soffocata dal controllo, umiliata con insulti sessisti e ridotta in ospedale dopo l’ennesima aggressione: il racconto della sopravvissuta

foto d'archivio

foto d'archivio

Lo aveva conosciuto anni fa, in un contesto già fragile. Ma la vera fragilità è esplosa dopo: Claudia (nome di fantasia), madre single, due figli da precedenti relazioni, lavoratrice part-time in una struttura sanitaria, non immaginava che quell’uomo dall’accento familiare, originario come lei dell’Ecuador, potesse trasformare la sua casa in una trappola. A ripetere gli episodi è lei stessa, tra lacrime e coraggio, davanti agli inquirenti. Il primo schiaffo per gelosia. Poi la spirale. I pugni. I vetri rotti. Le offese che diventano parte della quotidianità: “Non rompermi i cog***ni, sei una str***a, figlia di pu***na, bastarda, co****na”. La accusa di volerlo tradire, di parlare con altri uomini, di guardare il cellulare di nascosto. Inizia a prenderla per i capelli, a sbatterla contro i muri. La figlia di lei, Marta (altro nome di fantasia), assiste a tutto, e quando cerca di avvicinarsi alla madre, lui la insulta: “Tu non sei nessuno, sei solo il frutto di una puttana”.

Non c’è solo violenza fisica. C’è umiliazione, controllo ossessivo, minaccia continua. La accusa di avere relazioni con altri. La isola, la costringe a bloccare il numero del padre della bambina. Le impedisce di uscire, di parlare con chiunque. Ogni gesto è pretesto per un’aggressione. Come quella volta che Claudia si è rifiutata di prestargli il telefono, e lui l’ha rincorsa nel corridoio, l’ha presa per i capelli, scaraventata contro la porta con una tale forza che ha riportato lesioni giudicate guaribili in due giorni. Ma quello non è stato l’unico episodio a richiedere un’ambulanza.

In un’altra occasione, più grave, lui l’aveva colpita con un pugno all’addome, così forte da provocarle una lesione alla milza. Claudia si è accasciata sul pavimento, sotto gli occhi atterriti della figlia, e ha chiesto aiuto. È stato necessario il trasporto in ospedale e giorni di osservazione. Una diagnosi netta, inequivocabile: "lesione milza post trauma". Una violenza talmente brutale da lasciare un segno profondo non solo nel corpo, ma nella memoria di chi l’ha vissuta.

Il Tribunale di Ivrea

La Procura di Ivrea ha ricostruito due anni di violenze continue, culminate nel 2024, quando Claudia – dopo aver trovato il coraggio di allontanarlo – ha presentato denuncia. L’uomo, domiciliato a Cirié, è stato sottoposto a misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare, con divieto di avvicinamento alle persone offese e divieto di dimora nel Comune. Le indagini hanno confermato le versioni della donna, documentando episodi gravissimi anche attraverso referti medici, testimonianze e fotografie dei danni agli arredi. Non solo minacce e botte, ma anche frasi umilianti e degradanti pronunciate davanti alla figlia, che, secondo la parte civile, “è stata costretta a vivere in un clima tossico, destabilizzante, con danni psicologici ancora in fase di valutazione clinica”.

Oggi, al termine dell’udienza preliminare, il Giudice per le indagini preliminari Lucrezia Natta ha accolto la richiesta della difesa: patteggiamento a due anni, tre mesi e dieci giorni, con pena sostituita dai lavori socialmente utili. La decisione ha lasciato l’amaro in bocca alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Filippo Amoroso, che si era opposta alla conversione della pena, invocando “l’esemplarità sanzionatoria” per un caso in cui le condotte non sono isolate ma reiterate, costanti, radicate in un disegno manipolatorio e possessivo. La giudice ha invece ritenuto congruo accogliere l’istanza, prendendo atto anche del risarcimento simbolico versato alle vittime: 3.000 euro complessivi, cifra giudicata “del tutto inadeguata” rispetto alla richiesta iniziale di oltre 40.000 euro. La parte civile ha già annunciato che procederà in sede civile per ottenere un ristoro integrale dei danni morali e materiali.

A rappresentare l’imputato è stata l’avvocata Flavia Pugliese del Foro di Torino, che ha sottolineato la volontà del suo assistito di “iniziare un percorso di riscatto sociale attraverso l’impegno civile e la riparazione morale”. Ma per Claudia quel riscatto non ha il sapore della giustizia: “Io l’ho denunciato – ha detto fuori dall’aula – ma l’ho fatto soprattutto per mia figlia. Perché non crescesse con l’idea che quegli insulti fossero normali. Che un pugno potesse far parte dell’amore".

L'avvocato Filippo Amoroso del Foro di Ivrea

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