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Cronaca

Sparatoria in pieno centro a Banchette: poteva essere una strage. L'arma si inceppò

Il proiettile attraversò la persiana e si conficcò in un muro. La vittima, ferita al petto, ha perso l’uso del braccio sinistro

La scena del tentato omicidio

Il punto in cui avvenne ill tentato omicidio

Sono le 9 del mattino del 10 ottobre 2024, in pieno centro a Banchette, provincia di Torino. È ora di punta, la gente cammina lungo via Roma, incrocio con via Samone, quando un colpo secco squarcia l’aria. Un uomo si accascia davanti a una portafinestra. È ferito al petto, ma respira. Sarà ricoverato d’urgenza all’ospedale di Ivrea. Non morirà. Ma qualcosa si è rotto. Non solo il silenzio.

Chi ha sparato è Hamza Drouzi, 28 anni, marocchino residente a Banchette, già noto alle forze dell’ordine. Il bersaglio è Abderrahim Benou Kaiss, 31 anni, anche lui marocchino, domiciliato a Pavone Canavese. Una lite tra connazionali, si è detto subito, degenerata in violenza. Futili motivi, forse vecchi rancori. Le indagini, allora appena iniziate, parlavano di un’aggressione premeditata, conclusa con un colpo di pistola a distanza ravvicinata e una fuga breve, interrotta dai carabinieri della Compagnia di Ivrea. L’arresto è immediato. La notizia fa il giro delle redazioni. Tentato omicidio, arma illegale, arresto in flagranza.

Ma oggi, a distanza di sette mesi, la dinamica è scolpita nei fotogrammi di una telecamera, nei bossoli sequestrati, nei dettagli tecnici delle perizie appena depositate. E il processo, ancora nella fase delle indagini preliminari, assume contorni molto più precisi e complessi.

Nel filmato agli atti, si vede Drouzi attraversare il cortile, fermarsi di fronte alla portafinestra dove staziona Benou, alzare il braccio destro e premere il grilletto. L’arma è una Beretta PX4 Storm calibro 9x21. Il colpo parte. Il proiettile attraversa uno dei battenti della persiana e si conficca in un muro interno. Intanto, il bossolo si deposita nel cortile. Il colpo ha sfiorato Benou, ma non è passato inosservato. Il suo braccio sinistro risulterà subito privo di funzionalità, penzolante lungo il corpo. Lo si vede chiaramente nelle immagini successive. Il video mostra il giovane mentre tenta invano di rimettere in funzione la pistola, raccoglie a terra alcune cartucce, si guarda attorno e poi fugge in auto.

Benou, nel frattempo, esce dalla casa. Tenta di inseguirlo, ma il braccio inerte lo ostacola. Rientra dopo pochi secondi. Anche questo è ripreso. Nessun altro colpo viene esploso. La pistola, ormai, è inutilizzabile.

Drouzi è accusato di tentato omicidio, furto aggravato, porto abusivo di arma da fuoco, e minaccia aggravata. È detenuto nel carcere di Alessandria da ottobre. Oggi, venerdì 23 maggio, il suo difensore, l’avvocato Roberto Doriguzzi Breatta del Foro di Torino, ha depositato un’istanza per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere. Secondo la difesa, il quadro è cambiato: «Le prove tecniche sono acquisite, la ricostruzione è ormai definita, le esigenze cautelari possono ritenersi attenuate».

Dalla perizia balistica emerge che la volontà omicida è sì compatibile con il colpo esploso a torso alto, ma il successivo inceppamento e la mancanza di ulteriori spari indeboliscono l’ipotesi di una volontà lucida e persistente. Anche il fatto che l’arma fosse artigianalmente modificata e difficile da maneggiare complica la tesi dell’aggressione pianificata.

L’avvocato Filippo Amoroso, che assiste la parte offesa, sottolinea invece la gravità del gesto: «Un colpo esploso in pieno giorno, in un centro abitato, con evidente volontà lesiva. Solo il malfunzionamento dell’arma ha impedito il peggio».

Il bossolo trovato nel cortile, il proiettile imbrattato d’intonaco nella parete, l’arma rinvenuta, le immagini delle telecamere, il braccio immobilizzato della vittima: sono gli oggetti, le prove materiali, a raccontare la vicenda meglio delle parole. Nessuna confessione, nessuna dichiarazione spontanea. Solo frame, calcoli, millimetri, e una porta che si chiude nel momento esatto in cui parte il colpo.

La Procura continua a lavorare sul movente. I rapporti tra Drouzi e Benou non erano idilliaci. Si parla di vecchi dissapori, ma nulla di preciso è emerso. L’unica certezza è quel colpo delle 9.00 del mattino, esploso in un cortile di Banchette, davanti a una portafinestra.

La decisione sulla scarcerazione potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Intanto il fascicolo, ancora aperto, resta sul tavolo della Procura. E con esso, una domanda ancora sospesa: quanto è mancato, davvero, perché non diventasse un omicidio?

L'avvocato Filippo Amoroso (foto d'archivio)

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