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Cronaca
22 Maggio 2025 - 19:30
Non ha mai avuto un padre, ma ha avuto un uomo che si è seduto sul divano accanto a lei e ha detto di esserlo. Che l’ha portata in crociera, a Venezia, a Firenze. Che ha raccontato di aver venduto l’oro pur di comprarle un paio di giorni felici. Che ha pianto davanti a un giudice dicendo di aver solo amato quella bambina dall'infanzia infelice e un'adolescente turbolenta. Oggi quell’uomo, Max, è imputato di violenza sessuale aggravata su minore, cessione di stupefacenti e maltrattamenti. Lei, Celeste – nome di fantasia – aveva quindici anni quando, come ha raccontato in ospedale dopo un tentato suicidio, si è sentita la mano di Max infilarsi sotto la maglietta, toccarle il seno mentre lui le chiedeva se si stesse eccitando.
La Procura ha chiesto quattro anni di carcere. Oggi si è conclusa la fase istruttoria del processo con una giornata devastante: la dichiarazione spontanea dell’imputato, la requisitoria della pm Elena Parato, l’arringa parte civile dell’avvocato Fiore e la difesa combattuta dell’avvocato Celere Spaziante.
L'imputato, dinnanzi al collegio giudicante presieduto dalla giudice Stefania Cugge, ha voluto rendere dichiarazioni spontanee. “Abito in Canavese con la mia compagna. È vent’anni che siamo assieme. Ci siamo dedicati ciecamente a nostra figlia, sapendo che era un’orfana. Abbiamo cominciato dalle elementari a parlare con le professoresse. Siamo andati alle medie, io e la mia compagna, per non farla sentire una ragazza senza figura maschile. Noi ci siamo adoperati. Erano tutti contro di noi. Non so perché. Voi sapete da dove arrivo io, cosa ho fatto io. Sono incensurato. E per gli errori che ho commesso ho pagato con 3 anni e mezzo di comunità e l'ho fatto per il dolore inflitto ai miei genitori. Ma poi ho lavorato, mi sveglio alle sei, oggi ho tre operai oggi. Per quella figlia abbiamo chiesto aiuto ai servizi sociali, siamo andati al SERT, a Ivrea per fare terapia di coppia. Ho seguito la bambina, l’ho portata in crociera, abbiamo fatto sacrifici. Quando si tagliava, io correvo dagli assistenti sociali. Guardavo se si bucava, se "pippava" di naso. Non mi sono accorto dell’alcool, perché io non sono un alcolista. Ma le droghe sì. Guardavo le cartine, la stagnola. Celeste, per favore, non tornare alle sei del mattino, la imploravo. Mi manca mia figlia. Una volta in tutti questi anni si è seduta sulle mie gambe. Era il giorno più felice della mia vita. Volevamo solo darle un futuro. E adesso mi trovo qui...”
Ma la pm Elena Parato ha impugnato ogni parola. “Ci troviamo davanti a una ragazza di 15 anni che ha raccontato tre episodi gravi. La prima volta in macchina, dopo che lui le ha offerto uno spinello e ha insistito. Poi la mano sotto la maglietta, sul seno. La seconda volta sotto la doccia: lui entra mentre lei è nuda, la guarda. La terza volta: le offre 10 euro per comprarsi le calze autoreggenti. E in mezzo, pacche sul sedere, parole terribili".

Celeste non ne aveva mai parlato, fino a quando ha tentato di addormentarsi con un mix di psicofarmaci. Non voleva morire, voleva solo smettere di sentirsi invisibile. La madre? Inesistente. Dormiva. E quando ha saputo, non le ha creduto. Il racconto è coerente, confermato da zia, nonna, fidanzato, servizi sociali. Abbiamo cartelle cliniche, relazioni neuropsichiatriche, tagli sulle braccia, crisi di panico. Tutto combacia.
Il contesto familiare è tossico, violento, pieno di urla e fughe. Celeste si rifugiava sul divano, abbracciava il cane, cercava uno spazio dove non venisse urlato contro. E la cosa più tremenda è che il solo momento in cui riusciva a parlare con Max era quando fumavano insieme. Lo ha detto: lo spinello era l’unico modo per farlo stare tranquillo. E in quel momento, lui le ha fatto quello che ha raccontato.
La Pm ha chiesto 4 anni di reclusione, riconoscendogli le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti.
L’avvocato Fiore, parte civile, ha ripercorso con tono meno emotivo ma altrettanto deciso tutti i punti. “Celeste ha raccontato tutto tre anni dopo. Senza denunciare. Senza nomi. Non voleva vendetta. Solo tirare fuori quel tarlo che la stava mangiando. La madre le ha girato le spalle. Lui le offriva droga e poi andava dai servizi sociali a dire ‘Si taglia le braccia’. Chiedo un risarcimento di 30mila euro.”
Poi l’arringa finale dell’avvocato Spaziante. Più di un’ora di requisitoria difensiva per dimostrare che prove non ce ne sono. Solo racconti nebbiosi di un'adolescente confusa, piena di dolore. “Celeste ha già fatto un’altra querela, per sequestro, non andata avanti. Ha mentito su molte cose. Dice di non fare uso di droga ma tutti dicono il contrario. Dice che la madre non la proteggeva, ma lo fa solo per gelosia. Vuole allontanare Max dalla madre, non da se stessa. E la nonna? Ha visto qualcosa, ma ha detto ‘non so se era un gesto sessuale’. E allora cos’è la verità? Noi dobbiamo giudicare con certezza. E qui la certezza non c’è.”
La prossima udienza, quella delle repliche, sarà il 12 giugno. Ma il quadro che emerge oggi è quello di una ragazza che a quindici anni si tagliava in silenzio, che abbracciava il cane come unico alleato, che non ha avuto nemmeno una madre che le credesse. Se Max ha davvero fatto quello che lei racconta, non è solo un uomo che ha toccato una minorenne. È un uomo che ha sporcato l’unico spazio di tregua che le era rimasto.
Celeste, oggi, non chiede più niente. Ha parlato. Ha detto tutto. E adesso aspetta.
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