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Cronaca

Madre ostaggio del figlio: anni di minacce, violenze e umiliazioni alle porte di Ivrea

Il ragazzo ora è sottoposto a misura cautelare nel reparto di psichiatria dell'ospedale cittadino. Il Tribunale ha disposto una perizia

foto d'archivio

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«Ti prendo per la gola, ti ammazzo». Oppure: «Guardate tutte quelle put***a che mi ha messo al mondo». Lo ripeteva ogni giorno, senza tregua. Offese, minacce, insulti pubblici. Quando non otteneva soldi, sfogava la rabbia sulla madre. Le dava della “cagna”, la strattonava, la feriva. Una spirale feroce durata anni, fatta di botte, umiliazioni, terrore.

Oggi quel figlio – lo chiameremo Luca, nome di fantasia – ha 33 anni ed è ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Ivrea, in misura cautelare. Il giudice Andrea Cavoti, lo stesso che questa mattina ha presieduto l’udienza in Tribunale, ha nominato un perito per valutare se Luca sia capace di intendere e di volere e quale sia il grado di pericolosità sociale dell’imputato. La perizia è stata disposta nel contesto di un incidente probatorio, chiesto dalla difesa per chiarire se il ragazzo sia realmente in grado di partecipare al processo.

Siamo in un paese dell’eporediese. In quella casa, per troppo tempo, la madre ha vissuto come in una gabbia. Non una lite occasionale, ma un crescendo di violenza familiare. I carabinieri ricostruiscono una storia che parte almeno dal 2017 e attraversa episodi agghiaccianti.

Nel fascicolo si parla di un’aggressione del 2020, quando la madre gli somministrò di nascosto un farmaco calmante: Luca se ne accorse, la prese per il collo, la buttò a terra e svuotò il tubetto sul pavimento. In un’altra occasione, le urlò in faccia: “Adesso cagna, pulisci”. In un episodio risalente al 2017, durante una lite, le afferrò una mano e la torse con violenza, procurandole una distorsione a un dito.

I soldi, sempre i soldi erano il motivo che facevano scattare la furia cieca del ragazzo. Nel maggio 2022, Luca si scagliò contro l’Alfa Romeo 147 della madre, che aveva osato negarsi all’ennesima richiesta di denaro. La colpì con calci e pugni, sfondando con forza lo sportello anteriore. Non era la prima volta. In quel cortile, la rabbia esplodeva di continuo. E la macchina diventava un bersaglio, come se potesse rispondere al suo odio.

Un altro episodio inquietante risale a quando la madre non soddisfò una delle sue pretese: Luca l’avvicinò con un coltellino in mano, minacciandola di morte. «Ti prendo per la gola, ti ammazzo. Devi morire». Frasi che diceva spesso, anche in pubblico. Frasi che, secondo gli inquirenti, facevano parte di un comportamento persecutorio, ripetuto, aggressivo, sempre più carico di odio.

L'avvocato Filippo Amoroso (foto d'archivio)

Chi indaga descrive una madre «prostrata», «psicologicamente devastata», al punto da pensare – in più occasioni – al suicidio. Una donna distrutta, che ha cercato di aiutare quel figlio che amava, anche quando lui la odiava. Che ha preferito tacere, proteggere, non denunciare. Che ha tentato di trovare un equilibrio, di evitare il peggio, di sopravvivere dentro un conflitto che era diventato la sua quotidianità. Fino a quando non è stato più possibile.

A difendere Luca è l’avvocato Filippo Amoroso del Foro di Ivrea, che ha ottenuto l’ammissione della perizia psichiatrica. Il giudice ha accolto la richiesta, disponendo l’incidente probatorio per accertare l’eventuale incapacità totale o parziale dell’imputato e stabilire se sia socialmente pericoloso. La perizia è urgente. Lo stato di salute mentale dell’indagato è fragile, tanto che al momento resta ancora ricoverato, sotto stretta osservazione clinica, nel reparto psichiatrico dell’ospedale cittadino.

Nei prossimi giorni, le parti potranno visionare gli atti, nominare consulenti e farsi assistere nel corso della perizia. Sarà un passaggio decisivo per il prosieguo delle indagini.

Per la madre, ora, c’è finalmente un’aula di giustizia. Una stanza neutra, fatta di leggi e di garanzie, dove qualcuno – forse per la prima volta – è disposto ad ascoltarla. Ma fuori da quelle mura resta un passato che brucia.

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