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Giudiziaria
10 Maggio 2025 - 01:57
È il nome che non ti aspetti in un’inchiesta sulla 'ndrangheta. Ma che da solo racconta un sistema.
Nel processo Echidna, che ruota intorno ai legami tra imprese calabresi e appalti pubblici in Piemonte, il volto più noto non è quello di un boss dell’Aspromonte, ma di Salvatore Gallo, 84 anni, ex dirigente della Sitaf, volto storico del Partito Democratico piemontese, uomo da mille tessere e mille contatti. Nessun reato mafioso contestato, ma una lista di accuse lunga abbastanza da far chiedere alla procura 2 anni e 10 mesi di reclusione, con rito abbreviato e sconto automatico di pena.
Tessere autostradali gratuite per amici e conoscenti — medici, avvocati, giornalisti — e una tessera carburante aziendale utilizzata per uso personale. In totale, 98 rifornimenti effettuati per andare da casa alla sede della sua associazione politica IdeaTo, ma anche per muoversi nella zona della sua casa in Sardegna, durante le vacanze. Peculato, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, che ha ricostruito la vicenda con l’aiuto del Ros dei carabinieri. E che ha parlato di «condotta in spregio delle regole».

Caterina Greco
Ma il punto più delicato è la corruzione elettorale. Secondo il pubblico ministero Valerio Longi, Gallo avrebbe promesso favori — anche interventi chirurgici accelerati — in cambio di voti per Caterina Greco di Settimo Torinese, oggi assessore metropolitano candidata vicina al suo entourage alle elezioni comunali del 2021.
Gallo ha già risarcito le società Sitaf e Sitalfa, che infatti non si sono costituite parte civile, al contrario del Comune di Brandizzo, che lo ha fatto tramite l’avvocato Giulio Calosso. La strategia difensiva dell’ex manager punta proprio su questo: nessun danno persistente, nessun intento criminoso. Ma la procura, che ha messo insieme 18 imputati nel rito abbreviato, non ci sta. Per loro sono stati chiesti in totale 36 anni e 8 mesi di carcere, con una sola proposta di assoluzione.
La condanna più pesante, 3 anni e 4 mesi, è stata chiesta per l’avvocato Mauro Amoroso, accusato di aver tentato un’estorsione da 1.500 euro ai danni di un imprenditore, in concorso con un altro imputato.
A processo anche Roberto Fantini, ex amministratore delegato della Sitalfa, con l’accusa — molto più grave — di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe favorito aziende vicine alla ’ndrangheta nell’assegnazione dei lavori di manutenzione sull’autostrada A32.
Il meccanismo era sempre lo stesso. Ditte formalmente pulite, ma riconducibili — secondo gli inquirenti — alle cosche calabresi, che si aggiudicavano subappalti milionari. Tutto grazie a una fitta rete di connivenze, silenzi e scorciatoie. In mezzo, figure come Gallo, che — pur non essendo colluso — per la procura si è mosso come un uomo di potere abituato a usare risorse pubbliche come se fossero sue, nell’assoluta convinzione di poterlo fare. “Perché io so io…” — verrebbe da dire.
Non è la prima volta che il suo nome finisce in un’aula di tribunale. Ha un precedente ormai dichiarato estinto, ma che il pm ha voluto comunque ricordare per evidenziare un profilo caratterizzato da “disinvoltura amministrativa”.
La sentenza del rito abbreviato è attesa per il 17 giugno 2025, mentre il 22 maggio a Ivrea si aprirà il procedimento con rito ordinario per gli altri imputati, accusati di far parte o di favorire direttamente le cosche calabresi nel cuore del Nord produttivo.
Salvatore Gallo, intanto, resta il simbolo di un mondo grigio e opaco, dove la mafia non è necessaria per descrivere il degrado delle istituzioni. Bastano una Viacard, una pompa di benzina e una promessa di favore.
L’inchiesta rivela l’infiltrazione nei grandi appalti pubblici grazie alla complicità di dirigenti come Roberto Fantini, all’epoca amministratore delegato di Sitalfa. Secondo le indagini il clan Pasqua avrebbe ottenuto appalti nel movimento terra grazie all’interessamento di Fantini. Quest’ultimo avrebbe permesso agli autisti del clan di rifornirsi al distributore della Sitalfa senza pagare e avrebbe ideato un sistema di sovraffatturazioni ottenendo in cambio una parte del profitto illecito.
L’indagine, partita con 19 indagati, si è allargata parecchio. Ecco tutti gli indagati che hanno ricevuto l’avviso di conclusioni indagini:
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