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Giudiziaria

Chiesta la condanna di Salvatore Gallo: Viacard, benzina aziendale e voti a Caterina Greco

Nel processo sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nei subappalti dell’autostrada A32, l’imputato più noto non risponde di criminalità organizzata. È l’ex manager Sitaf ed ex “signore delle preferenze” del PD torinese

La "Tesserina" di Salvatore Gallo per non pagare i 12,80 euro ai caselli autostradali di Avigliana e Salbertrand

È il nome che non ti aspetti in un’inchiesta sulla 'ndrangheta. Ma che da solo racconta un sistema.
Nel processo Echidna, che ruota intorno ai legami tra imprese calabresi e appalti pubblici in Piemonte, il volto più noto non è quello di un boss dell’Aspromonte, ma di Salvatore Gallo, 84 anni, ex dirigente della Sitaf, volto storico del Partito Democratico piemontese, uomo da mille tessere e mille contatti. Nessun reato mafioso contestato, ma una lista di accuse lunga abbastanza da far chiedere alla procura 2 anni e 10 mesi di reclusione, con rito abbreviato e sconto automatico di pena.

Tessere autostradali gratuite per amici e conoscenti — medici, avvocati, giornalisti — e una tessera carburante aziendale utilizzata per uso personale. In totale, 98 rifornimenti effettuati per andare da casa alla sede della sua associazione politica IdeaTo, ma anche per muoversi nella zona della sua casa in Sardegna, durante le vacanze. Peculato, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, che ha ricostruito la vicenda con l’aiuto del Ros dei carabinieri. E che ha parlato di «condotta in spregio delle regole».

Caterina Greco

Ma il punto più delicato è la corruzione elettorale. Secondo il pubblico ministero Valerio Longi, Gallo avrebbe promesso favori — anche interventi chirurgici accelerati — in cambio di voti per Caterina Greco di Settimo Torinese, oggi assessore metropolitano candidata vicina al suo entourage alle elezioni comunali del 2021.

Gallo ha già risarcito le società Sitaf e Sitalfa, che infatti non si sono costituite parte civile, al contrario del Comune di Brandizzo, che lo ha fatto tramite l’avvocato Giulio Calosso. La strategia difensiva dell’ex manager punta proprio su questo: nessun danno persistente, nessun intento criminoso. Ma la procura, che ha messo insieme 18 imputati nel rito abbreviato, non ci sta. Per loro sono stati chiesti in totale 36 anni e 8 mesi di carcere, con una sola proposta di assoluzione.

La condanna più pesante, 3 anni e 4 mesi, è stata chiesta per l’avvocato Mauro Amoroso, accusato di aver tentato un’estorsione da 1.500 euro ai danni di un imprenditore, in concorso con un altro imputato.

A processo anche Roberto Fantini, ex amministratore delegato della Sitalfa, con l’accusa — molto più grave — di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe favorito aziende vicine alla ’ndrangheta nell’assegnazione dei lavori di manutenzione sull’autostrada A32.

Il meccanismo era sempre lo stesso. Ditte formalmente pulite, ma riconducibili — secondo gli inquirenti — alle cosche calabresi, che si aggiudicavano subappalti milionari. Tutto grazie a una fitta rete di connivenze, silenzi e scorciatoie. In mezzo, figure come Gallo, che — pur non essendo colluso — per la procura si è mosso come un uomo di potere abituato a usare risorse pubbliche come se fossero sue, nell’assoluta convinzione di poterlo fare. “Perché io so io…” — verrebbe da dire.

Non è la prima volta che il suo nome finisce in un’aula di tribunale. Ha un precedente ormai dichiarato estinto, ma che il pm ha voluto comunque ricordare per evidenziare un profilo caratterizzato da “disinvoltura amministrativa”.

La sentenza del rito abbreviato è attesa per il 17 giugno 2025, mentre il 22 maggio a Ivrea si aprirà il procedimento con rito ordinario per gli altri imputati, accusati di far parte o di favorire direttamente le cosche calabresi nel cuore del Nord produttivo.

Salvatore Gallo, intanto, resta il simbolo di un mondo grigio e opaco, dove la mafia non è necessaria per descrivere il degrado delle istituzioni. Bastano una Viacard, una pompa di benzina e una promessa di favore.

Le autostrade sotto il controllo mafioso

L’inchiesta rivela l’infiltrazione nei grandi appalti pubblici grazie alla complicità di dirigenti come Roberto Fantini, all’epoca amministratore delegato di Sitalfa. Secondo le indagini il clan Pasqua avrebbe ottenuto appalti nel movimento terra grazie all’interessamento di Fantini. Quest’ultimo avrebbe permesso agli autisti del clan di rifornirsi al distributore della Sitalfa senza pagare e avrebbe ideato un sistema di sovraffatturazioni ottenendo in cambio una parte del profitto illecito.


L’indagine, partita con 19 indagati, si è allargata parecchio. Ecco tutti gli indagati che hanno ricevuto l’avviso di conclusioni indagini:

  1. Giuseppe Pasqua (1943): organizzatore del clan; accuse di associazione mafiosa, estorsione, sovrafatturazione, minacce.
  2. Domenico Claudio Pasqua (1970): collaboratore del padre Giuseppe; accuse di associazione mafiosa, estorsioni, intimidazioni.
  3. Michael Pasqua (1983): partecipe attivo del clan; accuse di intimidazioni, supporto operativo.
  4. Roberto Fantini (1969): amministratore delegato Sitalfa Spa.; accuse di associazione mafiosa, sovrafatturazione, abuso di posizione.
  5. Gian Carlo Bellavia (1958): amministratore di società autostradali; accuse di associazione mafiosa, frodi economiche.
  6. Salvatore Gallo (1941): presidente di associazione e politico; accuse di corruzione elettorale, appropriazione indebita.
  7. Salvatore Sergi (1956): direttore del personale Staf spa; accuse di intimidazioni per fini politici.
  8. Vincenzo Colosimo (1975): direttore acquisti Sitalfa spa; accuse di collaborazione in attività illecite.
  9. Francesco Anello (1943): coinvolto in scambi di favori politici; accuse di abuso di influenza.
  10. Roberto Carvelli (1978): coinvolto in operazioni immobiliari; accuse di estorsioni, minacce.
  11. Eduardo Carvelli (1952): coinvolto in operazioni immobiliari; accuse di estorsioni, minacce.
  12. Danilo Scardino (1972): mediatore in conflitti immobiliari; accuse di minacce, estorsioni.
  13. Leonardo Caligiuri (1968): coinvolto in attività estorsive e minacce, accusato di estorsione e tentata estorsione
  14. Giuseppe Carbone (1965): coinvolto in attività mafiose; accuse di gestione illecita di fondi.
  15. Luigi Mascolo (1985): riciclatore di denaro; accuse di gestione di fondi illeciti.
  16. Antonio Mascolo (1964): riciclatore di denaro; accuse di gestione di fondi illeciti.
  17. Carlo Balzamo (1987): accuse di vendita, ricettazione di una pistola.
  18. Pasquale Balzamo (1992): gestore di denaro illecito; accuse di riciclaggio.
  19. Francesco d’Assisi Esposito (1972): trasferitore di denaro illecito; accuse di riciclaggio.
  20. Carmelo Luca Ferrara (1993): gestore di fondi collegati al riciclaggio; accuse di trasferimento di denaro illecito.
  21. Antonio Fiorillo (1994): coinvolto nel riciclaggio di denaro; accuse di trasferimento illecito.
  22. Mariarosa Mascolo (1986): collaboratrice nella gestione finanziaria illecita; accuse di riciclaggio.
  23. Maria Rotondale (1964): collaboratrice nella gestione finanziaria illecita; accuse di riciclaggio.
  24. Giovanna Schiavone (1964): collaboratrice in copertura finanziaria; accuse di partecipazione al riciclaggio.
  25. Crescenzo D’Alterio (1974): collaboratore in operazioni criminali; accuse di gestione finanziaria illecita.
  26. Mauro Amoroso (1979): collaboratore dell’avvocato D’Alterio; accuse di estorsione e appropriazione illecita.
  27. Alessandro Lutri (1973): supporto logistico; accuse di gestione illecita.
  28. Paolo Tozza (1969): coinvolto in una permuta di cavalli; accusato di tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
  29. Mario Faieta (1952): supporto operativo; accuse di collaborazione in attività mafiose.
  30. Andrea Carmelo Lutri (1973): supporto logistico; accuse di riciclaggio e minacce.
  31. Simona Messineo (1973): Coinvolta in operazioni di copertura finanziaria; accuse di collaborazione in riciclaggio.
  32. Filippo Rotolo (1966): Collaboratore nella gestione immobiliare; accuse di estorsione, minacce.
  33. Paolo Mattana (1963): Collaboratore in attività illecite; accuse di favoreggiamento.
  34. Paolo Bordone (1987): collaboratore in attività illecite; accuse di riciclaggio.
  35. Vittoria Grosso (1958): coinvolta in operazioni finanziarie illecite; accuse di riciclaggio.
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