Cerca

Cronaca

Dalla Fiera della Canapa al tribunale: imprenditore agricolo di Settimo Torinese a processo per spaccio

Aveva uno stand a Canapa Mundi dove commercializzava prodotti a base di canapa, ma i controlli hanno rilevato che non era poi tutto legale...

foto d'archivio

foto d'archivio

Aveva uno stand alla Fiera della Canapa di Roma, tra sacchetti kraft, profumi speziati e sorrisi da vetrina. Ma sotto le infiorescenze esposte, secondo l’accusa, c’era qualcosa di più di un semplice business “green”.

Davide W., torinese classe 2000, oggi è imputato per detenzione di sostanze stupefacenti con finalità di spaccio: nei suoi prodotti, esposti ad aprile 2022 alla settima edizione di Canapa Mundi, i controlli a campione hanno rilevato la presenza di THC oltre i limiti consentiti dalla legge. Secondo la Procura, quei prodotti superavano lo 0,5% di principio attivo, soglia che — se superata — fa scattare le maglie del famigerato articolo 73 del DPR 309/90, quello che punisce chi detiene o vende sostanze stupefacenti.

Titolare di un’azienda agricola con sede a Settimo Torinese, Davide W. gestisce la vendita di prodotti contenenti canapa legale, quella prevista dalla legge 242 del 2016: varietà certificate, con bassissimo contenuto di THC, destinate a uso tecnico, cosmetico, alimentare. Eppure, proprio da quella vetrina fieristica, è cominciato il suo guaio giudiziario. Oggi, il processo si sarebbe dovuto tenere davanti alla giudice Marianna Tiseo del Tribunale di Ivrea, ma è stato rinviato. Il difensore di Davide W., l’avvocato Stefano De Donato, penalista romano arrivato per l'udienza ad Ivrea, ha infatti dichiarato l’adesione all’astensione proclamata dagli avvocati penalisti, facendo slittare l’udienza a dicembre.

Una pausa forzata che lascia sospeso il nodo centrale: quanto è labile, oggi, il confine tra ciò che è canapa legale e ciò che non lo è? E quanto pesa, sulle spalle di queste aziende, un clima di sospetto che rischia di soffocare un intero settore produttivo?

Canapa Mundi: da vetrina internazionale a zona rossa

Quando Davide W. partecipò a Canapa Mundi nel 2022, la fiera era già un punto di riferimento europeo per il mercato della canapa. Ma nel 2023, con l’8ª edizione, si è toccato il punto di rottura: i controlli delle forze dell’ordine - già puntuali nelle precedenti edizioni - sono diventati invasivi, quotidiani, in divisa, con una squadra interforze composta da carabinieri, finanza, polizia, NAS e dogana. L’atmosfera si è trasformata. “Sembrava una caccia alle streghe”, hanno raccontato gli espositori. Le verifiche, che negli anni precedenti erano sempre state accurate ma discrete, si sono moltiplicate fino a risultare paralizzanti. L’occhio dello Stato sulla canapa si era fatto muscolare.

Un anno dopo, nel 2024, l’annuncio: la fiera è sospesa. Con un comunicato pubblicato sui social, gli organizzatori hanno dichiarato il rinvio della decima edizione, inizialmente prevista dal 16 al 18 febbraio. «Una decisione difficile — scrivono — presa per garantire la sicurezza e il benessere di tutti i partecipanti». Nessuna motivazione esplicita, ma il messaggio è chiaro: il clima non è cambiato, e nessuno vuole essere di nuovo il bersaglio.

A fare la differenza tra legalità e reato è sempre lui: il THC, tetraidrocannabinolo, il principio attivo psicoattivo della cannabis. In Italia, la legge consente la coltivazione e la commercializzazione di canapa industriale con un contenuto di THC inferiore allo 0,2%, con una soglia di tolleranza fino allo 0,6%. Ma anche un leggero sforamento — anche se frutto di variazioni naturali della pianta — può portare a un’incriminazione. È successo a decine di agricoltori e microimprenditori. È successo a Davide W..

Intanto il mercato cresce. O forse, sarebbe più corretto dire: cresce nonostante tutto. In Italia oggi ci sono circa 3.000 aziende del settore canapa, che garantiscono 12.000 posti di lavoro diretti, più un indotto di giovani realtà attive nei settori della bioedilizia, dei polimeri biodegradabili, della cosmetica, dell’alimentazione, del tessile, fino all’uso medico e terapeutico della cannabis, previsto già dal 2006 e in teoria rimborsabile dal SSN.

La storia piemontese della canapa: da gloria agricola a proibizionismo

Il paradosso è che questa pianta, oggi al centro di mille sospetti, era un tempo il fiore all’occhiello dell’economia agricola piemontese. Il nostro Paese — fino al 1939 — era il secondo produttore mondiale di canapa tessile. Le varietà piemontesi erano considerate tra le migliori, e il Canavese ne era il cuore: dalle sponde della Dora Baltea fino alle pianure del torinese, si coltivava, si filava, si intrecciava. Un sapere antico spazzato via dal proibizionismo importato dagli Stati Uniti con il “Marijuana Tax Act”, legge bandiera della crociata antidroga, che finì per demonizzare anche la canapa industriale.

Oggi, lentamente, quelle radici provano a rispuntare. Ma crescono su un terreno instabile, dove anche la fiera di riferimento viene fermata, dove le aziende più controllate d’Italia non possono usare i POS, fanno fatica a fare pubblicità e si vedono cancellare i profili social. Mentre in Spagna, dove tutto è cominciato nello stesso periodo, il mercato si è moltiplicato: migliaia di negozi, centinaia di aziende milionarie, nessuna repressione.

E Davide W., da Settimo Torinese, è solo uno dei tanti piccoli nomi che finiscono al centro di questa gigantesca contraddizione. Quella di un’Italia che autorizza, promuove, legalizza… ma poi punisce, diffida, colpisce. Dove il THC non è solo una molecola, ma una miccia giudiziaria. Dove un campione prelevato in fiera può diventare un processo penale. E un giovane agricoltore, con uno stand alla mano, può ritrovarsi — due anni dopo — davanti a un giudice. In attesa. Ancora una volta. Fino a dicembre.

Fino al 1939 la coltivazione della canapa era fiore all’occhiello dell’economia agricola piemontese

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori