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Cronaca

A Ivrea testimonianza shock nel processo per abusi sessuali su una bimba di 10 anni: "Mia sorella si è inventata tutto"

La sorella della piccola e compagna di quello zio accusato di aver abusato per cinque anni della nipotina, lo ha difeso a spada tratta

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Testimonianza shock oggi in Tribunale ad Ivrea nel processo per violenza sessuale aggravata che vede imputato un uomo accusato di aver abusato per ben cinque anni della nipotina da quando aveva 10 anni.

Monica, sorella maggiore della vittima e compagna dell’imputato, ha attaccato l’intera famiglia d’origine e parlato di "fantasie" di quella sorella che all'epoca dei fatti era appena una bambina.

In aula a Ivrea, davanti al collegio presieduto dalla giudice Stefania Cugge, ha deposto Monica (nome di fantasia), sorella della vittima e compagna dell’uomo imputato. Una testimonianza che ha lasciato sgomenta l’aula.

Monica ha difeso con forza il compagno, accusato di aver molestato Martina (nome di fantasia) fin da quando la bambina aveva dieci anni. Con voce ferma ha negato ogni addebito e ha sostenuto che la sorella più piccola avrebbe “immaginato tutto”. “Non ho mai creduto a nulla di quello che ha raccontato – ha detto –. Per me sono solo fantasie nate in un contesto familiare disturbato, già segnato da altri traumi.”

Parole che pesano come macigni, soprattutto perché pronunciate da chi, per anni, avrebbe dovuto essere figura di riferimento e protezione per quella bambina. Invece Monica ha voltato le spalle non solo a Martina, ma all’intera famiglia d’origine. “Io ho chiuso i contatti con tutti. Ho bloccato mia madre, le mie sorelle, anche Martina. Dopo tutto quello che è successo, non li sento più. Di loro non voglio più sapere nulla.”

Colpisce il modo in cui Monica ha parlato della madre, sempre riferendosi a lei per nome, mai usando il termine “mamma”. Un distacco netto, quasi chirurgico. “Non era una madre, era una presenza scomoda. Ha sempre parlato male di me e del mio compagno, ci ha insultati, umiliati. Diceva che lui era un analfabeta e che mi aveva portato a vivere in un buco.”

Il racconto è quello di una giovane donna che nel 2015 si allontana da casa per vivere con il fidanzato conosciuto una manciata di mesi prima in una frazione isolata di Monasterolo, a Cafasse. “Avevamo poco, ma ci bastava. Io avevo appena preso la patente, lavoravo, facevo le pulizie, portavo lui al lavoro e andavo a riprenderlo. Martina veniva ogni tanto, ma non è mai rimasta da sola del tempo con lo zio

Eppure, secondo le accuse, proprio tra quelle mura Martina sarebbe stata più volte molestata. La testimone ha negato tutto, anche quando la Pm Elena Parato le ha chiesto se ricordasse gli audio, i messaggi, la chat con l’altra sorella, che nel 2022 scopre il diario segreto in cui Martina ha scritto anni di dolore. “Quel diario non l’ho mai voluto leggere. Quando Noemi è venuta da me col diario, l’ho sbattuta fuori. Non le ho mai creduto.”

Una testimonianza piena di dettagli, di accuse alla famiglia, ma nessun dubbio, neppure uno. Monica ha affermato di non aver mai notato “nulla di strano”, né nei comportamenti del compagno, né della sorella. “A me Martina raccontava di aver visto cose terribili in casa di nostra madre: il compagno nudo, rapporti sessuali espliciti. Mi aveva anche mandato un audio dove si sentivano ansimi. Ma non riguardavano certo lo zio. Erano altre cose, altri traumi.”

Parole che gettano un’ombra ancora più cupa su una vicenda già profondamente dolorosa. Parole che arrivano da chi, in teoria, avrebbe dovuto essere la prima a credere a quella bambina. E invece, a detta sua, non ha “mai avuto dubbi”, nonostante Martina – oggi adolescente – quegli episodi, i pomeriggi sul divano, i palpeggiamenti, li abbia scritti tutti in un diario trovato dalla mamma.

"Ciao sono Martina e ho 16 anni...". Iniziano così quelle pagine del racconto degli orrori subiti in cinque lunghissimi anni racchiusi in un capo di imputazione che parla di almeno 20 episodi di abusi subiti dalla giovane che oggi ha 19 anni ed era in aula ad ascoltare la testimonianza della sorella maggiore.

“Per me è tutta colpa del compagno della signora Carla – ha detto Monica riferendosi alla mamma (anche questo nome è di fantasia) –. Lui ha montato tutto. Il mio compagni non ha mai fatto nulla. Io gli credo.”

Il processo si avvia alla chiusura dell’istruttoria. La prossima udienza sarà cruciale per stabilire se la giustizia darà voce alla bambina che scriveva nell’agendina blu per non impazzire. E che oggi, diventata grande, ha deciso di raccontare tutto.

Durante la prossima udienza verrà sentita in aula e le verrà chiesto di raccontare quei terribili cinque anni. 

Il Tribunale di Ivrea

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