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Cronaca

Buoni fruttiferi falsificati e rimborsi illeciti: a processo un dipendente delle Poste di San Francesco al Campo

Con lui sono state travolte dall'inchiesta della Procura di Ivrea altre sei persone per una truffa aggravata da oltre 100mila euro

Buoni fruttiferi falsificati e rimborsi illeciti: a processo un dipendente delle Poste di San Francesco al Campo

Era l’aprile del 2020 quando tutto è cominciato, ma solo adesso che l'inchiesta della Procura di Ivrea è stata chiusa, si delinea in modo chiaro il perimetro della vicenda giudiziaria che coinvolge sei persone, accusate a vario titolo di truffa, falso, ricettazione e uso indebito di titoli di credito e buoni postali clonati.

Nei giorni scorsi si è tenuta presso il Tribunale di Ivrea l'udienza predibattimentale, rinviata a luglio.

Al centro del presunto sistema fraudolento scoperchiato dalla Pm Valentina Bossi, c’è Mauro Z., 47 anni, residente a Ciriè, all’epoca dei fatti dipendente dell’ufficio postale di San Francesco al Campo. Difeso dall’avvocato Antonio Mencobello del Foro di Torino, avrebbe agito in concorso con soggetti non identificati per impossessarsi di denaro tramite rimborsi fasulli di buoni fruttiferi postali. I buoni, intestati a ignari risparmiatori, venivano alterati, integrati con la clausola CPFR (che consente il rimborso anche senza l’intestatario) e riscossi con modalità sospette. Secondo l’accusa, avrebbe fatto leva anche sul proprio ruolo lavorativo e sulle relazioni interne all’ufficio postale per alterare i documenti e indirizzare gli incassi su carte o libretti riconducibili agli altri imputati.

Tra questi figura Gianluca I., 52 anni, di San Maurizio Canavese, assistito dall’avvocato Marco Stabile. A lui sono riconducibili numerosi movimenti bancari e prelievi di contante, alcuni direttamente dalle carte PostePay caricate con le somme sottratte. L’atto d’accusa lo collega al rimborso fraudolento di almeno 15 buoni postali per un controvalore di circa oltre 70mila euro, molti dei quali intestati a persone ignare.

Poi c’è Gianluca F., 45 anni, di Montanaro, difeso dall’avvocato Gianluca V., che avrebbe ricevuto dal dipendente delle Poste assegni già compilati in parte o in modo ingannevole, come nel caso di un assegno da quasi 10mila euro. Ferruzzi lo avrebbe incassato su carte personali, consegnando poi parte del denaro a J, D., 33 anni, di Bordighera ma residente a Torino, difeso dall’avvocato Wilmer Perga. Entrambi risultano coinvolti anche in un episodio avvenuto il 19 agosto 2020, in cui vennero effettuati diversi prelievi e operazioni di smistamento denaro da un CCP intestato alla vittima.

Il sesto nome sulla lista degli imputati è Maria A., 43 anni, napoletana, difesa dall’avvocata Beatrice Salegna del Foro di Napoli. Avrebbe ricevuto su un conto a lei intestato – accesso presso l’ufficio postale di Napoli 12 – un rimborso fraudolento di buoni postali per circa 10.000 euro, con denaro transitato da documenti contraffatti e firme apocrife.

Tra le manovre più ricorrenti, secondo la Procura, l’inserimento della clausola CPFR su buoni originariamente non rimborsabili in forma disgiunta. I titoli, alterati e falsificati in ogni dettaglio – dalla firma al colore della carta – venivano poi accompagnati da fotocopie di documenti d’identità altrettanto contraffatti. La somma totale sottratta ammonterebbe a oltre 100.000 euro, distribuita in decine di operazioni effettuate in tempi ravvicinati tra la primavera e l’estate 2021.

La Procura ha inoltre sottolineato come l’operatore con User attribuito a Mauro Z. – risultasse attivo proprio nei giorni in cui la direttrice dell’ufficio era in ferie. Un dettaglio che potrebbe risultare cruciale in aula.

Le accuse per i sei imputati vanno dalla truffa aggravata all’abuso di relazioni di servizio, dall’indebita percezione di rimborsi postali all’uso di documenti falsi. Ora, il fascicolo è pronto a entrare nel vivo del dibattimento, dove le testimonianze e i riscontri documentali dovranno chiarire se si trattò di un sistema rodato o di una concatenazione di abusi isolati.

La prossima udienza, ancora predibattimentale, si terrà a luglio.

Nel processo sono parte lesa Poste Italiane e il correntista l’uomo che con la sua denuncia ha dato avvio all’indagine, attende giustizia.

Il Tribunale di Ivrea

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