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Cronaca

In astinenza da crack cerca di sfondare la porta di casa dei genitori a San Mauro

A chiamare i carabinieri, disperata, era stata la mamma. Ora il figlio è in carcere

In astinenza da crack cerca di sfondare la porta di casa dei genitori a San Mauro

Un campanello strappato, il portone preso a calci, una macchina scassata parcheggiata vicino all'incrocio. E un uomo, Antonio T., volto noto alle forze dell’ordine, che nonostante un divieto di avvicinamento alla casa dei genitori a San Mauro Torinese, è tornato a girare attorno a quel civico 15, come se nulla fosse. Fino a essere arrestato dai carabinieri. Oggi, davanti al giudice Edoardo Scanavino, si è tenuta la prima udienza del processo a suo carico.

Una storia di rabbia, dipendenze e solitudine, che culmina ancora una volta in un gesto che ha il sapore dell’autodistruzione. Perché Antonio non solo ha violato ripetutamente la misura imposta dal giudice, ma lo ha fatto con una progressione inquietante. Dapprima si è avvicinato all’abitazione dei genitori, poi ha danneggiato il citofono, infine è stato trovato a 150 metri di distanza, all’incrocio tra via Roma e via Villafranca, lo stesso punto dove si era già appostato nei giorni precedenti.

A raccontare l’epilogo dell’arresto sono stati oggi i carabinieri della stazione di San Mauro Torinese, che lo conoscono bene. Quel giorno Antonio T. era in astinenza da crack, l’ha detto lui stesso agli agenti. Era confuso, nervoso, stanco. A bordo della sua Dacia sgangherata, trovata senza assicurazione e piena di oggetti alla rinfusa – persino un paio di forbici – ci viveva, letteralmente. Per il fatto che non avesse un'assicurazione è stato disposto anche il sequestro amministrativo del veicolo.

I militari sono intervenuti su richiesta della madre, ancora una volta. Una delle tante. “Siamo andati la prima volta – ha raccontato uno degli operanti – e il campanello era ancora attaccato. Quando siamo tornati, era già divelto. Alla terza chiamata, lo abbiamo trovato lì, a due passi”. Era stato visto aggirarsi nei soliti posti, finché non è stato fermato, con le mani sporche e l’aria persa.

La scena che si è presentata ai carabinieri è quella di una famiglia distrutta dalla paura e dall'impotenza. I genitori molto agitati, provati, esasperati. Nella chiamata al 112 avevano chiesto aiuto. Il figlio, fragile e violento, stava prendendo a calci il portone, distrutto i videocitofoni. Ogni sua apparizione nei dintorni della casa era diventata un incubo che si ripeteva. 

Antonio T., ora è in carcere. Ristretto da tempo, dopo l’arresto in flagranza. Oggi la sua difesa, ha cercato di smontare alcune delle accuse: “Avete visto lui sradicare il citofono?".

Il processo è appena iniziato, ma la scena è già definita. Un uomo che non riesce a stare lontano dalla sua famiglia, ma che la famiglia non può più accogliere. Un passato difficile, una dipendenza che lo consuma, una rabbia che esplode ogni volta sotto casa di chi lo ha cresciuto ed ora sa di non poterlo più aiutare. E un’inquietante ritualità: torna, danneggia, scappa. E poi torna ancora.

Antonio T. non ha solo infranto una misura cautelare, ha calpestato il confine più sottile e fragile: quello tra l’appartenenza e l’esclusione, tra affetto e paura. Il processo proseguirà nelle prossime settimane, ma la domanda che resta sospesa è una sola: quanto può resistere una famiglia, prima di dire basta?

IL CRACK, LA DROGA CHE BRUCIA TUTTO (E IN FRETTA)

Il crack, di cui Antonio T. ha dichiarato di essere in astinenza al momento dell’arresto, è una delle sostanze più devastanti in circolazione.

Si tratta di una forma di cocaina modificata chimicamente per poter essere fumata: il principio attivo raggiunge il cervello in pochi secondi, provocando un’intensa e breve euforia seguita da un crollo altrettanto violento.

È una droga che non dà tregua, che agisce in fretta e brucia tutto con la stessa rapidità con cui si consuma. Gli effetti dell’astinenza sono tra i più drammatici: ansia, confusione, crisi di agitazione psicomotoria, depressione, aggressività e allucinazioni.

Chi ne fa uso cronico, come spesso accade, vive in una spirale ininterrotta di consumo compulsivo e disperazione.

Dietro i gesti, come quello del l’inquieta figura di Antonio T., si nasconde spesso una dipendenza che annienta, disorienta e spinge a oltrepassare confini che fino a poco tempo prima sembravano invalicabili.

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