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Cronaca
15 Aprile 2025 - 11:46
Finisce il turno al McDonald’s, ma la tensione resta nell’aria. Pochi minuti dopo le 15, nel dehors del fast food di Settimo, scoppia una lite furiosa tra due colleghi. Volano parole pesanti, poi un gesto improvviso: un bastone brandito come un’arma e le mani al collo del collega. È il momento in cui il confronto verbale si trasforma in aggressione fisica. E finisce davanti al giudice.
A distanza di quasi tre anni, per quell'episodio il Tribunale di Ivrea ha condannato Ahmed Eltaras Mohamed, 26enne milanese, a tre mesi e dieci giorni di reclusione per lesioni personali. Niente aggravanti, né vendette premeditate sul posto di lavoro: solo un’escalation nata da vecchi rancori mai sopiti, esplosa quando la divisa era già stata riposta negli armadietti.
È finita con una condanna a tre mesi e dieci giorni di reclusione la vicenda giudiziaria che vede protagonista Ahmed Eltaras Mohamed, 26enne oggi detenuto per altra causa presso il carcere di Pavia, imputato per aver aggredito un collega di origine senegalese nel dehors del McDonald’s di Settimo Torinese, l’11 giugno 2021.
A pronunciare la sentenza è stata la giudice Stefania Cugge del Tribunale di Ivrea. Alla base del verdetto, la riconosciuta responsabilità dell’imputato per lesioni personali, ma con una riconfigurazione delle aggravanti che ha inciso sull'entità della pena.
I fatti risalgono al primo pomeriggio, poco dopo le 15, orario che ha avuto un peso decisivo nel processo. È proprio allora che i due colleghi – entrambi dipendenti del fast food – avrebbero incrociato nuovamente le loro strade nel dehors del locale. Ma, stavolta, non per servire clienti.
Secondo quanto emerso in aula, Ahmed Eltaras avrebbe prima minacciato verbalmente il collega, quindi sarebbe passato alle mani, afferrando il bastone di una scopa e mettendo le mani al collo della persona offesa. Una scena violenta, ma avvenuta a turno terminato, come ha evidenziato l’avvocato difensore Stefano Bighellini, ricordando che il collega senegalese aveva concluso il servizio alle 15. Proprio questo dettaglio ha portato all’esclusione dell’aggravante per abuso di prestazione d’opera, inizialmente contestata dalla procura.

Tre i capi d’imputazione. Ma solo il primo, relativo alle lesioni lievi (prognosi di cinque giorni), è stato ritenuto sussistente, anche se contenuto nella forma della particolare tenuità del fatto. Le altre due imputazioni – una minaccia ("muori tu, muoio io") e il porto abusivo di oggetti atti ad offendere – sono cadute per assenza di prove.
Il difensore ha sottolineato che non ci sarebbe riscontro oggettivo alla minaccia né prova che l’imputato avesse effettivamente portato con sé bastone e spada al momento dei fatti. I materiali sarebbero stati recuperati successivamente dalla persona offesa in un altro punto del locale.
La difesa ha tentato di ridimensionare l’accaduto, parlando di uno scontro “marginale” e ricordando come i rapporti tesi tra i due risalissero a divergenze professionali pregresse, mai sfociate in denunce precedenti. Ma i fatti parlano chiaro: seppur fuori dall’orario di lavoro, l’aggressione ha lasciato un segno.
Il Tribunale ha infine concesso le attenuanti generiche e ritenuto la pena detentiva sospesa. Nessuna aggravante riconosciuta, nessun abuso di ruolo.
Il caso di Settimo Torinese, oltre la cronaca giudiziaria, riaccende i riflettori sulle tensioni nei luoghi di lavoro, dove talvolta rapporti difficili sfociano in episodi violenti. In questo caso, nonostante la gravità dell’atto, si è riusciti ad evitare conseguenze peggiori.

Per Ahmed Eltaras Mohamed, oggi, resta una condanna penale. Per il suo ex collega, una ferita lieve ma simbolicamente pesante, maturata in un luogo dove – teoricamente – si serve fast food, non si consumano rancori.
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