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Cronaca
08 Aprile 2025 - 12:39
Processo per stalking (foto di repertorio)
Un tormento continuo, giorno e notte. Profili falsi, messaggi minacciosi, appostamenti davanti al negozio. E poi offese, pressioni psicologiche, botte. E una frase ripetuta come una condanna: “Questa me la paghi. Io non ho niente da perdere”.
È il cuore nero della vicenda approdata oggi in tribunale, dove si è aperto il processo per stalking nei confronti di Paolo G., accusato di aver reso la vita della ex compagna, Martina R., un inferno quotidiano. Al centro della storia, la tabaccheria di cui lei è titolare, diventata a un certo punto non solo il suo luogo di lavoro, ma il suo rifugio, il suo campo di battaglia, la trincea dove sopravvivere.
“Lo bloccavo, e lui ne apriva subito un altro”, ha raccontato oggi Martina davanti al giudice. “Su Facebook mi arrivavano richieste di amicizia da profili con nomi sempre diversi, ma era sempre lui. Poi messaggi: ‘Ti senti meglio ora che sei sola sola? Buon Natale!’, ‘Tranquilla, tanto il karma arriverà’”.
Anche quando il tribunale aveva già disposto il provvedimento di allontanamento penale, lui non si è fermato. “Non l’ho più visto dal primo dicembre, è vero. Ma i messaggi sono continuati. E la gente me lo segnalava: dormiva sulla panchina davanti al negozio. Era sempre nei paraggi”.
Una spirale di violenza fisica, psicologica e controllo iniziata anni prima. “Mi insultava per come mi vestivo. Se mettevo il rossetto o una maglietta scollata, ero una zoc***a. Mi diceva: 'Ti ho cresciuta io. A noi non può succedere'”. E ancora: “Non potevo uscire da sola, dovevo portarmi dietro nostra figlia. La usava per controllarmi”.
Un controllo ossessivo che passava anche dal lavoro. Paolo era solito prendere gratta e vinci dal bancone senza pagare, accumulando debiti pesanti. “Diceva che l’avrebbe smesso. E poi lo faceva ancora. Io ero a pezzi, e lui mi lasciava bigliettini con scritto ‘Ti amo’ come se bastasse”.
Dopo la denuncia presentata nell’agosto 2023, il quadro non cambia. “Ogni volta che lo bloccavo, lui trovava un’altra strada. È arrivato su Telegram. Mi scriveva dal pronto soccorso, o diceva che era in ospedale. Anche il suo ex datore di lavoro mi ha chiesto di chiamarlo ogni tanto perché ‘piangeva tutte le notti’. Il giorno dopo mi scriveva: ‘Ci ha pensato? Ci sono spiragli per chiudere le misure?’”.
Il carico emotivo è devastante. “Per lo stress mi riempio di bolle e ho la mano che mi formicola. Dormo poco. Ogni volta che vedo una persona della sua statura per strada, mi paralizzo dalla paura”.

Foto d'archivio
La tabaccheria, l’attività che aveva messo in piedi con fatica, è diventata il centro della sua esistenza. “Avevamo provato a comprare una casa, ma i debiti si accumulavano e non riuscivamo a pagarla. E' così che siamo finiti a vivere dietro al negozio. Ho risistemato il retrobottega. Mio padre, prima di morire, mi ha sempre aiutata, mi da dato molti soldi. Poi ho dovuto vendere due case ereditate da lui per coprire i debiti”.
In aula, la difesa di Paolo prova a ridimensionare tutto facendo emergere che pur essendo separati in casa dal 2010, fino al 2023 avrebbero continuato ad avere ancora rapporti intimi, anche in vacanza. Una circostanza che la donna ha confermato, ma solo in parte: "Sì, succedeva il sabato mattina e in vacanza, quando lui sembrava più gentile. Lo facevo per tenerlo tranquillo. Ma nel 2020, dopo il mio intervento per un tumore, tutto è finito. Ho capito che quella non era vita".
Ma i carabinieri, nelle indagini, hanno trovato ben altro. Screenshot, video, referti, testimonianze. Una chiavetta USB consegnata dalla donna conteneva immagini, audio, foto, minacce. Tutto documentato proprio dalle videocamere di sorveglianza di quella tabaccheria spesso teatro di violenze.
“Era lì anche il giorno in cui, come mostrano le telecamere, mi ha colpita con una manata facendomi indietreggiare di un metro. Mi tirava i capelli, mi spintonava. Anche il braccio operato per un tumore”.
Il fascicolo, nato come maltrattamenti in famiglia, è stato poi trasformato in stalking dopo la cessazione della convivenza. Oggi la donna è seguita da un centro antiviolenza, ma ogni settimana, da mesi, continua ad andare dallo psicologo: “90 euro a seduta, ogni giovedì. Per provare a ricominciare”.
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