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Cronaca
04 Aprile 2025 - 06:00
Un'udienza affollata, un rinvio inevitabile, e uno dei più attesi processi del territorio canavesano che si sposta in avanti nel tempo: marzo 2026 è la nuova data cerchiata in rosso nel calendario giudiziario di Ivrea. Al centro, Canavese Auto, la concessionaria di Ozegna finita sotto la lente della Procura eporediese per un presunto giro milionario di truffe, riciclaggio e autoriciclaggio, con 35 imputati complessivi e un’inchiesta che punta a scardinare quella che, secondo gli inquirenti, era una rete organizzata e ben oliata di falsi contratti, passaggi di proprietà fantasma, chilometri taroccati e finanziamenti truccati.
L’indagine, condotta dal pubblico ministero Alessandro Gallo, ha già portato alla richiesta di rinvio a giudizio per nove imputati principali, accusati di aver truffato almeno 26 clienti, con pratiche commerciali che oscillano tra il grottesco e l’inquietante.
Al centro della bufera: Galina Alexandrova Koultchiskaya, cittadina russa residente a Feletto, ex amministratrice della società AJ Rent srl e considerata dalla procura una delle registe del sistema. Al suo posto, nella primavera del 2020, subentra Sergio Bruno Silvestro, anch’egli tra gli indagati. Ma gli investigatori sostengono che il passaggio di testimone sia stato più di facciata che reale.
Accanto a loro, figure chiave come Alek Benedetto, 47 anni, figlio di Koultchiskaya, dipendente della società e ritenuto "uomo forte" nella gestione operativa. Tra i nomi in evidenza anche quello di Luis Josè De Paola, 64 anni, meccanico argentino residente a Favria, irreperibile dal 5 aprile 2024. Il venditore Kevin Carlino, 31enne di Vauda, difeso dall’avvocato Daniela Benedino, è accusato di aver contribuito a “piazzare” diverse auto truccate.
Le truffe? Un campionario ampio quanto variegato. Dalle vendite di auto con chilometraggi taroccati (celebre il caso dell’Alfa Romeo Mito venduta come nuova ma con oltre 300.000 km all’attivo), all’aumento arbitrario delle cifre nei finanziamenti, passando per contratti di affitto con riscatto mai rispettati e passaggi di proprietà mai registrati. Un gioco a perdere per i clienti, molti dei quali provenienti da Ivrea, Cuorgnè, Rivarolo, Pont, Cuceglio, Issiglio, ma anche da fuori regione.
A rendere il sistema ancora più complesso e opaco è il ruolo dei consulenti esterni, che secondo l’accusa avrebbero agevolato le operazioni illecite. Parliamo di Flavio Antonio Sartore, 63 anni, di Salassa, consulente per la Santander Consumer Bank; Michela Ongaro, 45 anni, di Cuorgnè, operativa per l’Assigest srl; Doriano Bertot, 60 anni, titolare dello Studio Vip Pratiche Auto; e Valerio Ciro, 42 anni, consulente finanziario di Autoingross.
Secondo gli inquirenti, questi professionisti avrebbero avuto un ruolo attivo nel facilitare pratiche scorrette, tra cui passaggi di proprietà mai finalizzati, prestiti gonfiati e documentazioni gestite con estrema “elasticità”.
Non solo truffa, ma anche autoriciclaggio. Nelle carte della procura compaiono prelievi in contanti, bonifici intestati a familiari o conoscenti, spese mascherate da rimborsi o anticipi per viaggi. Una pioggia di euro uscita dai conti della società e finita – secondo l'accusa – in canali privati. A doverne rispondere, oltre a Koultchiskaya e Benedetto, anche Ongaro, Silvestro e Bertot.
Ma le difese si preparano a combattere. L’avvocato Guido Anetrini, legale di Alek Benedetto, ha sottolineato come molti episodi siano prossimi alla prescrizione, e come diverse vittime abbiano già ritirato le querele. Costanza Casali, che assiste Koultchiskaya, ha ribadito che la sua cliente non ha più avuto alcun ruolo nella società dopo il marzo 2020, mentre Guido Cellerino, per Silvestro, respinge ogni addebito. L’avvocato Luca Fiore, difensore di Sartore, ha dichiarato che il suo assistito ha sempre operato con correttezza, rifiutando la maggior parte dei finanziamenti sospetti.
Tra le vittime, rappresentate dagli avvocati Piermatteo La Sala e Manuel Peretti, non tutti si costituiranno parte civile. Alcuni, per danni economici limitati, hanno scelto di non partecipare attivamente al processo. Altri, invece, vogliono andare fino in fondo.
Il processo Canavese Auto si preannuncia lungo, complesso e carico di significato per un intero territorio. Il rinvio al 2026, disposto oggi dal giudice per l’udienza preliminare, non spegne i riflettori su una vicenda che ha messo in discussione la fiducia nel mercato auto locale, e che potrebbe portare a un terremoto giudiziario senza precedenti nella zona.
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