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Cronaca
03 Aprile 2025 - 19:43
È bastata una soffiata per far partire il blitz, un semplice rumore metallico per confermare i sospetti. E una volta dentro quel garage di via Bicocca 40 a Rivarolo Canavese, la scena parlava chiaro: un’Alfa Romeo Giulia completamente smontata, due uomini con le mani sporche di grasso, targhe accartocciate in un bidone, e pezzi sparsi ovunque. Era il 17 luglio 2020. Oggi, dopo cinque anni, il tribunale di Ivrea ha scritto la parola “fine” su una vicenda che mescola furto, riciclaggio e un’officina clandestina, con una sentenza netta: due anni e otto mesi di reclusione per Alessandro Santangelo, classe 1980, e Angelo Fiorello, classe 1999, entrambi di Rivarolo e difesi dall’avvocato Franco Papotti.
A raccontare l'inizio dell’indagine è stato il vice ispettore Luca Rizzardi, della squadra di polizia giudiziaria della Polizia Stradale di Torino, testimone oggi in aula.
“Era il 17 luglio 2020. Da una fonte confidenziale avevamo saputo che, in via Bicocca 40, si stava smontando un’Alfa Romeo rubata. Siamo arrivati sul posto: nessuna insegna, ma c’erano auto ferme e il rumore metallico tipico di un’officina. Abbiamo suonato e ci hanno aperto. Dentro il garage, c’erano Santangelo e Fiorello, in tenuta da lavoro, intenti a smontare una Giulia bianca. Dall’identificazione del telaio abbiamo scoperto che si trattava dell’auto rubata l’11 luglio 2020 a Chieri, intestata a Daniele Marinaci. Le targhe originali erano state accartocciate e buttate in un bidone, quelle montate erano di un’Alfa Romeo fortemente incidentata, acquistata pochi giorni prima da una società intestata a Luca Liso.”
L’incrocio delle banche dati conferma il sospetto: l’auto incidentata, di proprietà della Blue Multiservizi SNC, era finita in un sinistro il 18 giugno ed era stata acquistata il 25 giugno. Un’operazione economicamente insensata, vista l’entità dei danni. Ma quel guscio incidentato diventa la copertura perfetta per l’auto rubata: le targhe della macchina incidentata finiscono sulla rubata, e i pezzi ancora integri vengono smontati con cura chirurgica.
“I componenti erano troppo perfetti per appartenere all’auto incidentata. Anche il paraurti era integro. Le targhe rubate erano lì, nel contenitore. Nessun documento di circolazione della Giulia rubata. Solo pezzi pronti per essere riutilizzati o rivenduti.”
Per la Procura, nessun dubbio: riciclaggio per Santangelo e concorso in riciclaggio per Fiorello. Il pubblico ministero ha sottolineato come la dinamica rientri pienamente nei casi previsti dall’art. 648-bis del codice penale: pezzi smontati da un’auto rubata, resi irriconoscibili per essere reimmessi sul mercato.
“Santangelo ha cambiato le targhe la sera stessa del furto. Lo ha ammesso. Poi ha cominciato a smontare la macchina. L’ha fatto per vendere i pezzi. Se anche avesse voluto usarli per riparare l’auto incidentata, sarebbe comunque riciclaggio. Fiorello? Prende un giorno di ferie e smonta l’auto senza fare domande, senza chiedere nulla. Come può non essersi accorto che quell’auto era rubata?”
Il PM ha chiesto quattro anni di reclusione per entrambi, sottolineando la gravità dei reati e l’inattendibilità delle versioni rese in aula.
Diversa la lettura dell’avvocato Franco Papotti, che ha provato a sgonfiare il caso:
“È una storia grave, ma banale, di vita vera. Santangelo non si è comportato bene, ha fatto una sciocchezza, ma ha agito d’impulso. Ha visto un’auto uguale alla sua, con le chiavi dentro, ed è salito. Una ‘brillante’ idea, in un momento difficile. Il Covid, l’officina abusiva, l’assenza di lavoro: si è arrabattato. Ma non è un ladro seriale. E Fiorello? Non c’entra nulla. Un ragazzo che va a dare una mano, non si mette a controllare targhe e telai. È stato chiamato, è andato.”
La difesa ha chiesto l’assoluzione per Fiorello e una riqualificazione in furto semplice per Santangelo, con le attenuanti generiche. Ma il tribunale ha deciso diversamente.
Dopo ore di udienza, il verdetto arriva secco: colpevoli entrambi, con condanna a due anni e otto mesi di reclusione. Una pena più bassa di quella richiesta dalla Procura, ma comunque significativa. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità di entrambi nella manipolazione dell’auto rubata, rigettando la tesi dell’inconsapevolezza.
Per ora, la giustizia ha preso una strada precisa. E quell’Alfa Romeo smontata pezzo a pezzo in un garage abusivo di provincia è diventata la prova chiave di un sistema ben più complesso.

L'avvocato Franco Papotti
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