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Cronaca
27 Marzo 2025 - 19:25
Foto di repertorio
È il classico medico "della mutua" che esercita in un ambulatorio pubblico tra ricette da firmare, pazienti da visitare ogni giorno per mal di gola, pressione alta, influenze stagionali. Ma fuori da quell’ambiente, nel silenzio ovattato di un elegante studio privato, si muove tra bisturi e botox, trattamenti anti-età, mastoplastiche additive e ringiovanimenti intimi. Una doppia vita professionale che, secondo l’accusa, sarebbe costata alle casse pubbliche oltre 260mila euro in tre anni.
A sostenerlo è la Procura della Repubblica di Ivrea, che ha rinviato a giudizio la professionista con l'accusa di truffa aggravata ai danni dell’ASL TO4, sostenendo che mentre risulta in servizio come medico convenzionato col sistema sanitario nazionale, esercita parallelamente l'attività privata non dichiarata, in violazione delle norme sui limiti orari e sull'incompatibilità.
Ora è iniziato il processo. A dover rispondere di truffa aggravata ai danni dell'Asl TO4 è la dottoressa Stefania Guerrini un volto noto e stimato a San Mauro Torinese dove fino a qualche tempo fa aveva due ambulator: uno in via Superga, l'altro in via Torino dove esercita ancora oggi, prossima d andare in pensione.
Medico di base, laureata e specializzata con lode in Chirurgia Generale all’Università degli Studi di Torino, convenzionata con l’ASL TO4, garantisce assistenza quotidiana a circa un migliaio di pazienti. Ma oltre a diagnosticare influenze stagionali e prescrivere antinfiammatori, secondo la Procura della Repubblica di Ivrea, la dottoressa Guerrini aveva una seconda vita professionale. Una vita fatta di botox, mastoplastiche, filler e persino trattamenti per il ringiovanimento vaginale – quel genere di interventi oggi più che mai di moda, tanto da far parlare anche influencer come Michelle Comi.
Secondo l'accusa, la Guerrini – oggi 69enne – avrebbe svolto per anni, in parallelo all'attività pubblica, un’intensa attività di libero professionista presso uno studio privato in Corso Fiume 11 a Torino, elegante palazzo d’epoca incastonato nella precollina torinese, a due passi dalla Gran Madre. Un luogo ben diverso dagli ambulatori mutualistici di via Superga o via Torino a San Mauro, dove si occupava della medicina di gruppo istituita nel 2016.
In Corso Fiume, invece, il target cambiava: clienti (uomini e donne) in cerca di un corpo scolpito, labbra carnose, un décolleté rifatto. Un'attività privata con tanto di leasing per costosi macchinari utilizzati (uno solo aveva il valore di 39 mila euro), un affitto mensili da 1.300 euro, e spese di gestione che portavano i costi fissi a oltre 2.000 euro mensili. Un’attività, insomma, tutt’altro che “occasionale” come, invece, la Guerrini ha sostenuto più volte nel corso del processo, che si sta celebrando a Ivrea davanti alla giudice monocratica Antonella Pelliccia.
Oltre alla medicina estetica e i piccoli interventi che poteva eseguire nel suo studio, la dottoressa operava anche presso note cliniche torinesi, come la Pinna Pintor nel cuore del quartiere Crocetta a Torino. Qui eseguiva interventi di chirurgia estetica veri e propri con l'ausilio del medico anestesista.

La dottoressa Stefania Guerrini
Secondo la Procura, l’attività privata della dottoressa sarebbe stata esercitata in palese violazione dei limiti imposti dal contratto con l’ASL TO4. In particolare, l’accusa contesta una truffa ai danni dell’ente pubblico da oltre 261.532,68 euro, maturata tra il 2017 e il 2019. L’imputazione è pesante: secondo la ricostruzione della PM Elena Parato, la Guerrini non avrebbe dichiarato l'attività privata svolta in libera professione all'azienda sanitaria. Secondo le accuse avrebbe superato le cinque ore settimanali previste da contratto collettivo nazionale per svolgere attività fuori da quella di medici di medicina generale.
Una simulazione che – stando agli atti – si sarebbe concretizzata con l’autocertificazione del 2010 in cui la dottoressa dichiarava di non svolgere attività libero-professionale, mentre in realtà, dal 2017, risultava attiva nello studio torinese e nelle cliniche convenzionate. Le indagini dei NAS di Torino hanno fatto emergere fatture, contratti di locazione, ordini di macchinari medici e persino un sito web (https://www.dottoressastefaniaguerrini.it/) in cui erano pubblicizzati servizi estetici, orari di ricevimento e prestazioni (comprese ginecomastia, liposuzione e trattamenti intimi femminili).
Durante la sua deposizione, la Guerrini ha cercato di spiegare: «Non ho mai esercitato attività privata durante l’orario di mutua. Quando lo facevo, ero in ferie e regolarmente sostituita. Lavoravo a Corso Fiume solo su appuntamento, due pomeriggi a settimana e, a volte, anche meno. Un’attività occasionale. Gli incassi erano modesti: 500/600 euro al mese. Non mi sono arricchita con la libera professione».
Quando l’avvocato di parte civile Alfonso Frugis – in rappresentanza dell’ASL TO4 – le ha chiesto conto dell’affitto dello studio, delle spese fisse e dei leasing, ha osservato con sarcasmo: «Ma allora era un’attività in perdita?». A quel punto, la Guerrini ha replicato: «In pareggio, al massimo».
Ma i numeri non tornano. Soprattutto considerando che il leasing di macchinari, come confermato dalla stessa imputata, prevedeva rate da 500/600 euro al mese, sommate ai costi fissi. L’ASL, nel frattempo, ha ribadito la sua intenzione di costituirsi parte civile: «È un danno erariale importante – ha spiegato a margine dell’udienza l’avvocato Roberto Grella per l'Asl TO4 –. L’azienda sanitaria non può sorvolare».

IN FOTO, gli avvocati Roberto Grella, Alfonso Frugis, Cristina Carrabs
Uno degli elementi centrali del processo riguarda il tempo. Secondo l’ASL TO4, superati i 1.000 pazienti, la Guerrini era tenuta a garantire 15 ore settimanali di presenza negli ambulatori convenzionati. L’imputata sostiene di averlo fatto, anzi di aver spesso "sforato" rispetto agli orari comunicati, ma i controlli raccontano un’altra storia. Già nel 2018 l’ASL le scrisse formalmente chiedendole di adeguare gli orari alla nuova mole di pazienti. Lei, secondo quanto emerso, dichiarò solo nel 2022 l’esistenza dell’attività privata, parlando di un impegno settimanale di sole cinque ore.
Un dettaglio su cui l’avvocato Frugis ha insistito in aula: «Nel 2018 era già stata avvisata. Eppure solo quattro anni dopo ha comunicato formalmente l’attività privata. È evidente che stesse cercando di restare sotto la soglia delle 5 ore per non incorrere in incompatibilità. Ma i fatti dicono altro».
Il giudice Pelliccia sarà chiamata a stabilire se si è trattato di una semplice svista amministrativa o di una truffa studiata con precisione chirurgica.
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