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Cronaca

Rubavano e cannibalizzavano le auto: a processo a Ivrea la banda delle Panda

Operai, mamme, studenti e pensionati tra le vittime: colpite auto parcheggiate sotto casa o davanti al lavoro tra Torino e il Canavese

Rubavano e cannibalizzavano le auto: a processo a Ivrea la banda delle Panda

Un’organizzazione rodata, capace di agire con sistematicità e rapidità, con bersagli ben precisi: auto parcheggiate in strada, modelli comuni, per lo più Fiat Panda e Alfa Romeo. È questo il quadro che emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio depositata presso il Tribunale di Ivrea dal sostituto procuratore Ludovico Bosso. Al centro delle indagini una presunta banda criminale composta da sei persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, furti aggravati, ricettazione e violenza sulle cose.

Questa mattina sono comparsi in Tribunale ad Ivrea dinnanzi alla giudice Lucrezia Natta per l'udienza preliminare. In tre hanno fatto richiesta di patteggiamento. Per altri imputati, invece, si andrà verso il dibattimento.

Le accuse ruotano attorno a una lunga sequenza di episodi avvenuti tra febbraio e marzo 2024, con un'escalation impressionante. Secondo gli inquirenti, Vincenzo Accardi, 41 anni di Settimo Torinese – considerato figura apicale del gruppo – avrebbe diretto e partecipato attivamente a numerosi furti d’auto e di parti meccaniche, agendo spesso insieme a Antonio Rago Masiello, 38 anni di Settimo Torinese, Giulia Scianò, 28 anni di Venaria Reale, Marco Martinelli, 33 anni residente a Mappano e Salvo Salvatore, 66 anni di Caselle. Coinvolto anche Leonardo Desiderato, 61 anni Settimo Torinese (avv. Lorenzo Bianco) accusato di aver acquistato merce rubata.

Il modus operandi era quasi sempre lo stesso: le auto venivano prese di mira di notte o nelle prime ore del mattino, forzando i nottolini delle portiere. Talvolta i malviventi sottraevano l'intera vettura, in altri casi solo portiere, interni o accessori, da rivendere poi sul mercato nero. Le operazioni erano rapide, coordinate e violente: non di rado, sottolinea la procura, “con l’aggravante di aver usato violenza sulle cose” e di aver agito “su cose esposte per consuetudine alla pubblica fede”.

Almeno diciotto i colpi contestati, avvenuti in diverse zone del torinese: Settimo, Caselle, Grugliasco, San Mauro, ma anche nel cuore della città, da piazza Chiaves a via Santa Giulia. Tra i veicoli colpiti, una Fiat Panda intestata a una donna di San Mauro, un’Alfa Giulietta di proprietà di una residente a Settimo, una Lancia Ypsilon appartenente a un’impiegata torinese, un’altra Panda di proprietà di un uomo di origine marocchina. Tutti i veicoli erano regolarmente parcheggiati in strada.

Gli inquirenti ricostruiscono un’organizzazione dove ruoli e compiti sembrano ben definiti: chi scassinava, chi guidava il veicolo rubato, chi smontava i pezzi e li rivendeva. In alcuni casi i componenti del gruppo si muovevano in convoglio, con una seconda auto di supporto per coprire eventuali imprevisti.

Sono almeno 14 le persone offese individuate dall’accusa, tra cui residenti di Settimo, Torino, Rivoli e San Mauro. Uomini e donne, pensionati, operai, professionisti, molti dei quali si sono visti sottrarre il proprio mezzo di trasporto, essenziale per la vita quotidiana.

Oltre al danno economico, c’è anche quello psicologico e sociale: alcuni dei colpi sono avvenuti sotto casa delle vittime, in piena notte, altri in pieno giorno, nei pressi di scuole o attività commerciali, alimentando un clima di insicurezza in diversi quartieri.

L’inchiesta: intercettazioni, pedinamenti e denunce incrociate

Le indagini, condotte dai carabinieri della Tenenza di Settimo Torinese e coordinate dalla Procura di Ivrea, si sono avvalse di un’ampia mole di materiale probatorio: intercettazioni ambientali, foto e video, dichiarazioni incrociate, sequestri e annotazioni dei militari. Diversi furti sono stati filmati da videocamere di sorveglianza, altri ricostruiti grazie a denunce precise e coincidenti presentate da cittadini esasperati.

Tra gli episodi più significativi, la sottrazione di una Lancia Ypsilon, seguita passo passo da due complici su un'altra auto, pronti a intervenire in caso di necessità. O il furto di una Fiat Panda a Torino, il cui nottolino venne forzato per asportare le portiere laterali, vendute poi a un complice che le installò su un’auto simile.

Misure cautelari e richieste della Procura

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e sei gli imputati. Nei confronti di Accardi, Masiello Rago, Martinelli e Salvo sono già state applicate misure cautelari: custodia in carcere, arresti domiciliari o obbligo di firma. Alcuni erano già noti alle forze dell’ordine per precedenti specifici.

La parola ora passa al giudice. Ma per le strade del torinese, il silenzio delle vittime racconta ancora la paura di chi, anche solo per andare al lavoro, non è più certo di ritrovare l’auto al suo posto.

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