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Domenica era tutto per Noasca. Ora è indagata per ammanchi comunali

Per quarant’anni è stata la sola impiegata del piccolo Comune montano, simbolo di dedizione e memoria collettiva. Dopo il suo pensionamento, la Procura di Ivrea indaga su presunte irregolarità nei conti municipali. Un’intera comunità ora si scopre ferita e divisa

Domenica era tutto per Noasca. Ora è indagata per ammanchi comunali

Il sindaco di Noasca

A Noasca il tempo si misura con le stagioni, il silenzio della montagna e le storie che restano. Non ce ne sono molte, perché Noasca è un paese di appena 118 anime, abbracciato dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. Una strada sola per arrivarci, poche case, poche luci, un Municipio che assomiglia più a una baita che a un ufficio pubblico. Eppure, per quarant’anni, in quella sede comunale c’è stata una presenza costante, quotidiana, rassicurante: Domenica Giorgis, la dipendente tuttofare, la sola a reggere le redini di un Comune troppo piccolo per permettersi altro.

Domenica era tutto. L’anagrafe e la contabilità, il protocollo e i rapporti con i cittadini, la voce che rispondeva al telefono, la mano che scriveva, il volto che accoglieva. Se a Noasca esisteva una burocrazia funzionante, era merito suo. Nessun altro. Nessun aiuto. Solo lei. Per questo oggi, la notizia della denuncia depositata alla Procura della Repubblica di Ivrea per presunti ammanchi nel bilancio del Comune ha un sapore amaro.

il Municipio

Al centro dell’esposto – firmato dal sindaco Domenico Aimonino, con il supporto del segretario comunale Aldo Maggio – c’è proprio lei: Domenica Giorgis, oggi in pensione, ma ancora impressa nella memoria collettiva come una figura insostituibile, quasi mitica.

Non ci sono ancora cifre ufficiali, né accuse formalizzate. Ma secondo quanto trapela, i controlli effettuati dopo il suo pensionamento avrebbero fatto emergere irregolarità importanti, tali da spingere l’amministrazione ad attivare la magistratura. Un gesto dovuto, certo, ma doloroso. Perché questo non è solo un caso giudiziario. È una storia di fiducia incrinata, di comunità ferita.

Solo un anno fa, La Stampa le aveva dedicato un'intervista affettuosa e ammirata. E lei, Domenica, aveva raccontato con emozione dei decenni, dal 1984 al 2024, trascorsi tra le carte, della fatica crescente, della responsabilità di fare tutto da sola, in un Comune dimenticato da Dio e dallo Stato. «Non ce la faccio più», aveva detto. Una frase semplice, sincera, che suonava come l’addio di una persona stanca ma onesta. Che si era presa sulle spalle un mondo intero e lo aveva portato avanti fino all’ultimo giorno utile.

E chi può dimenticare quell’immagine del 25 aprile 2020, in piena pandemia, quando Domenica depose da sola la corona d’alloro al Monumento ai Caduti? Niente celebrazioni, nessuna autorità, nessuna banda. Solo lei, mascherina sul volto, passo lento, fierezza negli occhi. Un gesto che commosse e che sembrava racchiudere lo spirito di un’Italia minore, autentica, resistente. In quel momento, era lei il Comune, era lei la memoria, era lei lo Stato.

Oggi, però, tutto è cambiato. E il silenzio che da sempre accompagna Noasca è diventato un vuoto difficile da riempire. 

Domenica non ha ancora rilasciato dichiarazioni, ma nei paesi di montagna le notizie non camminano: corrono

La comunità è divisa tra chi non riesce a credere a una possibile colpevolezza e chi, con amarezza, si chiede se sia stato giusto affidare tutto a una sola persona, per troppo tempo. Forse si doveva vigilare di più. Forse si è chiesto troppo. O forse, semplicemente, si è creduto troppo.

La giustizia farà il suo corso. Ma intanto, a Noasca, nessuno entra più in Municipio senza un nodo alla gola. Quel luogo che per anni ha vissuto grazie all’impegno silenzioso di una sola donna, oggi si scopre vulnerabile, fragile. Umano

In montagna, le verità arrivano lentamente, come la neve che si posa piano. Ma restano. E lasciano il segno.

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