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Cronaca

"È arrivata la Gestapo!": l’affronto ai carabinieri di Strambino prima dei botti in strada

Protagonista dell'assurda notte di Covid, Piero Speranza, nome noto alle cronache giudiziarie per l'inchiesta dell'Antimafia, Cagliostro

"È arrivata la Gestapo!": l’affronto ai carabinieri di Strambino prima dei botti in strada

“È arrivata la Gestapo”. Con questa frase sbattuta in faccia a due carabinieri, tra insulti e provocazioni, è iniziata la notte folle di Piero Speranza, classe 1960, che il 30 dicembre 2021 ha scatenato il caos in una pizzeria di Strambino. Il tutto per una semplice richiesta di indossare la mascherina, come previsto dalle normative anti-Covid ancora in vigore all’epoca.

Ma Speranza, vecchia conoscenza delle cronache giudiziarie, non si è fermato qui. Dopo l’alterco nel ristorante, ha chiuso la serata in modo ancora più eclatante: accendendo fuochi d’artificio e lanciando razzi in mezzo alla strada. Un'esibizione surreale che ha lasciato a bocca aperta i presenti e gli è valsa anche l’accusa di accensione ed esplosioni pericolose senza autorizzazione.

Oggi, venerdì 21 marzo, Speranza, difeso dall’avvocato Michele De Carolis, è comparso davanti al Tribunale di Chivasso per rispondere di tre capi d’imputazione: oltraggio a pubblico ufficiale, rifiuto di fornire le generalità e accensione non autorizzata di esplosioni pericolose. Un processo che sembra ormai avviato verso la conclusione, grazie al risarcimento integrale già versato ai due carabinieri coinvolti, rappresentati in aula dall'avvocato Mattia Fiò e all’ente di appartenenza.

Secondo la ricostruzione dei fatti, la sera del 30 dicembre 2021, Speranza si trovava al ristorante “Cappello Verde” di Strambino quando ha avuto un violento scontro verbale con due marescialli dei Carabinieri, presenti nel locale in borghese e fuori servizio. Alla richiesta di indossare la mascherina, ha reagito con frasi cariche di disprezzo: “Non mi metto proprio un ca**o”, "Me la dai tu la mascherina?", e rivolgendosi ad uno dei due marescialli “E tu ce l'hai il Green Pass?” e, infine, l’esclamazione che ha segnato l’intera vicenda: “È arrivata la Gestapo”.

La discussione si è accesa rapidamente, con Speranza che rifiutava di fornire le proprie generalità, affermando: “Non ho paura con quell’aria che ha”, rivolgendosi a uno dei militari. Solo dopo, a freddo, avrebbe tentato di stemperare la situazione stringendo la mano ai carabinieri e chiedendo scusa. Ma ormai il danno era fatto.

Ma la serata non finì lì. Dopo l’alterco nel ristorante, Speranza decise di chiudere la giornata a modo suo: trasformando la strada in un piccolo festival pirotecnico improvvisato. Tra botti esplosi senza alcuna autorizzazione, razzi lanciate in aria e fuochi d’artificio accesi in mezzo alla strada, la sua esibizione ha colto di sorpresa tutti. Un gesto che gli è valso l’accusa di accensione ed esplosioni pericolose, andando a completare un quadro già carico di imputazioni.

L'avvocato Michele De Caroli, difensore di Speranza

Nell’udienza di oggi, l’avvocato De Carolis ha sottolineato che il suo assistito ha già provveduto a risarcire integralmente sia i due carabinieri che l’ente di appartenenza, versando una somma destinata a un fondo specifico. Gli assistiti, rappresentati dall'avvocato Mattia Fiò si sono dichiarati completamente soddisfatti del risarcimento, chiudendo di fatto ogni possibile richiesta ulteriore nei confronti di Speranza.

Per quanto riguarda le accuse relative agli altri due capi d’imputazione – il rifiuto di fornire le generalità e l’accensione non autorizzata di esplosioni pericolose – la difesa ha chiesto l’ammissione all’oblazione, trattandosi di contravvenzioni che non hanno causato alcuna conseguenza dannosa o pericolosa.

Chi è Piero Speranza e l'operazione Cagliostro

Il nome di Piero Speranza emerge nell’ambito dell’operazione Cagliostro, un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino che ha colpito un vasto giro di truffe, estorsioni e usura tra Ivrea, Chivasso e il Canavese. Secondo gli investigatori, Speranza non sarebbe un affiliato alla 'ndrangheta, ma con legami stretti con esponenti di spicco della cosca Alvaro, radicata in Piemonte e con collegamenti diretti in Calabria.

 I raggiri finanziari dell'organizzazione sfruttavano il cosiddetto trucco della valigetta: una tecnica in cui le vittime venivano attirate con la promessa di acquistare denaro “sporco” a prezzi vantaggiosi, salvo poi ritrovarsi con valigette piene di carta straccia o pacchetti di caffè. Le somme sottratte con questo sistema avrebbero superato i 600.000 euro.

Per quanto riguarda l'udienza in corso, oggi, alla luce degli elementi emersi, la giudice Marianna Tiseo ha disposto un rinvio per consentire un’ulteriore valutazione delle richieste presentate dalla difesa. Nel frattempo, Speranza rimane a piede libero, essendo già stato scarcerato in precedenza per le sue precarie condizioni di salute.

Con il risarcimento effettuato e l’assenza di conseguenze gravi legate ai reati contestati, il procedimento sembra avviarsi verso una conclusione senza particolari ripercussioni per l’imputato. La prossima udienza potrebbe sancire definitivamente la chiusura del caso, con una sentenza favorevole a Speranza.

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