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Cronaca
19 Marzo 2025 - 16:21
L'anziana era considerata ad alto rischio caduta
Maria Corradin era legata alla sua sedia a rotelle. Una cintura pelvica la assicurava al mezzo per evitarle cadute. Eppure, il 1° aprile del 2021, la donna è precipitata dalle scale della residenza per anziani in cui era ricoverata, trovando la morte in circostanze che oggi vengono esaminate dal Tribunale di Ivrea.
Il processo, che vede imputati i responsabili della struttura Villa Grazia di San Carlo Canavese, ha registrato oggi una nuova udienza, con l’ascolto del consulente della difesa.
Uno dei punti su cui dovrà decidere la giudice Stefania Cugge è se tutte le misure di sicurezza siano state adottate per scongiurare quella drammatica caduta. Altro punto su cui far luce è perché, nonostante il tempo trascorso dal suo ricovero, Maria Corradin non sia mai stata sottoposta a una rivalutazione delle sue condizioni di salute. Quando entrò nella struttura a causa di una caduta nel 2018, le sue condizioni erano state valutate come compatibili con il reparto in cui era stata inserita. Tuttavia, nei tre anni successivi, nessuna nuova valutazione è stata effettuata, e oggi il tribunale si interroga su un aspetto cruciale: se le sue condizioni fossero cambiate, sarebbe stato necessario il suo trasferimento in un reparto più protetto, il NAT.
Il NAT (Nucleo Alzheimer e Terapie) è un reparto specifico all'interno delle RSA destinato a pazienti con gravi problemi cognitivi e rischio di wandering. Il wandering è una condizione che porta il paziente a vagare senza meta, esponendolo a pericoli come cadute o smarrimenti. Tuttavia, nel caso di Maria Corradin, non era mai stato certificato un declino cognitivo severo né episodi di wandering, e ciò non aveva reso necessario il suo trasferimento in un reparto più sicuro.
Secondo quanto emerso in aula, la direzione sanitaria della RSA non aveva segnalato un peggioramento delle condizioni della donna, lasciandola in un ambiente senza protezioni sufficienti. Nè c'era stata una rivalutazione da parte del suo medico curante. Il rischio di caduta, invece, era noto, valutato con 8 in una scala da 1 a 10.
Il 1° aprile 2021, tra le 11:30 e le 12:00, Maria Corradin si trovava nella struttura quando, in circostanze ancora non del tutto chiarite, è riuscita a superare quelli che per la difesa sarebbero stati ben tre diversi sbarramenti: una porta Rei, un carrello porta biancheria, un cancello in alluminio e una seconda porta. La donna è poi precipitata dalle scale, ancorata alla sua carrozzina, trovando la morte.

Villa Grazia a San Carlo Canavese
Gli investigatori hanno analizzato la disposizione degli ostacoli e il loro funzionamento. Le fotografie scattate dai Carabinieri e successivamente acquisite dallo Spresal dell'Asl TO4 mostrano il carrello teoricamente posizionato come blocco, ma non è chiaro se nel frattempo fosse stato spostato e come abbia fatto l'anziana a superare quella e le altre barriere. Il cancello in alluminio, montato sulla ringhiera delle scale, aveva un sistema di chiusura per inerzia: se posizionato a metà, si chiudeva da solo, ma se aperto sotto i 45 gradi, rimaneva aperto. La porta Rei, una via di fuga, aveva un sistema di chiusura sicuro che avrebbe dovuto impedire il passaggio della donna, ma anche in questo caso, sotto i 30 gradi di apertura, non si innescava la chiusura automatica.
Nel corso dell’udienza, il consulente della difesa ha definito la morte di Maria Corradin una “disgrazia”, piuttosto che una semplice caduta. Ha spiegato che, per definizione, una caduta è una mutazione della posizione statica dovuta a perdita di controllo posturale. In questo caso, invece, si sarebbe trattato di una precipitazione.
Il consulente ha sottolineato che la paziente era autonoma nei limiti del reparto e poteva muoversi liberamente all’interno della struttura. Tuttavia, il rischio di caduta era stato formalmente segnalato nel PAI (Progetto Assistenziale Individuale), senza però portare a una revisione delle misure di sicurezza.
La pubblica accusa, rappresentata dal PM Valentina Bossi, ha evidenziato come la direzione sanitaria della RSA non abbia mai rivalutato né chiesto la rivalutazione delle condizioni della paziente, nonostante fossero passati tre anni dal suo ricovero in struttura. Nessuno ha mai segnalato l’aggravarsi della situazione, e nessuna modifica è stata apportata al piano assistenziale.
Le testimonianze raccolte oggi hanno inoltre confermato che il personale della struttura il giorno dell’incidente era composto da tre OSS, un infermiere e un terapista della riabilitazione per 19 ospiti, un numero al adeguato a quanto stabilito dalle normative regionali.
Villa Grazia, com'è stato evidenziato a processo è composta da tre diversi setting assistenziali, con una sola zona promiscua chiamata "la cupola" in cui avveniva l'attività di fisioterapia.
Uno degli aspetti discussi in aula è stata la presenza del cancello di sicurezza installato in corrispondenza delle scale. Una barriera che si apriva in direzione opposta alla via di fuga e che doveva garantire l'incolumità dei pazienti, ma che poteva essere un ostacolo per la sicurezza in caso di evacuazione di emergenza della struttura.
Il geometra Enzo Medico, esperto in prevenzione incendi, ha chiarito che la normativa consente l’installazione di cancelli con apertura contraria alla via di fuga solo nei reparti con meno di 50 posti letto, mentre quel reparto di Villa Grazia ne aveva solo 19 occupati su 20 disponibili.
A giudizio per la morte di Maria Corradin sono chiamati a rispondere Remondino Giacomina, amministratore delegato di Villa Grazia, e Remondino Gianluca, direttore della struttura. Entrambi devono rispondere di omicidio colposo e omissioni nella gestione del rischio assistenziale. Sono difesi dagli avvocati Cristiano Burdese e Giuseppe Damini.
Il processo proseguirà nelle prossime settimane con l’audizione di altri testimoni. Resta da chiarire se la morte di Maria Corradin sia stata il frutto di una catena di errori evitabili o se si tratti, come sostiene la difesa, di una tragica fatalità.
La domanda a cui il tribunale dovrà rispondere è una sola: questa morte poteva essere evitata?
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