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Cronaca

Parte dopo sei anni il processo per i cantonieri travolti a Villareggia: l'automobilista oggi ha 88 anni

Sono sei gli imputati chiamati a rispondere della morte di Giuseppe Butera e Giuseppe Rubino: l'automobilista e cinque funzionari di Città Metropolitana

La terribile scena dell'incidente

La terribile scena dell'incidente

Sei anni. Un tempo inaccettabile per chi attende risposte dalla giustizia, un tempo lunghissimo per chi ha perso due colleghi, due amici, due padri. Eppure, il processo per la morte dei cantonieri Giuseppe Butera e Giuseppe Rubino, investiti e uccisi il 7 febbraio 2019 sulla provinciale 595 per Mazzé, non è ancora iniziato. Dopo rinvii, cambi di giudici e lungaggini burocratiche, il procedimento dovrebbe finalmente partire ad aprile, con la giudice Antonella Pelliccia alla guida del processo, la stessa alla quale il fascicolo era stato inizialmente assegnato prima di passare alla collega Cugge.

L'ultimo rinvio è stato fatto questa mattina, martedì 18 marzo. E dovrebbe essere la volta buona.

Quel 7 febbraio di sei anni fa, Giuseppe Butera, 62 anni, di Chivasso, e Giuseppe Rubino, 59 anni, di Caluso, erano al lavoro. Stavano pulendo la banchina della provinciale quando Severino Actis, allora 83enne e oggi 88enne, li ha travolti con la sua Fiat Tipo. Secondo la Procura di Ivrea, Actis avrebbe compiuto un sorpasso azzardato dei veicoli incolonnati per via del cantiere, urtando un carro attrezzi prima di investire i due operai, che non hanno avuto scampo.

Accusato di omicidio stradale, l'anziano automobilista dovrà rispondere davanti alla giustizia, così come altri cinque imputati, dirigenti e funzionari della Città Metropolitana di Torino, accusati di non aver garantito le necessarie misure di sicurezza sul lavoro.

Il Gup Fabio Rabagliati aveva rinviato a giudizio i sei imputati lo scorso autunno, e la prima udienza era stata fissata per novembre davanti alla giudice Pelliccia. Poi il fascicolo è passato alla giudice Cugge, e ora è tornato alla Pelliccia. Un rimpallo che ha di fatto congelato il processo, dilatando ulteriormente i tempi di una giustizia già troppo lenta. Ma la lentezza del procedimento non è l'unico elemento che ha suscitato indignazione: la tragedia di Villareggia ha evidenziato anche le difficoltà di un sistema in affanno, quello della manutenzione stradale, segnato da anni di tagli e carenze di personale.

Le parole di Avetta: "Condizioni di lavoro sempre più difficili"

Dopo la tragedia, il consigliere regionale Alberto Avetta aveva lanciato l'allarme: "Occorrono impegni concreti e investimenti. I continui tagli e il blocco del turn over hanno inciso negativamente sulle condizioni di lavoro di chi opera al servizio della collettività. Tanto per fare un esempio, se fino al 2015 i cantonieri sulle strade del vercellese erano 19, oggi sono 9 e devono coprire 972 km di strade. Nel Vco i 27 cantonieri del 2008 sono diventati 7 per operare su 520 km". Numeri allarmanti, che raccontano di un sistema che si regge su risorse sempre più scarse e lavoratori sempre più esposti ai rischi.

Oltre a Severino Actis, tra gli imputati ci sono Giannicola Marengo, dirigente del Dipartimento territorio, edilizia e viabilità della Città Metropolitana, accusato di non aver predisposto adeguate misure di sicurezza, come il senso unico alternato o l'impiego di movieri. Matteo Tizzani, dirigente delegato per la sicurezza del settore Viabilità 1, avrebbe omesso di verificare che le dotazioni di attrezzature e cartellonistica fossero idonee. Giovanni Gavazzi e Giovanni Cuiuli, responsabili di settore, avrebbero ignorato i rischi connessi alla mancanza di segnalazioni adeguate. Claudio Schiari, responsabile del Servizio di prevenzione e protezione, non avrebbe segnalato l'inadeguatezza del Documento di valutazione del rischio per il tipo di lavoro svolto.

Le famiglie di Butera e Rubino, già risarcite, attendono giustizia. Sono rappresentate dagli avvocati Lorenzo Bianco, Massimo Spina e Gian Luca Marta, che porteranno avanti una battaglia che ormai dura da quasi sei anni. "Non vogliamo vendetta, vogliamo solo giustizia", hanno ripetuto più volte i familiari delle vittime. Ma la giustizia, in questo caso, sembra un traguardo sempre più lontano.

Una sentenza innovativa che pesa come un macigno

Ad aggiungere ulteriore peso a questo processo, c'è la recente sentenza emessa il 20 febbraio scorso dalla giudice Stefania Cugge del Tribunale di Ivrea nei confronti di alcuni funzionari della Città Metropolitana. Matteo Tizzani e Flavio Giai Miniet sono stati condannati a 1 anno e 1 mese di reclusione per la morte di Raffaele Mazzamati e Debora Biscuola, vittime di un incidente sulla SP 222 nel 2017. È la prima volta che dei funzionari dell'Ente vengono condannati per carenze di sicurezza sulle strade.

Il processo ha fatto emergere una gestione delle risorse economiche in cui la sicurezza era sacrificata per evitare sanzioni della Corte dei Conti. L'ex direttore di Città Metropolitana Paolo Foietta aveva dichiarato in aula: "Bisognava scegliere se rispondere in sede penale o per danno erariale". La Pm Valentina Bossi ha sottolineato che le priorità di intervento venivano determinate solo sulla base di statistiche di mortalità, ritardando gli interventi fino a quando le vittime non fossero abbastanza numerose da giustificare un’azione.

Nonostante le differenze tra i due casi – uno riguardante la sicurezza stradale per gli utenti, l'altro la sicurezza sul lavoro – il tema centrale resta il medesimo: la responsabilità dell'ente nel garantire la tutela delle persone. La sentenza della giudice Cugge stabilisce un precedente importante, che potrebbe avere un impatto significativo anche sul processo per la morte di Butera e Rubino.

La tragedia di Villareggia non è un caso isolato. Gli incidenti sul lavoro, in particolare per chi opera sulla viabilità, continuano a essere una piaga. La Città Metropolitana di Torino ha commemorato le vittime con una cerimonia, intitolando due sale della sede di corso Inghilterra ai due cantonieri caduti in servizio. Un gesto simbolico, ma che non può sostituire la necessità di riforme concrete e di un impegno serio per garantire maggiore sicurezza ai lavoratori. Perché, come ricordava Avetta, "la dignità del lavoro si misura anche sulla sicurezza e sull'incolumità delle persone".

La cerimonia di intitolazione della sala era avvenuta nell'aprile del 2021, in pieno periodo Covid

Ad aprile il processo dovrebbe finalmente iniziare. Le famiglie, i colleghi, l'opinione pubblica aspettano. E sperano che questa volta la giustizia non si faccia attendere ancora.



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